Relazione ad limina sulla Diocesi di Caiazzo nel 1921

A cura di Armando Pepe

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Pagina principale di riferimento: Fonti per la storia di Caiazzo in età moderna e contemporanea

Fonti archivistiche

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione Generale Affari di Culto, Atti Amministrativi 1861- 1945, busta 69, fascicolo 129 "Caiazzo".
  • Archivio Apostolico Vaticano, Congregationes Concistoriales, Relat. Dioec. 159, annus 1921 "Caiacen".

Monsignor Luigi Ermini

Nacque a Roma da Alessandro e Costanza Danari l’11 dicembre 1856 in una famiglia di agiate condizioni economiche e di austera tradizione cattolica. Aveva tre fratelli: Filippo1, professore di letteratura latina medievale all’università degli studi di Roma, l’avvocato Agostino e il sacerdote Don Salvatore, canonico ed economo nella Chiesa di San Lorenzo in Damaso, nel rione Parione. Il fratello Filippo e il nipote Giuseppe2 hanno rivestito un ruolo di notevole interesse nella cultura italiana, il primo come dotto latinista, il secondo come fine giurista e dal 1943 al 1976, tranne che per un solo anno accademico (1954- 1955) in cui fu ministro della Pubblica Istruzione, rettore dell’università degli studi di Perugia, ma anche deputato al Parlamento (dall’Assemblea Costituente), senatore, sottosegretario di Stato. Monsignor Ermini fu ordinato diacono il 20 settembre 1879, salì al sacerdozio il 27 marzo 1880, esercitò a lungo il ministero ecclesiastico nell’Istituto Imperiali Borromeo, in Via Liberiana, e nel Pontificio Seminario Pio, in Via della Scrofa. Il 31 gennaio 1909 fu consacrato vescovo e, fino al 1914, svolse le funzioni di ausiliare del cardinale Serafino Vannutelli3, titolare della diocesi di Porto e Santa Rufina. L’ultima residenza romana di Monsignor Ermini fu in Via de’ Serpenti 170 nel rione Monti, a pochi passi dal Colosseo. Il 4 dicembre 1914 fu trasferito alla diocesi di Caiazzo, dove s’insediò canonicamente il 19 marzo del 1915, esercitando l’azione pastorale per più di sei anni. Nella prima lettera ai fedeli e al clero della diocesi caiatina4, del 1915, si mostrò di idee chiaramente conservatrici, scrivendo: "le classi meno agiate s’agitano e tumultuano, tentando di rapire ai ricchi con la forza quanto ad esse fa difetto". Tuttavia godeva ottima stima per moralità e condotta politica, svolgendo il proprio dovere in un corretto rapporto con le autorità governative e ammonendo, quando era il caso e paternamente, il popolo dei fedeli. Il 13 giugno 1921 fu trasferito alla guida delle diocesi di Fabriano e Matelica, dove esplicò il magistero episcopale, per quasi ventiquattro anni, fino al giorno della morte, avvenuta il 16 maggio 1945.

La Relazione

Le visite ad limina apostolorum o, più semplicemente, visite ad limina risalgono a una antichissima consuetudine della Chiesa cattolica e hanno una cadenza quinquennale. Papa Sisto V, con la costituzione apostolica Romanus Pontifex del 20 dicembre 1585, stabilì che i vescovi, periodicamente, venissero a Roma per consegnare una relazione scritta sullo stato della loro diocesi, che poi era esaminata dalla Sacra Congregazione del Concilio.
La relazione di monsignor Luigi Ermini, vescovo della diocesi di Caiazzo, è stata redatta nel 1921, a ridosso della prima guerra mondiale, e si sviluppa progressivamente, con larghezza di affabulazione, in dodici capitoli, rispondendo duttilmente ai punti prescritti dal Codice di diritto canonico del 1917, comunemente conosciuto come Piano- Benedettino5.
Il canone 340 (Pars I- De Clericis) prevede che tutti i vescovi scrivano la relazione secundum formulam ab Apostolica Sede datam , mentre il canone 343 impone esplicitamente che l’ordinario diocesano debba far conservare una sana e ortodossa dottrina, proteggere i buoni costumi, correggere le cattive abitudini, promuovere nel popolo dei fedeli la pace, l’innocenza, la pietà e la disciplina. Il canone 345, inoltre, raccomanda che il presule, recandosi nei luoghi di culto e tra la gente, debet paterna forma procedere e, infine, il 346 recita che studeant Episcopi debita cum diligentia, sine inutilibus tamen moris, pastoralem visatationem absolvere .
Nel primo capitolo dell’articolato scritto di monsignor Ermini si parla dello stato materiale delle per-sone e dei luoghi della diocesi di Caiazzo, come prevede la parte seconda del libro terzo del citato Codice canonico. Il capitolo secondo ha come tema l’amministrazione dei beni temporali, degli inventari e degli archivi. Nel terzo capitolo si fa riferimento alla parte terza (De cultu divino) del terzo libro del Codice, e si tratta propriamente della fede e del culto divino. Nel quarto e nel quinto capitolo si affrontano argomenti riguardanti strettamente i doveri del vescovo e il governo della curia diocesana. Il sesto è incentrato esclusivamente sul seminario vescovile. Il settimo invece concerne la condizione del clero in generale. L’ottavo è tutto dedicato al clero della cattedrale, mentre nel nono vi sono osservazioni sui vicari foranei e parrocchiali. Nel decimo si discute intorno alle poche religiose presenti in diocesi, mentre nell’undicesimo e infine nel dodicesimo, il vescovo Ermini argomenta diffusamente e apertamente sulle condizioni materiali e morali del popolo dei fedeli. Occorre fermarsi a riflettere su alcuni punti salienti che ritraggono, incidentalmente, l’azione sociale di due sacerdoti impegnati in politica tra le file del Partito Popolare Italiano: don Giovanni Battista Molfino come segretario delle sezioni popolari della diocesi, don Gregorio Mormile, invece, come unico consigliere del Ppi nel Consiglio comunale di Caiazzo. In assenza di laici disposti a svolgere attività politica nel Ppi, erano i preti a impegnarsi in prima persona. Tre sacerdoti, di converso, erano emigrati in America da molti anni e forse convertiti al protestantesimo. Interessante è la descrizione degli usi e costumi dei fedeli di una diocesi esclusivamente rurale, come desta attenzione anche il cenno alla diffusione della magia nera , una forma di superstizione particolarmente studiata dall’antropologo Ernesto De Martino . La povertà del dibattito politico viene sottolineata in brevi ma efficaci righe, infatti nell’intero comprensorio diocesano esistevano solamente due sezioni socialiste, a Caiazzo e Formicola e con appena venti iscritti in totale. Il popolo era condotto alle urne da due o tre capi-partito come un gregge di pecore. Erano due famiglie a controllare capillarmente la vita amministrativa di Caiazzo: Maturi e de Angelis , in modo non dissimile da altri paesi del Mezzogiorno. Analogamente l’accesso all’informazione era limitatissimo, poiché in Caiazzo pervenivano pochissimi quotidiani. Ne emerge, fatta la tara di ogni superflua considerazione, una società statica, tipicamente meridionale, legata alle proprie tradizioni, saldo retaggio di un modus vivendi inalterato da secoli e che si protrarrà durante il fascismo, per cambiare radicalmente dopo il secondo conflitto mondiale con l’avvento della repubblica.

Capitolo I. Notizie generali sullo stato materiale delle persone e dei luoghi

1. Ordinario della diocesi di Caiazzo è Luigi Ermini, di sessantacinque anni d’età, nato nell’alma citta di Roma; appartenente al clero secolare; consacrato Vescovo il 31 gennaio 1909, ha preso il governo della diocesi caiatina il giorno 19 marzo 1915. Non ha un vescovo ausiliare.
2. La diocesi caiatina è antichissima, e pone la propria origine quasi ai primordi della religione cristiana. È tradizione che lo stesso Apostolo San Pietro, o almeno il suo discepolo San Prisco, Vescovo Capuano, predicasse il vangelo in questa città. È sede episcopale e non gode alcun privilegio. È diocesi suffraganea della Chiesa metropolitana di Capua, ed ha per vescovo metropolita lo stesso Arcivescovo Capuano. Per le conferenze episcopali, gli arcivescovi e i vescovi s’incontrano in un luogo o l’altro della regione campana. Nell’anno appena trascorso si radunarono in congresso presso il celeberrimo monastero di Montecassino.
3. a) Il luogo di residenza dell’Ordinario caiatino è Caiacia, comunemente chiamata Caiazzo, città antichissima, che per la pro-pria antichità si confronta con la stessa Roma. Le lettere siano inviate a: Caiazzo – Provincia di Caserta.
4. b) L’intera diocesi è compresa in un territorio di quasi quarantacinque miglia napoletane, e da tre lati, cioè da settentrione, oriente e mezzogiorno, è chiusa dal fiume Volturno; da occidente invece è cinta dai monti Caligola e Satilianis. Le diocesi confinanti sono: l’Alifana, la Cerretana, la Santagatese, la Casertana, la Capuana, la Calvese e anche la Teanese. Molti abitanti sono agricoltori; mite è la temperatura del clima e salubre; la lingua è l’italiano, ma quasi tutti parlano il dialetto napoletano. c) Gli abitanti dell’intera diocesi sono circa trenta mila. I principali paesi sono: Caiacia, comunemente noto come Caiazzo, Formicula, da tutti chiamata Formicola, Albinianum, detto generalmente Alvignano e Draco, ovvero Dragoni. Tutti, eccetto pochi evangelici, professano, per grazia di Dio, la religione cattolica. d) I sacerdoti secolari sono settantuno. Tre gli alunni del Seminario diocesano, uno solo è nel Seminario Lateranense. Nessun chierico vi è. e) Sono presenti solamente il Capitolo della Cattedrale e il Collegio dei Mansionari. f) La diocesi è divisa in sette Vicariati Foranei, fatta eccezione per Caiazzo e i propri suburbi. Le Vicarie sono: 1. Formicola, 2. Alvignano, 3. Dragoni, 4. Baia e Latina, 5. Schiavi, 6. Castel di Sasso, 7. Quattro Castelli. Le parrocchie sono trentacinque, di cui alcune hanno l’appellativo di Chiese Archipresbiteriali.

