Rao, Cesare

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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Cesare Rao (Alessano,1532 - Alessano, 1588 ca) è stato un fisico e letterato italiano. Propugnatore di una meteorologia di stampo aristotelico, seppure aperta alle istanze dell’astro-meteorologia di Al-Kindi, egli pubblica a Napoli, nel 1577, il trattato Dell’Origine de’ Monti, dove fornisce una risposta alla questione concernente l’origine fisica delle montagne.

Cenni biografici

Cesare Rao nasce ad Alessano, in Terra d’Otranto, nel 1532. Egli è autore di un Sollazzevol convito (1561), testo nel quale affronta temi tipici del neoplatonismo ficiniano e della “filosofia dell’amore”; delle Argute, e facete lettere (1562), opera letteraria che conosce un notevole e duraturo successo editoriale; di uno scritto intitolato De Eloquentiae laudibus (1577); di due testi a carattere fisico-meteorologico, Dell’origine de’ Monti (1577) e Meteori (1581-82); nonché di un ponderoso volume di Invettive, orationi et discorsi (1587), summa delle sue idee scientifiche ed etico-morali.
Egli lascia la casa paterna all’età di diciotto anni, quando decide di recarsi a studiare nell’università di Napoli. Un anno dopo si dirige alla volta di Pisa, attratto anche dalla fama del celebre professore aristotelico Simone Porzio. A Pisa, Rao termina il secondo anno dei suoi studi, ma a causa di una feroce guerra in atto in quei territori è costretto a trasferirsi a Pavia, dove giunge nel 1553 e dove, tra l’altro, stringe amicizia con Cristoforo Rovelli e con Girolamo Rainoldo. In questa città, Rao comincia con ogni probabilità a scrivere le sue prime opere. Dopo qualche tempo, egli torna ad Alessano. Qui trascorre alcuni anni tra il 1553 e il 1560. Si addottora in Arti, presso l’Università di Bologna, il 10 settembre dell’anno 1556. In anni imprecisabili, ma certamente prima del 1562, egli data alcune lettere da Roma, da Firenze, da Genova, da Bologna, da Milano, da Pavia, da Ferrara e da Mantova. Nel 1562, è per un breve periodo a Lucca mentre, l’anno successivo, è a Venezia. Per un decennio, non si hanno notizie circa la sua dimora. Nel 1573, risiede a Pavia dove probabilmente è membro dell’Accademia degli Illustratori, presso la quale legge o fa leggere una sua Oratione in lode della Filosofia. Il ritorno definitivo nella città natia avviene dopo il 1573. Ad Alessano, Rao vive fino alla sua morte, avvenuta probabilmente nel 1588.

Contributo alle scienze naturali in Napoli

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Nel 1577, Rao dà alle stampe a Napoli, per i tipi di Salviani, Dell’Origine de’ Monti. Qui l’autore, attraverso una ricognizione della non vasta letteratura sull’argomento, fornisce una risposta alla questione concernente l’origine dei monti. Le sue fonti principali sono Aristotele, Teofrasto e Alberto Magno: autori che ritroveremo citati anche nell’opera successiva, i Meteori, pubblicata a Venezia nel 1581-1582. In questo testo, nel tentativo di raccogliere tutto «quanto intorno a tal materia si può desiderare», il filosofo fa grande uso anche di Alessandro d'Afrodisia, di Averroè e, soprattutto, di Tolomeo: fonte, quest’ultima, attraverso la quale corregge, in alcuni punti, la cosmologia aristotelica. A questi autori, Rao affianca l’autorità del fisico campano, suo contemporaneo, Giovan Camillo Maffei, autore di una Scala naturale in lingua volgare italiana. Nonostante Rao dichiari esplicitamente la sua dipendenza da Maffei, egli ne piega gli esiti in una direzione maggiormente incline al sapere astrologico ed empirico. In questo, più che di Maffei, Rao si fa seguace del conterraneo Francesco Storella, professore di logica a Napoli, rievocato da Rao nel Sollazevol Convito e nelle Argute e facete lettere.
Il trattato Dell’Origine de’ Monti è composto da due parti. La prima, di carattere letterario, consta di 13 folia recto/verso non numerati ed è costituita da una epistola dedicatoria a Scipione de’ Monti, marchese di Corigliano d’Otranto, dalla risposta del marchese all’autore, nonché da sei brevi componimenti poetici. La seconda parte costituisce la trattazione vera e propria e consta di 21 folia recto/verso numerati.
Partendo dalla lezione dei Meteorologica di Aristotele, Rao prospetta un’interpretazione fisico-astrologica del mondo sublunare aperta alle istanze della meteorologia di Al-kindi. Il mondo materiale è regolato dall’influenza del cielo, che agisce sugli elementi. Anche l’origine dei monti è sottoposta, in varie forme, all’influenza delle stelle.
Questa, in sintesi, la soluzione proposta da Rao. Alcuni monti sono stati fatti da Dio al tempo della creazione; altri, invece, sono stati «causati» in vari tempi dai terremoti, dai diluvi, per l'influenza delle stelle, «del sole specialmente», per la forza dei venti, nonché per la mescolanza degli elementi unitamente alla virtù minerale; altri, infine, sono creazioni degli uomini. Pertanto, alcuni monti non sono stati visti sorgere dagli uomini, essendo precedenti alla creazione del primo uomo; altri, invece, sono stati visti nascere dagli uomini, anche se, dato il lunghissimo tempo trascorso dal loro apparire, non sempre l'umanità ne ha conservato memoria.
Viene così presentata da Rao un'interessante teoria delle catastrofi naturali, secondo la quale la terra assume la sua fisionomia in virtù dei terremoti, dei movimenti del mare e, più in generale, dei fenomeni atmosferici. Questi fenomeni – a dire di Rao – sono riconducibili, a loro volta, all'influenza degli astri, che concorre alla loro creazione. Le cause effettrici dei monti – dichiara Rao – sono di due tipi, alcune sono dette remote e universali, altre, prossime e particolari. Gli astri, certamente, sono da ritenersi cause del primo tipo, ossia remote. Tuttavia, soggiunge, le acque agitate, cause prossime e particolari, sono comunque mosse dalle stelle. Tra i corpi celesti, rivestono particolare importanza il sole e la luna.
Nel testo, al moto della luna è attribuita la capacità di influenzare, oltre che le passioni «degli augelli, de' cani, de' lupi o d'altri animali», anche «il cervello de li uomini». È un punto sul quale Rao non si sofferma, anche perché, come dichiara, «bisogna che l'uomo di ciò cautamente parli».

