Monsignor Pietro Paolo de' Medici: un ritratto di famiglia

a cura di Armando Pepe

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Pagina principale di riferimento: Documenti sulla Diocesi di Alife in età moderna e contemporanea

Fonti archivistiche, link e consigli bibliografici

NOTA DEL CURATORE

L’importanza degli archivi

Scavare profondamente negli archivi apporta notizie nuove ed aggiornate, anche se non sono in linea diretta frutto di ricerche pertinenti ad un dato argomento e/o soggetto ma trasversali. In virtù di una documentazione, sia pure frammentaria e di natura prettamente economica, da secoli custodita dalla famiglia Lenzoni de’ Medici presso la villa “La Costaglia”, nel comune di Quarrata, vivace centro in provincia di Pistoia, sappiamo qualcosa in più attorno alla figura di Monsignor Pietro Paolo de’ Medici, vescovo della diocesi di Alife nella prima metà del XVII secolo, morto in Castello d’Alife (ora Castello del Matese), soccorrendo gli appestati. Senso del dovere e rigore morale appaiono lampanti e chiari del pari nelle carte che ci accingiamo a leggere e che delineano un uomo determinato a mantenere fede agli impegni presi.

Il credito nella Firenze medicea

Per far fronte alle spese quotidiane, dovute all’alimentazione, al mantenimento della casa e agli studi dei figli, Orazio de’ Medici, padre di Pietro Paolo, aveva chiesto un prestito sostanzioso al Monte di Pietà di Firenze, istituzione risalente al 1495. Dalle ricevute e altre carte inerenti ai conti degli interessi maturati per il prestito richiesto, e ottenuto, non solo si ricava la situazione debitoria ma anche una rete di nomi che, riuniti e messi in ordine, gettano nuova luce sul quadro familiare che, fino ad ora, appariva indefinito, essendo noti, e da poco, solo i nomi dei genitori e dei nonni materni e paterni di monsignor de’ Medici. I Monti di Pietà, solitamente formati e modulati dalla Chiesa per finalità cattoliche e di carità, non facevano altro che sottrarre coloro che richiedevano prestiti dalle cerchie degli usurai. Nel primo foglio dell’incartamento si legge: «Il detto signor colonnello Orazio accettò dal Monte di Pietà scudi 200 li 4 luglio 1597 a scudi 4 per cento, come per la copia della partita del Monte. Al tempo delle fatte obbligazioni, il detto colonnello possedeva i beni descritti in un foglio, dal numero 1 al 9, e parte del podere di Campiano, che gli era il 1560 per eredità e morte della madre, come per fede. In morte del signor colonnello, nel 1632, passò la sua eredità, di cui fu fatto l’inventario solenne in processo, al signor canonico Pietro Paolo, suo figlio. Anche il podere della Fonte, che rende al netto un anno per l’altro scudi 10, 4, passò al suo figliolo Pietro Paolo, come fondo dotale della madre».

Maggiori informazioni sull’eredità di Orazio de’ Medici

Procedendo oltre si appurano ulteriori notizie in merito non solo ai beni ma soprattutto alla ramificazione della famiglia, poiché sono messi nero su bianco nomi e professioni dei fratelli del prelato, oltre alla certificata situazione finanziaria. Per di più si viene a sapere della precisa ubicazione dei beni immobili, collocati nella zona del Mugello, nei pressi di Firenze, da dove al di là di ogni ragionevole dubbio la famiglia proveniva. Anzi, la villa di Cafaggiolo, una delle residenze estive dei sovrani di Toscana, ristrutturata da Michelozzo per volere di Cosimo il Vecchio, era stata ampliata poiché il granduca Ferdinando de’ Medici aveva acquistato da Orazio de’ Medici l’ampia tenuta della Rugliaccia. Nel dettaglio apprendiamo che: «La casa posta nel popolo di Santa Maria a Campiano [in Barberino di Mugello], detta “La Rugliaccia”, fu già podere grosso delli antenati del colonnello Orazio de’ Medici, il quale ne vendé bona parte all’Eccellentissimo Ferdinando [de’ Medici] per la somma di ducati 500, come dalla fede si può vedere. Gli [al colonnello Orazio de’ Medici] restò il campo, detto “Il Grande”, lungo il fiume della Sieve, che, per essere di cattiva qualità e contiguo a detto fiume non entrò in detta vendita; siccome è di cattiva qualità, in questo [campo] si semina tre quarti di grano e se ne raccoglie dodici; detto campo si può stimare in scudi 12. “La Vignola”, posta in detto popolo e nelle balze di quel poggio, per essere situata in terreno così cattivo e scosceso si è ridotta al niente, come altre vigne della fattoria di Cafagiolo a questa attaccate, tanto che con giusta ragione si può stimare in ducati 20; [La Vignola] non fa più di due barili di vino. La casa è molto grande, che già fu fabbricata per uso di padrone, e non finita, come si vede; non vi si vede altro che due misere stanze, da povero uomo abitate, che per scansare la pigione lavora nei campi della Vignola. La balza ove è posta detta casa è nuda terra incolta, il prato davanti alla porta di detta casa è di braccia 20».