1) Parrocchia sotto il titolo della Vergine Maria Assunta in Cielo, proclamata Chiesa Cattedrale, ha circa 4000 anime. 2) Parrocchia di San Nicola, chiamata popolarmente de Figulis, nella città di Caiazzo, comprendente quasi 1500 anime. 3) Parrocchia di San Pietro, conosciuta dalla gente con il nome del Franco, anch’essa nella città di Caiazzo, che abbraccia quasi 900 persone. 4) Parrocchia dello Spirito Santo, nel villaggio suburbano di Piana, che ha 2021 anime. 5) Parrocchia di San Giovanni e Paolo, nell’omonimo villaggio suburbano, che contiene 941 anime. 6) Parrocchia di San Nicola, nel villaggio suburbano di Villa Santa Croce con 900 anime. 7) Parrocchia Archipresbiteriale di Santa Cristina Vergine e Martire, in terra di Formicola, che conta 1800 anime. 8) Parrocchia Archipresbiteriale di Santa Maria dell’Orazione, nel villaggio di Pontelatone, nella Forania di Formicola, di 1100 anime. 9) Parroc-chia di Santa Maria del Monte Carme-lo, in casale di Treglia, nella stessa Forania di Formicola, che contiene 815 anime. 10) Parrocchia di San Prisco, nel villaggio di Lautoni e Medici, nella Forania di Formicola, che ha circa 320 anime. 11) Parrocchia di Tutti i Santi nel villaggio di Fondola e Cavallari, nella Forania di Formicola, che abbraccia circa 400 anime. 12) Parrocchia Archipresbiteriale di San Sebastiano nella Forania di Alvignano che conta quasi 1100 anime. 13) Parrocchia di San Nicola, nella stessa Terra e Forania di Alvignano con quasi 1100 anime. 14) Parrocchia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo nella detta Terra e Forania con quasi 1200 anime. 15) Parrocchia di Santa Maria del Monte Carmelo nel villaggio di Marciano Freddo della stessa Forania di Alvignano che ha 500 anime. 16) Parrocchia Archipresbiteriale di San Nicola nella Forania della Terra di Dragoni, contenente 500 anime. 17) Parrocchia di San Giovanni Evangelista nella medesima Forania di Dragoni che conta quasi 300 anime. 18) Parrocchia di San Biagio e Sant’Andrea nella suddetta Forania, comprendente 800 anime. 19) Parrocchia di San Simeone, nella stessa Forania di Dragoni che tocca appena 150 anime. 20) Parrocchia Archipresbiteriale di Santo Stefano Protomartire nella Forania della Terra di Baia e Latina e nel villaggio di Baia, comprendente 550 anime. 21) Parrocchia di San Vito Martire nei predetti Forania e villaggio con quasi 880 anime. 22) Parrocchia di San Lorenzo Martire in Terra di Latina, che appartiene alla Forania della stessa Baia e Latina, con quasi 1000 anime. 23) Parrocchia Archipresbiteriale di Santa Maria Assunta in Cielo, nella Forania del Castello di Schiavi o Liberi, comprendente 723 anime. 24) Parrocchia di San Giovanni Battista in Casale di Maiorano di Monte, della Forania di Schiavi, con 750 anime. 25) Parrocchia di Santa Barbara Vergine e Martire in Casale di Cesari, comprendente 222 anime, della stessa Forania di Schiavi. 26) Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo nel villaggio di Merangeli della stessa Forania di Schiavi, che conta circa 350 anime. 27) Parrocchia di San Nazario Martire in Casale di Profeti, della predetta Forania di Schiavi, contenente non più di 350 anime. 28) Parrocchia Archipresbiteriale di San Biagio Martire, in Forania di Castel di Sasso, che ha circa 500 anime. 29) Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli, nel villaggio di Prea, Forania di Castel di Sasso, contenente 300 anime. 30) Parrocchia dei Santi Apostoli San Pietro e Paolo di giuspatronato6 della famiglia Campagnano, in Casale di Cisterna, comprendente quasi 200 anime, della stessa Forania di Castel di Sasso. 31) Parrocchia di Santa Maria in Cielo Assunta, in Casale di Strangolagalli, della detta Forania di Castel di Sasso, che contiene 562 anime. 32) Parrocchia Archipresbiteriale di Santa Maria ad Nives, in Castel Campagnano, in Forania dei Quattro Castelli, che conta 1717 anime. 33) Parrocchia Archipresbiteriale di San Leone Papa, della detta Forania dei Quattro Castelli, nel Castello di Ruviano, che enumera 1600 anime. 34) Parrocchia Archipresbiteriale di Sant’Andrea Apostolo, nel Castello di Alvignanello, della stessa Forania dei Quattro Castelli, contenente 550 ani-me. 35) Parrocchia Archipresbiteriale del Santissimo Rosario nel Castello di Squille, della predetta Forania dei Quattro Castelli, che ha circa 800 anime.

Tutte le parrocchie di questa diocesi son divise sul territorio secondo il diritto ecclesiastico. Le chiese non parrocchiali sono:

Nella città di Caiazzo: 1) Chiesa Ave Gratia Plena, che dipende dalla Congregazione di Carità. 2) Chiesa di San Francesco, in cui svolge le proprie funzioni il Sodalizio di Santa Maria del Suffragio. 3) Chiesa di Santa Apollonia in cui è eretta la Confraternita sotto il titolo di Santa Apollonia e Sant’Antonino. 4) Chiesa dell’Immacolata Conce-zione con dipendenza dall’amministrazione del Pio Istituto. 5) Chiesa di Santa Maria delle Grazie con annesso Monastero, un tempo dei Padri Riformati di San Francesco, fuori le mura. A quello è annesso il Cimitero pubblico, e dipende dagli Amministratori della Città. 6) Chiesa dello Spirito Santo con annesso monastero, una volta dei Padri Cappuccini, fuori le mura; che dipende anche dagli Amministratori della Città. 7) Chiesa di Santa Maria del Soccorso con un piccolo Convento degli Eremiti Riformati di San Francesco, ora sotto la custodia di un laico; anch’essa si trova fuori le mura. 8) Chiesa di Sant’Agnese Vergine e Martire, dipendente dalla Congregazione di Carità. 9) Chiesa di Santa Maria del Castello, poiché è posta sulla sommità del Castello di Caiazzo, di giuspatronato della famiglia de Angelis. 10) Cappella di Santa Maria di Costantinopoli, una volta di giuspatronato della Famiglia Fortebraccio, ora invece della famiglia Marocco. 11) Cappella di Santa Maria di Monte Carmelo, per legge della Famiglia Giorgio, interdetta dal mio Eccellentissimo Predecessore. 12) Cappella di San Domenico, per legge della Famiglia Giannelli, nel villaggio di San Giovanni e Paolo. 13) Chiesa di San Rufo Martire, nel villaggio di Cesarano, filiale della Chiesa Cattedrale. 14) Chiesa rurale di San Nicola posta sopra il monte Sant’Angelo, che appartiene alla Parrocchia della Cattedrale.

Nel casale di Piana:

15) Chiesa di Santa Maria a Marciano con annesso Eremo e Cimitero della Comunità, che per alcuni dipinti insigni- affreschi – è sotto la tutela di quelli che sovrintendono ai monumenti e alle arti. 16) Antica Cappella dei Santi Michele e Andrea, appartenente alla Chiesa Parrocchiale. 17) Cappella dell’Immacolata Concezione, in cui è eretta la Confraternita dei laici, contigua alla Chiesa Parrocchiale. 18) Cappella di Santa Maria del Suffragio, in cui è eretta l’omonima Confraternita dei laici. 19) Cappella dell’Immacolata Concezione di giuspatronato della Famiglia Sangiovanni. 20) Chiesa rurale di Santa Maria di Bucciano, appartenente alla parrocchia di San Giovanni e Paolo. 21) Cappella rurale di Santa Maria del Grande Dolore, per legge della famiglia di Raffaele De Marco.