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

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La produzione di Cesare Rao è rappresentativa di importanti fenomeni in atto nel secondo Cinquecento. Il primo è quello dei volgarizzamenti delle dottrine scientifiche di Aristotele e, più nello specifico, della tradizione meteorologica peripatetica, che egli filtra tramite le acquisizioni della meteorologia kindiana. Rao partecipa a diversi dibattiti scientifici, come alla querelle sulle maree o alle discussioni relative alla necessità di ritornare all’autentica lezione di Tolomeo.
Un altro fenomeno al quale Rao partecipa è quello della creazione di un lessico filosofico e scientifico in lingua italiana. Questo sforzo è paragonabile, come sostiene nei Meteori, a quello che fece Cicerone traducendo il sapere greco in latino. Attraverso la creazione di un lessico scientifico volgare, Rao intende spiegare le cause razionali dei fenomeni meravigliosi ritenuti sovrannaturali dalle «persone rozze». Nella sua opera, il volgarizzamento delle arti liberali e delle scienze naturali, in particolare della meteorologia, assume perciò un preciso ruolo sociale: la lotta alla superstizione.
Da un punto di vista editoriale si rivelano assai fortunate Le argute e facete lettere, pubblicate per la prima volta nel 1562 e finite all’Indice nel 1593. Oltre a sedici edizioni differenti in lingua italiana (l’ultima è del 1622), esse avrebbero conosciuto anche una traduzione francese, Lettres facetieuses et subtiles a cura di Gabriel Chappuys, apparsa per la prima volta a Lione presso Antoine Tardiff nel 1584 e poi a Rouen nel 1610.

Bibliografia

Opere di Cesare Rao

  • Sollazzevol Convito del Raho, nel quale si contengono molti leggiadri motti, et piacevoli ragionamenti. Di nuovo Ristampato, in Pavia, Appresso Girolamo Bartoli, 1562.
  • L’argute, e facete lettere di Casare Rao di Alessano Metropoli Città della Leucadia. Nella quali si contengono molti leggiadri Motti, e sollazzevoli Discorsi, In Bressa, Appresso Lisandro Bozzola, 1562.
  • De Eloquentiae laudibus Chaesaris Rahi Alexanensis Philosophi Oratio, Neapoli, Apud Oratium Salvianum, 1577.
  • Dell’origine de’ Monti. Opera di Cesare Rao di Alessano. All’illustre Sig. Don Scipione de’ Monti. Con licenza de Superiori, In Napoli, Appresso Oratio Salviani, 1577.
  • Meteori di Cesare Rao di Alessano Città di Terra d’Otranto. I quali contengono quanto intorno a tal materia si può desiderare. Ridotti a tanta agevolezza, che da qual si voglia, ogni poco negli studi esercitato, potranno facilmente e con prestezza esser intesi, In Venetia, Appresso Giovanni Varisco et Compagni, 1582, [In Venetia, Appresso Giovanni Varisco et Compagni, 1581].
  • Invettive, Orationi, et Discorsi di Cesare Rao di Alessano Città di Terra d’Otranto, fatte sopra diverse materie, et à diversi personaggi: dove si riprendono molti vitij, et s’essortano le persone all’essercitio delle virtù morali, et alle scienze, et arti liberali. Con privilegio, In Vinegia, Appresso Daminano Zenaro, 1587.