Brevi profili familiari

Orazio de’ Medici, fratello di Giulio, figlio di Marco e di Maria Maddalena de’ Medici, aveva combattuto, sul finire del XVI in Lorena, inquadrato nelle file cattoliche, nelle guerre di religione contro gli ugonotti. Nel 1596 sposò in Firenze Alessandra Carosi, il cui padre era Matteo, benestante uomo d’affari. Orazio e Alessandra ebbero quattro figli: Pietro Paolo (primogenito), Ottaviano Ferdinando, Marcantonio e Giulio Cesare. Ottaviano Ferdinando, a sua volta, ebbe un figlio, di nome Marcantonio, che abbracciò la vita religiosa, divenendo abate. Pietro Paolo, invece, si addottorò in diritto civile e canonico, fu canonico della cattedrale di Santa Maria del Fiore, in Firenze, e poi vescovo di Alife, morendo, come si è detto poc’anzi, con abnegazione e in odore di santità. Le sue spoglie furono tumulate a Piedimonte d’Alife (ora Piedimonte Matese) nella chiesa di Ave Gratia Plena.

FONTI

Archivio Lenzoni de’ Medici (ALM), filza 1, inserto 18

Processetto riguardante la restituzione da farsi al Monte di Pietà di un imprestito di scudi 200 fatto al colonnello Orazio de’ Medici.

Filza I, n°18

Medici, Monte et altro.

(1r.)

Per l’illustrissimo e reverendissimo Monsignor Pietro Paolo, del quondam signor colonnello Orazio de’ Medici, Vescovo di Alife, contro il Monte di Pietà.
Il detto signor colonnello Orazio accettò dal Monte di Pietà scudi 200 li 4 luglio 1597 a scudi 4 per cento, come per la copia della partita del Monte. Il suddetto signor colonnello sin dal 1596 si riconobbe debitore di Francesco Carosi, zio materno di Alessandra Carosi, moglie del detto signor colonnello, di scudi 1800, per strumento rogato da Valerio Inghirami il 19 marzo 1596. Al tempo delle fatte obbligazioni, il detto colonnello possedeva i beni descritti in un foglio, dal numero 1 al 9, e parte del podere di Campiano che gli era pervenuto il 1560 per eredità e morte della madre, come per fede. In morte del signor colonnello, nel 1632, passò la sua eredità, di cui fu fatto l’inventario solenne in processo, al signor canonico Pietro Paolo, suo figlio. Anche il podere della Fonte, che rende al netto un anno per l’altro scudi 10, 4, passò al suo figliolo Pietro Paolo, come fondo dotale della madre.

(1v.)

Il podere di Campiano vale meno di 300 scudi in circa.
Dal giorno della morte del detto colonnello Orazio, nel 1632, al detto anno 1667, il Monte di Pietà ha ricevuto scudi 741 da due eredi.

(3r.)

La casa posta nel popolo di Santa Maria a Campiano [in Barberino di Mugello], detta “La Rugliaccia”, fu già podere grosso delli antenati del colonnello Orazio de’ Medici, il quale ne vendé bona parte all’Eccellentissimo Ferdinando [de’ Medici] per la somma di ducati 500, come dalla fede si può vedere. Gli [al colonnello Orazio de’ Medici] restò il campo, detto “Il Grande”, lungo il fiume della Sieve, che, per essere di cattiva qualità e contiguo a detto fiume non entrò in detta vendita; siccome è di cattiva qualità, in questo [campo] si semina tre quarti di grano e se ne raccoglie dodici; detto campo si può stimare in scudi 12. “La Vignola”, posta in detto popolo e nelle balze di quel poggio, per essere situata in terreno così cattivo e scosceso si è ridotta al niente, come altre vigne della fattoria di Cafagiolo a questa attaccate, tanto che con giusta ragione si può stimare in ducati 20; [La Vignola] non fa più di due barili di vino. La casa è molto grande, che già fu fabbricata per uso di padrone, e non finita, come si vede; non vi si vede altro che due misere stanze, da povero uomo abitate, che per scansare la pigione lavora nei campi della Vignola. La balza ove è posta detta casa è nuda terra incolta, il prato davanti alla porta di detta casa è di braccia 20.

(3v.)

I campi e la fattoria di Cafagiolo, comprati dalli antenati del detto colonnello Orazio, sono di così poca rendita che importa di più la spesa per il mantenimento che la rendita, valutata in ducati 20.

(6r.)