In terra di Alvignano:

22) Chiesa della Santissima Annunciazione, per legge della Congregazione di Carità della stessa terra. 23) Tempietto annesso alla predetta Chiesa, in cui è eretta una Confraternita di laici sotto il titolo di Maria Vergine dei Sette Dolori. 24) Cappella di giuspatronato della Famiglia Florio. 25) Cappella di San Mauro di giuspatronato di laici, che è stata interdetta da me. 26) Chiesa campestre di San Ferdinando, in cui fu sepolto il corpo di San Ferdinando, Vescovo Caiatino, con annesso il Cimitero della Comunità.

In terra di Dragoni:

27) Chiesa della Santissima Annunciazione, per legge della stessa Comunità. 28) Chiesa di Santa Maria dagli Angeli, appartenente alla Parrocchia dei Santi Andrea e Biagio.

In terra di Latina:

29) Chiesa della Santissima Annunciazione, per legge di quella Congregazione di Carità. 30) Chiesa di Santa Maria al Castello, con annesso Eremo, appartenente alla Chiesa Archipresbiteriale di Latina.

In terra di Baia:

31) Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo presso la Parrocchia di San Vito Martire.

In terra di Formicola:

32) Chiesa dello Spirito Santo. 33) Chiesa di Santa Maria della Pietà, comunemente detta in Ponte. 34) Chiesa di San Rocco contigua alla Chiesa Archipresbiteriale, in cui è eretta una Confraternita di laici sotto l’omonimo titolo. 35) Chiesa di Santa Maria del Castello, o al Castello, con annesso Eremo, un tempo dei Padri Virginiani, in cui si venera l’immagine della Beata Maria Vergine Incoronata per mano dell’Eccellentissimo Vescovo Caiatino Federico De Martino7. 36) Cappella della Santissima Annunciazione appartenente alla Chiesa Archipresbiteriale. 37) Cappella di Santa Maria della Pietà nel villaggio di Cavallari appartenente alla Parrocchia di Fondole. 38) Cappella dell’Assunzione, nel villaggio di Funari, della Chiesa Archipresbiteriale di Pontelatone, di giuspatronato della Famiglia Cammuso. 39) Cappella di Santa Maria di Monte Carmelo appartenente alla Chiesa Archipresbiteriale di Pontelatone, posta in una via chiamata comunemente Cavareccia, di giuspatronato della Famiglia Morelli. 40) Cappella dell’Immacolata Vergine Concezione, nel perimetro della Chiesa Archipresbiteriale di Pontelatone, in un luogo detto Mazzoni, di giuspatronato della Signora Antonia De Iusi. 41) Cappella di Sant’Andrea Apostolo, appartenente alla Parrocchia di Treglia, posta nel villaggio di Casalicchio, da me interdetta. 42) Cappella di San Vito Martire, appartenente alla stessa parrocchia di Treglia, posta nel villaggio di Sabiniani.

In forania del Castello di Schiavi:

43) Chiesa della Santissima Annunciazione nel villaggio detto Villa Liberi, che è posta sotto la Congregazione di Carità dello stesso villaggio. 44) Cappella di Santa Maria dell’Arco, nel villaggio di Merangeli, di giuspatronato di laici. 45) Cappella rurale nel villaggio di Cesari, cui ora è annesso un pubblico Cimitero. 46) Chiesa della Santissima Annunciazione nel villaggio di Maiorano di Monte, per legge della Congregazione di Carità dello stesso villaggio.

In forania dei Quattro Castelli:

47) Cappella rurale di San Domenico nel castello di Ruviano, di giuspatronato della Famiglia Franco e degli eredi di Francesco Sangiovanni. 48) Chiesa di Santa Maria degli Angeli nel Castello di Alvignanello, con annesso Eremo, dove da pochi anni a questa parte vanno in villeggiatura gli alunni dello stesso Seminario , per legge del Reverendissimo Capitolo della Cattedrale.

Luoghi di preghiera recentemente eretti e approvati secondo le prescrizioni sono quelli della Famiglia Morisani e della Famiglia Formichella in Terra di Formicola. Altri oratori privati sono quelli: del Reverendissimo Signor Pasquale Fusco, nel villaggio di Lautoni, in Terra di Formicola; del Reverendissimo Signor Luigi De Simone, Canonico e Teologo in questa città di Caiazzo, e del Reverendissimo Canonico Alessandro Morelli, in terra di Alvignano. C’è anche un oratorio della Famiglia De Magistris in questa città.
In questa diocesi nessun luogo sacro è celeberrimo.
g) Nessuna casa religiosa di uomini è presente. h) né di donne; ma ci sono soltanto le Suore di San Vincenzo de’ Paoli, comunemente chiamate Suore di Carità, in questa città e nel Castello di Schiavi, con dipendenza da amministrazioni laiche. A queste è affidato il compito di dirigere l’Orfanotrofio delle bambine, l’Ospizio dei poveri, il Nosocomio e l’Asilo dei bimbi, e anche il Collegio per formare cristianamente delle ragazze più civili.
In terra di Alvignano vi sono le denominate Suore della Vergine Immacolata da Ivrea, anche loro con dipendenza da laici, e hanno cura dei bambini.
Tutte svolgono il proprio dovere molto fedelmente e con la massima abnegazione.

Capitolo II. Dell’amministrazione dei beni temporali, degli inventari e degli archivi

4. La facoltà di possedere e amministrare, che è propria della Chiesa, a causa delle leggi eversive, è così limitata che la Chiesa dovrebbe essere chiamata serva piuttosto che signora delle genti. Il Clero e le chiese, spogliati di tutti i beni, soprattutto in questi tempi, in generale condurrebbero una vita miserrima, se molti non avessero un patrimonio.
5. Il Consiglio d’amministrazione è istituito da due anni e consta di quattro membri, cioè: 1. Reverendissimo Signor Alessandro Canonico Morelli; 2. Reverendissimo Signor Ferdinando Canonico Mastroianni. 3. Reverendissimo Signor Giovanni Battista Arciprete Musco. 4. Reverendissimo Signor Domenico De Marco. In tutti gli atti amministrativi, come il Codice prescrive, il Vescovo lo ascolta. 6. Le chiese della Cattedrale e del Seminario rendono conto ogni anno della loro amministrazione. Gli altri, soprattutto gli amministratori delle Confraternite dei laici, eccetto alcuni, rendono conto nell’atto della Santa Visita. 7. Circa l’amministrazione, tutte le cose generalmente sono eseguite secondo il canone 1523; le singole amministrazioni hanno i libri d’entrata e spesa; non mancano tuttavia quelli che trascurano ciò; non s’incominciano le liti se non con il permesso scritto dell’Ordinario; si astengono dagli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione; eseguono tutte le cose secondo i documenti delle fondazioni, fatta eccezione di quelle istituzioni, che sono amministrate da consigli di laici. Quelli che accettarono i beni fiduciari per pie cause, informarono l’Ordinario e gli consegnarono tutte le cose, a quanto so. 9. Nella vendita ed enfiteusi dei beni (mai è stata fatta ipoteca e permuta) finora, generalmente sono state rispettate le norme prescritte nel Novum Codex Iuris Canonicis. Nella locazione inoltre non sono osservate. 10. La lodevole consuetudine di pagare le decime e le primizie, in questa diocesi, ormai è quasi finita. Non mancano tuttavia quelli che offrono le primizie in ossequio ai parroci. 11. Non esistono offerte propriamente dette a beneficio della parrocchia, né della missione. Esistono tuttavia, o nelle chiese o fuori le chiese, raccolte di soldi per celebrare le feste. Quasi sempre ho esortato i fedeli in modo che, di questi contributi, si assegni una somma per la restaurazione e l’arredo delle chiese. Per la qual cosa ho istituito un Consiglio di più uomini, ai quali da parte dei maestri di festa si deve rendere conto dell’entrata e della spesa; ma non tutti rendono conto. 12. Il Decreto, con cui le singole messe manuali furono tassate a tre lire italiane, fu emesso da tutti gli Eccellentissimi Ordinari della regione Campania nelle conferenze tenute nell’anno 1919, affidato alle Lettere collettive il giorno 2 febbraio 1919. Tuttavia il Reverendissimo Capitolo della Cattedrale ora, in così grande scarsezza di tutte le cose, chiede che l’offerta delle messe manuali sia elevata a cinque lire italiane. I sacerdoti di questa diocesi, a quanto ne so, non raccolgono messe che loro stessi non siano in grado di soddisfare entro l’anno. Alcuni lasciano le messe in eccedenza all’Ordinario. In questa diocesi non è uso, come nelle grandi città, di concedere ai Rettori delle chiese un gran numero di messe. Perciò gli stessi Rettori non hanno questo libro, ma soltanto un libro per le messe affidate alle chiese. Ritengo che tutti i sacerdoti di questa diocesi abbiano un libro personale per annotare le messe. Ma in questa visita, quelli a me non lo esibirono, né io pruden-temente giudicai opportuno di esigerlo. 13. Di tutte le chiese parrocchiali, del Capitolo, delle Confraternite e del Seminario esistono gli inventari degli immobili, dei mobili e dell’arredo sacro in duplice esemplare, dei quali uno si conserva nell’archivio proprio, un altro nell’archivio della Curia episcopale. Tutte le precauzioni sono adoperate, per quanto è possibile, affinché nessuna cosa vada persa per la morte del Parroco o del Rettore. L’Eccellentissimo mio predecessore Signor Adolfo Turchi consegnò un’ Istruzione riguardo ai Vicari Foranei data nel giorno 25 aprile 1914 in modo che i Vicari Foranei, morto un parroco della propria Vicaria, sapessero che è compito della chiesa proteggere prudentemente e fare accuratamente un inventario dell’arredo sacro. Ma non tutti usano quest’attenzione. 14. Nella Cu-ria Episcopale esiste un archivio con tutti gli atti, riguardanti l’intera diocesi, custodito con la massi-ma cura.
I documenti più antichi spettano alla santa visita e incominciano dall’anno 1566. Le pergamene sono solamente nell’archivio del Capitolo della Cattedrale, delle quali il catalogo non è finito. Esiste anche una libreria chiusa per l’archivio segreto in Curia, in cui si custodiscono le scritture segrete, come prescrivono le regole canoniche 379 e 380. Il catalogo non è stato ancora completato, dato che i documenti sono al vaglio. 15. La Chiesa Cattedrale, le parrocchiali, le confraternite, il Seminario possiedono archivi propri con documenti, ma non tutti hanno l’inventario. Esigerò che sia fatto da tutti il più rapidamente possibile, e che si riponga un esemplare in Curia.

