A cura di Armando Pepe
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Fonti per la storia economica di Terra di Lavoro in età moderna e contemporanea
Introduzione
I catasti onciari costituiscono una delle fonti documentarie più significative per lo studio della società, dell'economia e dell'amministrazione del Regno di Napoli nel XVIII secolo. Introdotti con la riforma fiscale voluta da Carlo di Borbone nel 1741, essi rappresentano un tentativo di razionalizzazione del sistema tributario, basato sulla tassazione diretta di beni immobili, mobili e del reddito delle persone fisiche. Nella provincia di Terra di Lavoro, un territorio ricco e variegato che si estendeva dall'area costiera fino alle zone montane dell'Appennino campano, i catasti onciari offrono una fotografia dettagliata della realtà sociale ed economica dell'epoca. Attraverso questi documenti, è possibile ricostruire il tessuto produttivo, il possesso della terra, le disuguaglianze sociali e le dinamiche demografiche che caratterizzavano le comunità locali. Ogni "onciario" è strutturato in modo dettagliato, riportando informazioni sui capifamiglia, le proprietà agricole e urbane, i mestieri, il numero di componenti del nucleo familiare e, in alcuni casi, anche il bestiame posseduto. La loro analisi non solo consente di comprendere i criteri di imposizione fiscale, ma apre anche nuove prospettive di studio su temi come la mobilità sociale, le gerarchie economiche e l'organizzazione del territorio. In questa prospettiva, i catasti onciari di Terra di Lavoro rappresentano una fonte imprescindibile per storici, demografi ed economisti, fornendo una chiave di lettura fondamentale per comprendere le trasformazioni di una società preindustriale che si confrontava con le sfide della modernizzazione.
Riferimenti bibliografici
- Centro studi Antonio Genovesi per la storia economica e sociale, Il Mezzogiorno settecentesco attraverso i catasti onciari, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1983.
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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]
Storia della Campania. Risorse in rete per la storia del territorio e del patrimonio culturale
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241686 | DOI 10.5281/zenodo.3408416
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