A dì 7 giugno 1597

Io Orazio Medici mi chiamo vero e legittimo debitore di messere Signorino Signorini, mio cognato, della somma e quantità di scudi dugento, i quali denari sono di dote di mia sorella Oretta, con obbligo, sino a tanto che non siano pagati detti scudi dugento, di pagargli gli interessi a ragione di scudi cinque per cento l’anno, come il solito, affinché il medesimo Signorino e Oretta mi cedano tutte le ragioni e pretensioni che dovessero avere sulla Rugliaccia.
Orazio de’ Medici

(13r.)

Copia [Dal Monte di Pietà di Firenze a Lorenzo Usimbardi]

Firenze, li 16 febbraio 1594

Illustrissimo signore mio padrone colendissimo,
Il colonnello Orazio de’ Medici, che andò in Lorena alla guerra, e che ora si trova a Firenze, ebbe per concessione del Serenissimo Gran Duca un aiuto di dieci scudi al mese, che poi li [gli] fu sospeso, finché fosse soddisfatto il Monte di dugento scudi, che gli aveva prestati, i quali ora sono finiti di pagare. Il detto colonnello Orazio ha da pagare anco cinquanta scudi, oltre alli duecento scudi suddetti, pur presi dal Monte e già pagati. È bene che questo ordine vada in mano di Maria Maddalena de’ Medici, sua madre, che farà pagare il Monte, mentre poi il resto lo farà mettere dal suo figliolo.
A Vostra Signoria bacio le mani
Benedetto Vinti

Firenze, li 16 febbraio 1594

[Lorenzo Usimbardi scrive di proprio pugno] Paghisi ancora per un anno il contributo di dieci scudi al mese al colonnello Orazio de’ Medici.

Lorenzo Usimbardi

Dal Palazzo di Pisa, 20 febbraio 1594

(15r.)

Addì 18 dicembre 1586

[..] Lo spettabile Signorino di Francesco Signorini piglia per sua legittima sposa l’Oretta, figliuola dello spettabile Marco de’ Medici. Detto Marco dà a detto Signorino per dote dell’Oretta soprannominata scudi trecento di lire sette per fiorino di contanti. Per di più farà donazione inter vivos alla detta sua figliuola, per dopo la sua morte, di fiorini trecento in beni stabili che sono in Mugello. [..] Ne sono testimoni
Giulio e Orazio,
(15v.)
fratelli e figlioli di detto Marco.
Per di più detto Marco si obbliga di tener detto Signorino in casa un anno e far le spese gratis a lui e alla detta Oretta.
[Documento redatto da] Francesco Marchi, in Firenze.

(16r.)

[Famiglia] Medici

L’anno 1596 il signor colonnello Orazio Medici sposò la signora Alessandra Carosi ed ebbe per dote un podere chiamato “La Fonte”, in Mugello, nella podesteria di Barberino. Il medesimo anno, Francesco Carosi, zio della signora Alessandra, fece donazione ad essa e ai suoi figli nascituri di fiorini 1000, i quali, ricevuti dal signor colonnello, servirono per pagar le gabelle, comprar gioie et altre cose per lo sposalizio. L’anno dopo, 1597, il medesimo signor colonnello, contrasse un debito di fiorini 200 col Monte di Pietà, con la malleveria del cavaliere [Bernardo] Buontalenti, qual debito, alla sua morte, si trovò cresciuto sino alla somma di 600 ducati e più. Seguita la morte del signor colonnello l’anno 1632, il canonico [di Santa Maria del Fiore] Pietro Paolo [de’ Medici], vescovo di Alife, suo figlio maggiore, prese l’eredità cum beneficio legis et inventarii, e perché veniva molestato dal Monte per il sopraddetto debito di fiorini 600 pretese che il poderello e la casa di colore bianco a Campiano, in Mugello, che dall’anno 1449 sono nel patrimonio di casa de’ Medici, per un valore attuale di fiorini 450,
(16v.)
fossero venduti per cedere il ricavato al Monte; nondimeno, poiché i 450 fiorini non erano sufficienti a saldare il debito, la causa per il recupero del credito fu commessa al signor Auditore Fantoni, il quale, l’anno 1643, sentenziò a favore del Monte. Il vescovo, che in detto tempo era alla residenza in Regno [di Napoli], avendo avuto notizia di detta sentenza, essendo erede beneficiato e non libero, pretese di pagare la differenza con valuta contante, mediante il sostegno economico dell’abate Marcantonio, suo nipote.

(17v.)

Medici Carosi
Marco Matteo
Colonnello Orazio Alessandra
Ottaviano Ferdinando, Pietro Paolo, Marcantonio, Giulio Cesare
Abate Marcantonio (Vescovo di Alife)

(18v.)

Copia della scritta di parentado

Archivio Lenzoni de’ Medici (ALM), filza 1, inserto 19

(1r.)

9 luglio 1599

Il colonnello Orazio Medici entra mallevadore al padre Francesco (di Giovanni) Fabbri, rettore di Santa Maria a Campi, per un imprestito di fiorini 200, fattogli dal Monte di Pietà.
Filza I, numero 19

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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