Capitolo III. Intorno alla fede e al culto divino

16. La fede nell’intera diocesi si conserva integra. Nella sola terra di Alvignano s’insinua il protestantesimo, più a causa della novità, che per persuasione. Quelli che lo professano (e sono pochi) sono rientrati dall’America. Esiste tra gli ignoranti una certa pratica superstiziosa, che riguarda soprattutto la magia, a causa della quale è presente un caso riservato a noi, senza censura. Un comitato di vigilanza, per scarsezza di clero, non è costituito; della qual cosa informai il Sommo Pontefice. Tutti i sacerdoti, ai quali spetta secondo il canone 1406 e il decreto del Santo Uffizio 22 marzo 1918, prestarono cristianamente la professione di fede con giuramento antimodernistico. 17. Nessun ostacolo vi è a esercitare liberamente il culto. 18. I cimiteri, per le leggi eversive, più dall’autorità civile che dall’ecclesiastica oggi dipendono. Tuttavia le autorità civili non impediscono che nel mezzo degli stessi si eriga una croce e s’impartisca una benedizione ai sepolcri. 19. Tutte le cose sono eseguite in riverenza ai santi e alle reliquie, anche nell’amministrazione dei sacramenti, secondo le leggi canoniche e liturgiche. Per quanto riguarda le sacre funzioni non tutti osservano scrupolosamente i riti secondo la liturgia, poiché non in tutti i luoghi sono presenti i sacerdoti necessari. Veramente nell’amministrazione del sacramento della confessione, talvolta, per rendere più veloce la cosa, invalse l’uso, che vietai con forza, di ascoltare le confessioni e di assolvere le don-ne, specialmente le ragazze, nella parte anteriore del confessionale, fuori del cubicolo. Per quanto attiene al canone 1262, non in tutte le chiese è osservata la separazione delle donne dagli uomini. Le donne generalmente indossano umili vesti; tuttavia, per la maggior parte, assistono con il capo coperto ai sacri riti, anche quando il santissimo sacramento dell’Eucaristia sia esposto alla pubblica adorazione: consuetudine che in questi luoghi è comune, per quanto molto spesso fu disapprovata dai Vescovi. Sembra però che sia quasi impossibile da sradicare. Egualmente, questo si dica intorno agli altri usi poco conformi alle leggi liturgiche, soprattutto se questi prevalgano per la loro antichità. Relativamente al canone 1264, le leggi liturgiche, circa la musica sacra, non sempre sono osservate con scrupolosità. Non sono presenti nelle chiese pitture e altre cose estranee alla santità del luogo. Nelle stesse generalmente non si tengono convegni profani o mercati. 20. Il numero delle chiese nei singoli paesi è sufficiente per la necessità dei fedeli. 21. Generalmente le chiese sono pulite, decentemente ornate e fornite di sufficiente arredo. Non mancano tuttavia chiese povere, spoglie, fatiscenti. Nella santa visita, con ogni mezzo, ho esortato i fedeli e i parroci che le riparino. Una chiesa soltanto possiede alcune pitture insigni, comunemente chiamati affreschi: la chiesa sotto il titolo di Santa Maria a Marciano, in casale di Piana, e questi affreschi dipendono dalla Soprintendenza delle arti e degli antichi monumenti. 22. L’ingresso nelle chiese, per il tempo in cui si tengono le funzioni sacre, è completamente e sempre gratuito. 23. Le chiese si custodiscono convenientemente in modo che non siano esposte a furti e profanazioni; e quotidianamente, soprattutto le parrocchiali, per alcune ore del giorno sono aperte ai fedeli. La santissima Eucaristia in tutte le chiese parrocchiali è custodita nell’altare maggiore. Soltanto nella Chiesa Cattedrale è custodita in una Cappella e su un altare propri. Tutti, fatte poche eccezioni, curano il decoro e l’ornamento dell’altare, su cui la Santissima Eucaristia è conservata. Il tabernacolo posto nella parte centrale dell’altare è inamovibile, e la lampada, alimentata con olio di olive, arde giorno e notte davanti al Santissimo Sacramento. Nelle chiese più povere, di questi tempi l’Ordinario permette che l’olio di olive sia sostituito con il petrolio, ed ha fatto questo solamente in caso di vera necessità.

Capitolo IV. Intorno a quelle cose che riguardano l’Ordinario

24. I redditi, di cui l’Ordinario ha l’usufrutto, pro-vengono:
a) Dal debito pubblico, o dall’erario, comunemente dette “Cartelle del Debito pubblico italiano consolidato” al 3,50%, e ammontano a lire italiane 5442, 25.
b) Da un piccolo fondo con casa rurale dato in fitto per lire annue 135, 00.
Questo fondo, in quel tempo in cui il tesoro pubblico, per le leggi dell’eversione, vendé i beni della mensa episcopale, fu lasciato al Vescovo in modo che potesse villeggiarci per un certo tempo; ma inutilmente, poiché vi è soltanto una piccola e indecorosa casa.
c) Dalla massa comune del Capitolo della Cattedrale, e vi si attingono circa lire 544, 00.
Il Vescovo, infatti, è anche Canonico.
Vi erano un tempo i canoni enfiteutici, comunemente detti interessi di capitali, di lire 261, 18, che da lungo tempo non si esigono, per mancanza di documenti; tuttavia a sussidio della congrua, come reddito, questi canoni, etc. sono computati, naturalmente, nell’attivo, sebbene l’Economato generale, sede vacante, mai li ha riscossi.

1. Per la predicazione in tutto il tempo della Quaresima nella Chiesa della Cattedrale, soltanto per gli esercizi spirituali, per la Passione e le tre Ore di agonia, spesa ridotta, lire 212, 00 (che tuttavia non sono sufficienti). Riporto lire 212,00.
2. Per i congressi, ogni mese, a vantaggio dei sacerdoti (non compreso il vitto), lire 300.00.
3. Spesa di quattro anniversari, lire 34,00.
4. Spesa delle messe, lire 44, 20.
5. Anniversario per il defunto vescovo predecessore, lire 15, 00.
6. Per l’elemosina, in favore dei poveri, ogni sabato, lire 100, 00.
7. Per il compenso al Delegato Episcopale, non calcolati gli imprevisti della Curia Episcopale, lire 600, 00.
8. Tassa comunemente chiamata manomorta8, lire 413, 70.
9. Tassa fabbricati, lire 266, 35.
10. Tassa terreni, lire 49, 95.
11. Tassa Ricchezza mobile9 per gli interessi di capitale che sono inesigibili, lire 15, 80.
In totale, lire 2051, 00.
Non si calcolano le spese per la manutenzione della sede episcopale. Il reddito dell’entrata è dunque di lire, 6121, 25 cui bisogna aggiungere il supplemento di congrua di lire 869, 37.
In totale lire, 6990, 62.
Le spese ammontano a lire 2051, 00.
Restano lire…4939, 62.

