Tropeano, Placido Mario

Dizionario degli storici meridionali


Placido Mario Tropeano (1921-2008) è stato un monaco verginiano, storico e paleografo.

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Divenuto bibliotecario di Montevergine nel 1953, si diplomò nello stesso anno in archivistica e paleografia presso l'Archivio di Stato di Napoli. Successivamente ebbe altri incarichi di tipo culturale e diede avvio alla trascrizione di tutte le pergamene verginiane (circa 7.000). Sotto la sua direzione sono stati pubblicati 13 volumi del Codice diplomatico verginiano, che coprono gli anni compresi tra 947 e 1210, dunque l'ultimo secolo di storia longobarda, l'intera età normanna e i prodromi della dinastia normanno-sveva1. In aggiunta al Codice, Tropeano ha pubblicato decine di volumi dedicati alla storia di Montevergine e del Mezzogiorno, con particolare riguardo all'Irpinia.

Il monastero di Montevergine è stato ed è, ancora oggi, di gran lunga il più importante della provincia di Avellino. Insieme ai cenobi di Montecassino (che fu in territorio capuano e poi regnicolo), della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, di Santa Sofia di Benevento e di San Vincenzo al Volturno può essere considerato tra i cinque monasteri più importanti per lo studio della storia della Langobardia minor e dell'attuale regione Campania, oltre che di aree limitrofe (Basso Lazio, Molise, Puglia, Basilicata)2.

Per tale motivo, il lavoro svolto da Tropeano è da considerarsi un vero e alto servizio reso alla comunità scientifica, indipendentemente dal duplice ruolo di monaco e storico ricoperto dallo studioso. Chi scrive ritiene che gli studi di Tropeano trovino un corrispettivo laico nel compianto Jean-Marie Martin (1938-2021), storico francese che, pur non essendo né monaco né sannita, ha svolto un lavoro similare sulla documentazione di Santa Sofia di Benevento.

ARTICLE WRITTEN BY ANIELLO TROIANO | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2026

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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Storia della Campania. Risorse in rete per la storia del territorio e del patrimonio culturale
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241686 | DOI 10.5281/zenodo.4039809

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