Studi

  • Luigi Corvaglia, Cinquecento salentino. Cesare Rao di Alessano, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 3-II-1949.
  • Luigi Corvaglia, Cesare Rao di Alessano. Cenni biografici, «L’Albero», V, (1952), pp. 97-110.
  • Giuseppe Crimi, Appunti per il testo e il commento delle ‘Lettere’ di Cesare Rao, in Dissonanze concordi. Temi, questioni e personaggi intorno ad Anton Francesco Doni, a cura di G. Rizzarelli, Bologna 2013, pp. 353-374.
  • Giuseppe Crimi, Ancora sulle Argute e facete lettere di Cesare Rao, in Scrivere lettere nel Cinquecento. Corrispondenze in prosa e in versi, a cura di L. Fortini, G. Izzi, C. Ranieri, Roma, 2016, pp. 199-213.
  • Maria Cristina Figorilli, L’argute, et facete lettere di Cesare Rao: paradossi e plagi (tra Doni, Lando, Agrippa e Pedro Mexìa), «Lettere italiane» 3, 2004, pp. 410-441.
  • Giovanni Papuli, Platonici salentini del tardo Rinascimento, «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Bari», XII (1967), (pp. 5-90): pp. 5-21.
  • Giovanni Papuli, Altre annotazioni sui pensatori salentini del Cinquecento, «Bollettino di Storia della filosofia dell’Università degli Studi di Lecce», II (1978), (pp. 252-304): pp. 254-269.
  • Giovanni Papuli, Cesare Rao, Scipione Gadaleta e l’uccisione di Donato Lècari (con documenti inediti), «Almanacco Salentino», 1970-72, Congedo, Galatina, 1972, pp. 129-51.
  • Giovanni Papuli, Le aspirazioni e le delusioni di Cesare Rao, in Id., Platonici salentini del tardo Rinascimento, Besa, Nardò, 2001, pp. 9-44.
  • Pietro Giulio Riga, Cesare Rao, in Dizionario Biografico degli Italiani, 86, 2016.
  • Nicola Vacca, Cesare Raho da Alessano detto “Valocerca”, «Archivio Storico Pugliese», I (1948), pp. 3-28.
  • Donato Verardi, I Meteori di Cesare Rao e l’aristotelismo in volgare nel Rinascimento, «Rinascimento Meridionale», III (2012), pp. 107-120.
  • Donato Verardi, L’influenza delle stelle in un trattato in volgare del Cinquecento. Dell’Origine de’ Monti di Cesare Rao, «Philosophical readings» 2 (2012), pp. 15-23.
  • Donato Verardi, Lingua italiana e divulgazione scientifica nel Rinascimento. L’esperienza intellettuale di Cesare Rao, «Esperienze Letterarie» 3, XXXVIII (2013), pp. 57-64;
  • Donato Verardi,“In lingua nostra italiana”. Sul greco e il latino nel lessico filosofico vernacolare di Cesare Rao, «Rinascimento», LII, (2012 ma 2014), pp. 243-250.
  • Donato Verardi / Manuel De Carli, La laurea in artibus di Cesare Rao. Con documenti inediti dell’Archivio di Stato di Bologna, in «Bruniana & Campanelliana» (2014), pp. 259-264.
  • Donato Verardi, Cesare Rao, l’influenza di Al-Kindi e l’astrometeorologia nel Rinascimento, «Bruniana & Campanelliana» 1, XXIII (2017), pp. 229-236.
  • Donato Verardi, Cesare Rao, la divulgazione delle scienze e delle arti liberali in lingua volgare italiana, in Id. Arti magiche e arti liberali nel Rinascimento. Da Ariosto a Della Porta, Agorà & Co, Lugano, 2018, pp. 81-105.
  • Donato Verardi / Manuel De Carli, Cesare Rao e le arti liberali. A proposito di un Discorso in lode de la medicina, e de’ medici, in Filosofia e magia nel Rinascimento in Terra d’Otranto, a cura di Luana Rizzo, Agorà, Lugano, 2019, pp. 103-118.

ARTICLE WRITTEN BY DONATO VERARDI | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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