Le entrate impreviste della Curia sono minime e bastano a coprire appena le spese della Cancelleria, dei funzionari e del messo. Non esistono contributi né da parte della diocesi né di altre origini. Questi redditi sono appena sufficienti a un onesto sostentamento della vita del Vescovo. L’Ordinario abita una casa episcopale abbastanza ampia e decente, cui è annesso un giardino. La stessa casa è contigua alla Chiesa Cattedrale e di fianco ad essa si trova l’ufficio della Curia Episcopale. L’Ordinario convive con un domestico di ventisei anni, morigerato e pio. Il Vescovo non ha richiesto un dottore cattedratico né ha imposto altre cariche. Non è gravato da debiti né come Ordinario, né come persona privata. 25. È presente un inventario tanto della sede episcopale quanto dei beni della mensa, sia dei mobili sia degli immobili, a disposizione del Subeconomo dei benefici vacanti. Il vescovo, per quanto è nei propri poteri, ha cura di tutti questi beni. 26. Nell’ultimo periodo di sede vacante, il Vescovo fu amministratore apostolico di questa diocesi; ma l’amministrazione dei beni era sotto il controllo del Subeconomo. 27. Adempio con scrupolo alla legge della residenza; eseguo tutti i pontificali, in cui di solito faccio una predica alla comunità dei fedeli e, nel periodo di Quaresima di ciascun anno, invio lettere pastorali al clero e al popolo; in tutti i modi, sia a voce sia per iscritto, curo che le leggi ecclesiastiche siano conosciute e, da tutti, fedelmente osservate. Nondimeno spesso predico nel deserto; poiché non tutti ottemperano alle disposizioni del Vescovo. 28. Amministro il Sacramento della Conferma tutte le volte che sia richiesto e anche nel periodo della visita pastorale. Ma in questa diocesi e nelle diocesi confinanti l’abuso, nel dare il sacramento della conferma ai bambini, è prevalso con forza. Ma tanto il mio Eccellentissimo Predecessore quanto me, con ogni mezzo, abbiamo tentato di sradicare questo abuso. Ora qualche frutto, e nemmeno senza difficoltà, si raccoglie. Incominciano dunque a comprendere questi popoli che il Sacramento della Conferma si deve ricevere all’età di sei o sette anni, previa istruzione catechistica e confessione sacramentale. Al contrario non devo nascondere la negligenza di alcuni, che procrastinano a lungo il ricevere il sacramento della conferma. 29. Sono stati promossi all’ordine del presbiterato, nel quinquennio 1915- 1920, soltanto due: uno è stato ordinato dall’Eccellentissimo Signor Michele Angelo Zezza, ora Vescovo di Pozzuoli, nel Seminario regionale campano, che sebbene non avesse completato il quarto anno di Teologia, fu dispensato dalla Sacra Congregazione, a causa dell’immane guerra europea. L’altro fu ordinato da me. Il numero degli ordinati è insufficiente per la necessità della diocesi. Nessuno, da quando sono Vescovo, è stato incardinato. Sono state rispettate le regole del canone 877, nel concedere la facoltà o la licenza di ascoltare le confessioni sacramentali.
I casi riservati in questa diocesi sono:
Caso con censura di sentenza pronunciata a noi riservato:
I. Pubblico concubinato, che sia durato per un intero anno, anche se i concubini non abbiano coabitato in una stessa casa.
Casi a noi riservati senza censura:
II. Genitori, che ammoniti dal Parroco, in casi particolari, sulla prole da battezzare, abbiano trascurato tanto l’autorevolissimo dono, e oltre otto giorni, calcolati dall’ammonizione del Parroco, abbiano rinviato il Battesimo.
III. Genitori, e quelli che di loro fanno le veci, i quali, singolarmente ammoniti, due o tre volte, dal Parroco o da altro sacerdote confessore, intorno ai bambini tra i sette e i quattordici anni, da educare nella forma prescritta dalla catechesi cristiana, secondo i tempi stabiliti, né da loro stessi né da altre persone abbiano curato di assolvere questo straordinario dono.
IV. Avvicinamento a quelli che professano la magia nera e che, in modo superstizioso e soprannaturale, o con l’abuso di cose sacre, conoscano i segreti e celebrino i sortilegi. 31. Circa la sacra predicazione, sono state rispettate tutte le norme prescritte dal Sommo Pontefice Benedetto XV e dalla Sacra Congregazione Concistoriale, e anche i canoni 1340- 1347 sono stati osservati, per quanto è possibile. L’omelia si tiene soltanto nelle messe parrocchiali e nelle messe che, nelle confraternite, si celebrano durante i giorni festivi. Circa la predicazione nel tempo dell’Avvento e della Quaresima, per mancanza di fondi, l’omelia è ridotta solamente agli esercizi spirituali, dalla Domenica di Passione alla Domenica delle Palme, e soltanto il sermone sulla pena del Purgatorio si tiene nella quarta Domenica. La promessa espressa nel canone 1345 non l’ho ancora potuta portare a compimento. 32. Qui, per grazia di Dio, non sono presenti acattolici né infedeli. Per la qual ragione le nozze dei fedeli con questi non possono esser tenute. Balzò fuori con prepotenza l’abuso di benedire in generale senza la messa, e spesso dopo mezzogiorno, forse per evitare le spese. Per questo motivo manca di solito il discorso del parroco, com’è prescritto dalle leggi. 33. Ho visitato nel quinquennio l’intera diocesi. Visitatori con me e Segretario della sacra visita furono sempre Canonici scelti dal seno del Capitolo. Nella santa visita tutte le regole, che sono prescritte dai canoni 343- 346, ho osservato. Per lo più, ho visitato le persone dei chierici, ascoltandoli singolarmente e, talvolta, consigliandoli sia sull’assiduità della confessione, sia sulla maniera di vita. Per la revisione di tutte le spese delle messe ho istituito, in questa Curia, un Consiglio di quattro Canonici e un Parroco, che, conclusa una diligente indagine, mi riferirono ogni cosa. Poi, circa la soddisfazione delle messe manuali, il giorno 13 gennaio 1916, a tutti i sacerdoti di questa diocesi il decreto Ut debita , con le opportune spiegazioni, inoltrai, in modo che , secondo le norme lì trasmesse, si regolassero. Per le messe manuali già ho fissato un’offerta in risposta al numero 12 di questa relazione. Un parroco non aveva celebrato, in ricompensa di legati alla propria parrocchia, 270 messe per alcuni anni, e ottenne il perdono dal Sacro Concilio Concistoriale, per rescritto, il giorno 9 Luglio 1918. Nessun concilio diocesano ho celebrato, né i miei ultimi predecessori, per mancanza di clero. L’ultimo sinodo fu celebrato dal Reverendissimo Signor Giannelli, Vicario Capitolare di questa diocesi, nell’anno del Signore 1876. 35. Nessun concilio provinciale è stato celebrato dal tempo in cui ho assunto il governo di questa diocesi. Ho preso parte alle Conferenze Episcopali. 36. L’autorità civile dell’intera diocesi è piuttosto ossequente verso il Vescovo. Tuttavia non è presente quella mutua relazione in tutte le attività, che sarebbe molto utile per il bene delle anime. Con forza, ma gradevolmente, mai fui servile nei confronti delle autorità civili; né detrimento alla libertà e all’immunità della Chiesa o disonore allo stato ecclesiastico è sopraggiunto.

Capitolo V. Della Curia diocesana

37. La Curia diocesana ha la propria sede confinante col palazzo episcopale, adatta e conveniente; tuttavia ha bisogno di restaurazioni.
I funzionari della Curia episcopale sono:
1. Cancelliere episcopale: Reverendissimo Signor Pasquale Mone, Primicerio della Chiesa Cattedrale, di 43 anni d’età, che svolge anche la funzione di Delegato Episcopale.
2. Aiutante e scrivano: Sacerdote Luigi Della Camera, di anni 31.
3. Un messo laico, di anni 43, beneducato.
Il funzionario, com’è prescritto nel canone 1573, del pari il promotore di giustizia, il difensore del vincolo e altri sono assenti per mancanza di clero. Quando fu necessario il difensore del vincolo, fu destinato a quest’ufficio uno proveniente dai Canonici.
Gli esaminatori pro- sinodali sono:
1. Reverendissimo Raffaele Albanese, Arcidiacono. 2. Reverendissimo Pasquale Mone, Primicerio. 3. Reverendissimo Bernardino Sangiovanni, Primicerio. 4. Reverendissimo Luigi De Simone, Teologo. 5. Reverendissimo Francesco Giorgio, Penitenziario. 6. Reverendissimo Alessandro Morelli, Canonico. 7. Reverendissimo Giovanni Perrotta, Canonico. 8. Reverendissimo Salvatore Giannelli, Canonico. 9. Reverendissimo Flaviano Pannone, Canonico. 10. Reverendissimo Dottor Bernardino Di Dario, Parroco. 11. Reverendissimo Enrico D’Aveta, Arciprete. 12. Reverendissimo Dottor Domenico De Marco.

I Parroci consiglieri sono:

1. Reverendissimo Andrea Pannone, Arciprete. 2. Reverendissimo Pasquale Fusco, Parroco. 3. Reverendissimo Giovanni Battista Musco, Arciprete. 4. Reverendissimo Giuseppe Landolfi, Parroco. 5. Reverendissimo Dottor Bernardino Di Dario, Parroco. 6. Reverendissimo Stefano Puorto, Parroco. 7. Reverendissimo Luigi Giorgio, Parroco.

I Censori dei libri sono:

1. Reverendissimo Bernardino Sangiovanni, Primicerio. 2. Reverendo Giovanni Perrotta, Canonico.

38. Mi sono d’aiuto quelli che tengono l’ufficio presso la Curia episcopale.
39. I proventi della Curia episcopale sono soltanto le tasse stabilite nelle Conferenze episcopali della regione campana e dalla Sacra Congregazione del Concilio, approvate, per il quinquennio, nel giorno 28 febbraio 1919. Si assegnano in favore delle spese di Cancelleria, per i Funzionari e per la tassa comunemente chiamata Ricchezza Mobile. Sono minime e bastano appena a dare un qualche compenso agli stessi Funzionari di Curia.

Capitolo VI. Del Seminario

Vi è un Seminario fondato al suo stesso ritorno dal Concilio di Trento dall’Eccellentissimo Vescovo di Caiazzo Signor Fabio Mirto, che fu uno dei Segretari dello stesso Concilio. Nei tempi passati si distinse sia per la quantità degli alunni, sia per la disciplina e gli studi. Tuttavia ora, per la depravazione dei tempi, è ridotto a un piccolo gregge, di appena tre alunni, dei quali uno appartiene alla seconda classe del ginnasio, e due alla terza.
Curano la disciplina esteriore:
a) Il Rettore, che è il Reverendissimo Signor Giovanni Perrotta, di anni 66.
Il Prefetto, che è il Sacerdote Signor Luigi Della Camera, che riveste anche la funzione di Economo. Non vi è il Direttore spirituale. Insegnano: lo stesso Rettore, il Sacerdote Elpidio Farina, di anni 30, e il Sacerdote Giovanni Battista Molfino, di anni 31.
b) La sede è in ottimo stato, restaurata in parte dal mio Eccellentissimo Predecessore, in parte da me. La casa di villeggiatura è un piccolo Eremo posto sulla sommità del colle di Alvignanello, in questa diocesi. Ha una chiesa annessa, e appartiene a questo Reverendissimo Capitolo della Cattedrale, che per tal fine lo cedette al Seminario.

c) Redditi e spese sono:

Stato attivo:

a) Dal debito pubblico, cioè titoli di rendita del Governo, lire 4410.
b) I comunemente chiamati "interessi di azioni sulla Banca Mutua Popolare di Caiazzo", lire 5, 00.
c) Dalla locazione di case a uso botteghe, lire 536, 35.
d) I comunemente chiamati "interessi di capitali", lire 131, 32.
e) Canoni enfiteutici, lire 13, 40.
f) Tasse pagate dagli alunni, lire 1220, 00.


Stato passivo:

a) Oneri fiscali, lire 766, 04.
b) Per una forma di compenso al Rettore e agli insegnanti, lire 1097, 75.
c) Stipendi, lire 1047, 00.
d) Legati pii, lire 302, 70.
e) Per il vitto, lire 5018, 07.
f) Per la luce, lire 169, 40.
g) Per il culto sacro, lire 80, 45.
h) Per il restauro della sede, lire 90, 65.

c) Molti espedienti ho escogitato perché il numero degli alunni in Seminario aumentasse, e i Parroci, i Sacerdoti e i fedeli tutti di questa diocesi ho incoraggiato con scritti e parole. Tuttavia le mie esortazioni non servirono. Preghiamo perché il Signore invii operai nella sua messe.
42. Provvisto nel numero precedente.
43. Nessun tributo si paga per il Seminario. C’erano una volta le tasse imposte dai Vescovi predecessori sui più ricchi benefici parrocchiali, che da molti anni, e propriamente dall’Episcopato dell’Eccellentissimo Signore Raffaele Danise (1884- 1898), non sono state per molto tempo pagate. L’Eccellentissimo Signore Federico De Martino, Vescovo di questa diocesi, nell’anno 1902, informò della cosa la Sacra Congregazione del Concilio. E la Sacra Congregazione rispose: “Il Vescovo usi il proprio diritto”. Ma al Vescovo forse sembrò opportuno tenere la questione in sospeso. E per questo nessuno paga una tassa. Tuttavia l’Arciprete di Castel Campagnano, il Reverendissimo Signore Giovanni Battista Musco, che dovrebbe pagare a favore del Seminario una tassa annua di lire italiane 212, 50, da due anni offre per l’alunno della propria Parrocchia circa duecento (200) lire annue. Quasi ogni giorno visito gli alunni del Seminario e curo che tutte le disposizioni prescritte nel canone 1357 siano rispettate. Vi è nel Seminario, come ho detto poc’anzi, il Rettore. Vi sono anche gli insegnanti e l’economo, che svolge pure la funzione di prefetto.
Il Confessore ordinario è il Canonico Penitenziario della Chiesa Cattedrale, lo straordinario il Parroco della stessa Cattedrale, ma gli alunni possono rivolgersi ad altri confessori. Stanno qui anche due persone addette alla disciplina, che sono: i Reverendissimi Canonici Salvatore Giannelli e Flaviano Pannone; e due per l’economia: i Reverendissimi Canonici Francesco Giorgio e Ferdinando Mastroianni, e anche un Segretario per redigere gli atti deliberati: il Reverendissimo Pasquale Mone. In Seminario ammetto soltanto i figli legittimi, che danno una probabile speranza di servire i ministeri ecclesiastici, e quanto a me curo che siano rispettate tutte le altre cose, che nei canoni sono prescritte, relativamente al Seminario.
44. Vi è, nel Pontificio Seminario Romano maggio-re in Laterano, un alunno di questa diocesi: Alessandro Bencivenga di anni 21, eccellente per devozione e studio, che non paga alcuna tassa. Infatti ci fu un insigne benefattore che, nell’anno del Signore 1916, elargì una somma di denaro per la creazione di un posto gratuito, nel medesimo Pontificio Seminario, per un alunno di questa diocesi. I criteri per la raccolta di soldi a favore di questo posto gratuito sono sotto il controllo dello stesso Seminario Pontificio, e di questa mia Curia.

Capitolo VII. Del Clero in generale

45. Il Clero, in generale, ha reddito con cui possa onestamente vivere, ma piuttosto dal patrimonio familiare che dai proventi della funzione sacerdotale. Non mancano tuttavia quelli che vivono in povertà. Non esistono per i preti anziani e per quelli ammalati né una residenza, né sussidi con cui possano essere aiutati. 46. La residenza, scelta da me per gli esercizi spirituali del clero, è la casa dei Padri Gesuiti o delle Sante Missioni nella città di Napoli. 47. Per quanto sta a me, ho cura che tutti i Sacerdoti, molto facilmente, si avvalgano del Sacramento della Penitenza; per le conferenze mensili, fin qui ho fatto venire sempre qualche sacerdote dal clero regolare. Per quel che concerne la seconda parte del canone 125, riferirò in altra mia lettera. Canone 126. I Sacerdoti, eccetto gli anziani e quelli abitualmente impossibilitati, ancora nel terzo anno, per sei giorni, nella casa religiosa della Società di Gesù o delle Sante Missioni nella città di Napoli, attendono agli esercizi spirituali: pochi veramente si applicano malvolentieri a questa opera di pietà. Canone 130. A causa della guerra i sacerdoti novizi non hanno dato l’esame annuale. Canoni 131. 448. Ogni mese, tranne luglio e agosto, si tengono nei giorni designati nel calendario diocesano, conferenze nella città di Caiazzo, cui si recano i sacerdoti, i Parroci, i canonici urbani e suburbani, tanto per la soluzione di un caso morale e liturgico, quanto per la meditazione, che generalmente è fatta da un altro sacerdote proveniente dal clero regolare, soprattutto della Società di Gesù. In quei giorni si devono avere conferenze in ciascuna Forania, e i sacerdoti e i parroci bisogna che convengano a un medesimo fine. Soltanto la meditazione è tratta da un altro libro e, specialmente, da “Gusmini. Il ritiro mensile per i sacerdoti10". Non mancano sacerdoti che trascurano questo pio procedimento, sebbene io abbia consegnato le norme, e quasi sempre abbia incitato tutti. Così nella Forania di Quattro Castelli, comunemente chiamata Castel Campagnano, nulla fu fatto lo scorso anno a proposito della riunione e delle conferenze. La stessa cosa è accaduta, tranne che per due mesi, nella Forania di Dragoni. Canone 133. Molti sacerdoti convivono con i genitori o consanguinei, o con donne di età sinodale e di buona fama. Erano pochi quelli che convivevano con donne sospette, cui io impedii la coabitazione con dette donne e, almeno all’apparenza, queste da casa allontanarono. Canone 134. Qui non vi è la consuetudine tanto lodevole della vita in comune. Canone 135. Penso che tutti i sacerdoti, fatta qualche eccezione, ogni giorno recitino le ore canoniche. Ci sono due sacerdoti quasi ciechi, Giovanni Isabella e Berardino Frese, che ricevettero il mutamento del divino ufficio dalla Sacra Congregazione del Concilio (Rescritti del 24 settembre 1918 e del 13 giugno 1919). Canone 136. Tutti portano un decente abito ecclesiastico, eccetto pochi che indossano soltanto un abito comunemente chiamato “greca”, e la tonsura clericale. Soltanto quattro usano l’anello senza diritto. Canone 811. Nella celebrazione della messa indossano la veste talare, e dalle cose dette sopra nel canone 136, qualcuno non si astiene dall’anello. Canone 137. Alcuni danno la fideiussione solamente sui propri beni, senza consultare l’Ordinario. Canoni 138- 140- 142. Generalmente i sacerdoti da tutte quelle cose, che non si addicono allo stato ecclesiastico, dai teatri e dagli spettacoli modani, si astengono. Pochi tuttavia praticano attività affaristiche per il proprio tornaconto. Canone 48. Soltanto uno (credo con il permesso del mio predecessore) esegue la propria attività presso una banca in questa città, poiché si pone una ragione di bene comune. Canoni 49- 50. A me sembra che il clero generalmente osservi riverenza e obbedienza nei confronti della Sede Apostolica. Tuttavia secondo quelle cose, che si leggono nel canone 128, vi sono sacerdoti, i quali amano condurre una comoda vita in famiglia e nel luogo natio, piuttosto che lavorare da qualche parte, sebbene per questo motivo un certo danno delle anime possa verificarsi. Nessuno frequenta un’università laica. Canone 51. Non vi sono sacerdoti che scrivono in giornali e opuscoli periodici. Canone 52. Né vi sono sacerdoti che leggono giornali, efemeridi e libri che sconvengono. Alcuni leggono giornali, sotto qualsiasi aspetto, liberali, come sono “Il Mattino – Il Roma- L’Idea Nazionale”. Questo succede inoltre, non essendo tanto facile ricevere il “Corriere d’Italia” o un altro giornale cattolico. In qualche modo, pochi sacerdoti si mescolano indebitamente, al tempo del voto, alle fazioni municipali e politiche. Per di più, essendo stato fondato in Italia un partito politico, comunemente chiamato “Partito Popolare Italiano”, in questa diocesi, ma non in tutti i posti, sono state istituite sezioni di detto partito. Segretario di tutte le sezioni del partito, in assenza di uomini secolari, è il sacerdote Giovanni Battista Molfino. In questa città il solo sacerdote Gregorio Mormile appartiene al Consiglio comunale, come membro della fazione denominata “partito popolare”. Vi è un solo sacerdote sospeso a divinis: Gabriele Visco – dal mese di gennaio 1920, e non dà alcun segno di resipiscenza. Ma indossa l’abito clericale, e attende al commercio e all’agricoltura. Vi sono anche tre sacerdoti da molti anni emigrati in America: Antonio De Simone, Domenico Antonio Santabarbara e Giuseppe Iadone, che abbandonarono la veste clericale, e forse passarono al protestantesimo. Canone 53. Contro il sacerdote Vincenzo Pepe, Parroco di San Simeone in Terra di Dragoni, inflissi la proibizione di esercitare il servizio parrocchiale, e rimisi il caso a questa Sacra Congregazione del Concilio. Vi era anche un altro Parroco, Francesco Rossi in Terra di Alvignano, che sospeso dal suo dovere da me, restituì il beneficio parrocchiale e ottenne una pensione annua di 500 lire dalla Santa Sede; ma è morto.

Capitolo VIII. Del Capitolo

Canoni 54- 55. Il Capitolo della Cattedrale consta di dodici canonici, di cui tre sono cariche, sei presbiteri e tre diaconi. Le cariche sono: 1. Arcidiaconato. 2. Primiceriato primo. 3. Primiceriato secondo. Vi sono in Capitolo l’ufficio del canonico teologo e del penitenziario, appartenenti all’ordine dei presbiteri. Il Canonico teologo è dottore in sacra teologia; il penitenziario non lo è in alcun modo. Nessuno dei due ha un altro ufficio in questa diocesi, cui sia annessa una giurisdizione nel foro esterno. Il Canonico teologo, per cattiva salute, fu dispensato dalla Sacra Congregazione del Concilio, con Rescritto 30 novembre 1916 numero 3602. 16, dall’onere di spiegare la sacra Scrittura in Chiesa, e ogni anno eroga cento lire in favore della sacrestia della Chiesa cattedrale. Se il teologo si sarà ristabilito in modo da tenere una delle venti letture concesse, dallo stesso Rescritto a lui è data facoltà di trattenere cinque lire per ciascuna lettura. Il Canonico penitenziario, nella sede a lui destinata nella chiesa cattedrale, si ferma tutto il tempo dei divini uffici per ricevere le confessioni. Ci sta anche nel tempo precedente, ma soltanto nelle domeniche e nei giorni di festa. Vi sono anche i beneficiati minori, detti Mansionari. Una volta erano sette, ma ora sono tre, per mancanza di sacerdoti. 56. La dotazione del Capitolo è formata dalle prebende e dalla massa comune. I singoli canonici hanno una loro prebenda distinta e la amministrano da se stessi. Tutte le prebende derivano dal debito pubblico e a ciascun canonicato sono nominate. Alcuni canonicati han-no anche imposte annue e i comunemente chiamati “interessi di capitale” , ma minimi.
Ecco le prebende:

a) Prebenda arcidiaconale sotto il titolo di Santo Stefano, lire 371, 00;
b) Prebenda del primo Primiceriato sotto il ti-tolo di San Leucio, lire 350,00;
c) Prebenda del secondo Primiceriato sotto il titolo di San Ferdinando, lire 290, 50;
d) Prebenda teologale sotto il titolo di San Giovanni del Forno, lire 563, 50;
e) Prebenda di penitenzieria sotto il titolo di San Massimo, lire 465, 50;
f) Prebenda Presbiteriale sotto il titolo di San Salvatore, lire 152, 90;
g) Prebenda Presbiteriale sotto il titolo di San Donato, lire 129, 50;
h) Prebenda Presbiteriale sotto il titolo di San Nazzaro Martire, lire 210, 00;
i) Prebenda Presbiteriale sotto il titolo di Sant’Erasmo, lire 136, 50;

l) Prebenda diaconale sotto il titolo di San Vittore, lire 350, 00;
m) Prebenda diaconale sotto il titolo di San Martino, lire 280, 00;
n) Prebenda diaconale sotto il titolo di San Vito Martire, lire 262, 50.

Il primo canonico diacono ha anche una sopra- prebenda di lire 105, 00. Il primo Primicerio ha circa lire 11, 00 provenienti dalle tasse e dai comunemente detti “interessi di capitale”. Il canonico teologo ha lire 28, 20, anche dalle tasse e dai comunemente chiamati “interessi”. I canonici diaconi lire 21, 00. Al primo Canonico Presbitero sono date dalla Prebenda di San Nazzaro lire 8, 25, che si pagano per le messe. Per le prebende più ricche si pagano tasse, comunemente chiamate “Manomorta, Quota di concorso” e, per le imposte annuali, una tassa comunemente detta “Ricchezza Mobile”. La massa comune del Capitolo proviene anche dal debito pubblico, dalle imposte e dagli interessi di capitale.
a) Dal debito pubblico, lire 7619, 90;
b) Dai canoni e interessi, lire 866, 90;
In totale, lire 8486, 80.

Per tutte le spese del culto, delle messe e del fisco sono pagate lire 2140, 55. Rimangono lire 6346, 25, che sono divise come distribuzioni quotidiane tra dignità, canonici e Vescovo, in qualità di canonico, in modo tale, tuttavia, che il vescovo, le dignità e i presbiteri abbiano il doppio e i diaconi la metà. Le distribuzioni quotidiane, che si dovrebbero concedere ai diligenti, per un’antichissima consuetudine, sono accumulate e, in uno stesso semestre, ripartite tra canonici e dignità , mantenuta la proporzione come sopra. I canonici assenti dal coro senza causa canonica sono puntati11, e le inosservanze, come ho detto prima, si dividono fra tutti. I redditi del collegio dei Mansionari sono di lire 450, 81. Per la soddisfazione delle messe, e per la tasse comunemente chiamate “manomorta ” e “Ricchezza mobile” si pagano lire 188, 35. Rimangono lire 262, 46, che sono redistribuite ai singoli mansionari. Per aggiungere un complemento di questa materia ritengo che Sua Santità Nostro Signore, Papa Benedetto XV, che benignamente approvava, abbia donato, in favore del Capitolo dei Mansionari e della Sacrestia maggiore della Chiesa Cattedrale, quarantamila lire di capitale nominale, con redditi annui di duemila lire e con l’onere di celebrare cento messe all’anno, secondo l’intenzione del Fondatore. Ponderate per tempo tutte le cose, con un mio decreto emesso il giorno 3 febbraio 1920, approvato il giorno 21 febbraio 1920 dallo stesso Consiglio pontificio, per le opere di religione assegnai duemila lire, divise nel modo seguente:
1. Al Reverendissimo Capitolo lire 1200, 00;
2. Al Collegio dei Mansionari lire 400, 00;
3. Alla Sacrestia Maggiore lire 400, 00;

In totale lire 2000, 00.

Canone 57. Non vi sono canonicati o patronati concessi in beneficio. Canone 58. Esistono ancora gli statuti elaborati dall’Eccellentissimo Vescovo di Caiazzo Signor Giuseppe Spinelli ma riformati e approvati dall’Eccellentissimo Signor Federico De Martino, Vescovo di Caiazzo, che generalmente sono osservati dal Capitolo. Canone 59. Non esistono canonici a onore. Vi è soltanto un coadiutore con diritto a futura successione. Canone 60. Con la sede episcopale vacante, si provvede al governo della diocesi con l’elezione del Vicario capitolare, votato a norma di legge dal Reverendissimo Capitolo. Negli ultimi due avvicendamenti la Sede Apostolica nominò gli stessi Vescovi trasferiti Amministratori Apostolici. Canone 61. Il Capitolo, nel modo migliore che può, svolge le sacre funzioni giusta le norme liturgiche, avuta cognizione del luogo, con mancanza di clero e con massima povertà della Cattedrale. Il Capitolo generalmente mostra obbedienza all’Ordinario. Canone 62. In questa diocesi non esistono Capitoli insigni o Comunità di clero a modo di Capitoli.

Capitolo IX. Dei Vicari Foranei e delle Parrocchie

Canone 63. In generale i Vicari foranei adempiono poco diligentemente tutte quelle cose che il canone 447 prescrive. Per la qual cosa, molto spesso li ho esortati ad adempiere i loro doveri. Non visitano le parrocchie del loro distretto, né rendono conto ogni anno dello stato del loro vicariato. Canone 64. Tutte le parrocchie sono provviste del loro proprio pastore, eccetto la parrocchia urbana sotto il titolo di San Nicola de Figulis dal giorno 3 settembre del trascorso anno 1920, per morte del parroco Signor Matteo Pagliaro. Volendo procurare un parroco idoneo alla detta parrocchia, ho interrogato tre parroci, e anche due sacerdoti, che mi sembrano i più idonei. Tuttavia, sebbene la predetta parrocchia sia fornita di redditi abbastanza ricchi, tanto da essere la più facoltosa tra tutte, con tutto ciò nessuno, tra quelli che interrogai, volle ricevere questo beneficio. Inoltre quelli che vogliono conseguirla non mi sembrano idonei. Per il momento è presente il Curato Economo, che adempie diligentemente il pro-prio dovere. Tutte le parrocchie hanno un proprio pastore, come per legge. Canone 65. Non vi sono parrocchie amovibili, né unite al Capitolo, né a casa religiosa o ad altra persona morale. Canone 66. Una parrocchia soltanto è soggetta a patronato, sotto il titolo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nel villaggio comunemente detto Cisterna. I patroni non hanno quasi nessun interesse a coprire le spese di giuspatronato. Fino ad ora invano proposi a loro che accettassero suffragi spirituali in luogo del giuspatronato di cui dispongono. Il parroco di detta parrocchia fu nominato molti anni or sono, e le norme tramandate dai sacri canoni credo siano state osservate. Non vi sono elezioni o presentazioni popolari. Canone 67. L’approvvigionamento delle parrocchie è sempre fatto per concorso e a norma di legge. Canone 68. Generalmente i parroci si sostentano con beni immobili e con i poderi. Vi sono anche parrocchie che hanno titoli di debito pubblico per la vendita dei campi e degli alberi. Gli incerti di stola sono minimi; non vi sono contributi dei fedeli. Molte parrocchie, quindici, fruiscono di un supplemento di congrua. Di questi tempi, per l’aumento delle locazioni dei campi, i parroci in generale vivono comodamente, eccetto pochi, poiché le loro parrocchie hanno pochi campi.
Per la maggior parte sono forniti di una propria casa parrocchiale che generalmente è sufficiente. Altri affittano case di persone private. Canone 69. Generalmente i parroci offrono un servizio gratuito a quelli che non sono in grado di pagare. Tutte le residenze soddisfano la legge. Soltanto il Parroco di questa chiesa cattedrale non abita nei confini della propria parrocchia, ma la casa non dista molto dalla chiesa; anche il Parroco del Casale di Cisterna, non avendo trovato una casa in detta parrocchia, risiede nella confinante parrocchia del Casale di Strangolagalli, che è lontano quasi un miglio . In quel luogo possiede la propria casa. Penso che tutti applichino la messa per il popolo; in ciascun semestre, infatti, mi rimettono il foglietto ricopiato e sottoscritto. Sono piuttosto diligenti nell’amministrazione dei sacramenti; ma non tutti, per quel che riguarda l’ardore della salvezza delle anime. Generalmente aiutano gli ammalati e amministrano loro i sacra-menti. Pochi vigilano affinché i vizi e gli errori contro la fede non si insinuino furtivamente; similmente pochi lavorano per istituire e promuovere nella propria parrocchia opere di carità, fede e pietà. Tutti, eccetto alcuni, compilano giustamente i libri parrocchiali. Per quanto riguarda le copie dei registri, ogni anno tutti le portano alla Curia Episcopale. L’olio sacro è custodito nelle chiese in un luogo decente e sicuro. Canone 70. Tutte le chiese parrocchiali, eccetto quelle di San Nicola de Figulis e San Pietro del Franco in questa città, sono provviste del sacro fonte. Veramente i parroci di queste chiese vengono nella cattedrale, dove vi è un fonte battesimale per le tre parrocchie urbane. Anche se tutte le parrocchie di questa diocesi sono chiuse in angusti confini, non occorre che i bambini siano portati in un'altra chiesa più vicina per l’amministrazione del battesimo. Canone 71. I Parroci spesso incitano i fedeli a ricevere la santa comunione; ma pochi ogni giorno si riconfortano con il pane eucaristico, soprattutto perché mancano confessori straordinari, cui possano rivolgersi. Nell’intera diocesi non vi è una famiglia religiosa. Quasi tutti i fedeli prossimi alla morte ricevono il Santo Viatico. Una visita serotina è fatta in tutte le parrocchie, eccetto alcune per negligenza del parroco. Tuttavia nel tempo estivo, poiché molti abitanti sono contadini, nei giorni feriali, o è fatta di primo mattino, dopo messa, o è tralasciata nelle parrocchie rurali. In un’altra parrocchia si svolge il pio esercizio dell’ora di adorazione, e in molte, quattro giorni prima delle Ceneri, si eseguono le Quaranta Ore. Si celebrano spesso le feste della Beata Maria Vergine e dei Santi, con la novena, in cui, gli ultimi tre giorni, avviene la solenne esposizione del Santissimo Sacramento. Per quanto concerne il canone 854, i genitori, in generale, trascurano il proprio dovere. Preceduta da una certa preparazione per tutto il tempo della Quaresima, i parroci dispongono convenientemente i bambini per la prima Comunione. Tuttavia, sulla sufficiente disposizione dei bambini verso tale atto non sempre loro fanno la cosa giusta. Canone 72. I Parroci generalmente hanno cura che gli infermi ricevano il sacramento dell’estrema unzione finché sono padroni di loro stessi. Canone 73. Circa la celebrazione del matrimonio, i parroci fanno tutte quelle cose che sono prescritte nel Codice. Non mancano tuttavia i negligenti, che ho rimproverato nella sacra visita. Il matrimonio, come ho detto prima, è celebrato, quasi sempre, senza messa per gli sposi, e il parroco, di solito, tralascia il sermone prescritto. Canone 74. Circa la catechesi, pochissimi sono i parroci diligenti, e un’ampia relazione su questa cosa ho scritto per la Sacra Congregazione del Consiglio. Al tempo della Quaresima tutti erudiscono i bambini e li dispongono convenientemente alla santa Comunione. Nei giorni festivi, non tutti impartiscono il catechismo ai bambini, e appena pochi agli adulti, sebbene, sia i miei predecessori sia io, avessimo inculcato l’istruzione catechistica. Da tutti, eccetto pochi, è rispettata la regola di spiegare il vangelo nei giorni di domenica nei riti delle messe. Ma quando, in una parrocchia, la celebrazione di una certa festa capita in concomitanza con una solennità esterna , e si ha il discorso della festa che ricorre, la spiegazione del vangelo è lasciata da parte. Poche sacre assemblee si tengono in certi tempi stabiliti. Talvolta si fanno esercizi spirituali e sacre missioni nei villaggi più grandi, specialmente quando il Vescovo debba fare una sacra visita. Canone 76. Pochi sono i vicari cooperatori, e questi eseguono lodevolmente i propri compiti.

Capitolo X. Dei religiosi

Canone 77. In questa diocesi non vi sono case religiose né di uomini, né di donne. Vi sono soltanto le Suore di San Vincenzo de’ Paoli, comunemente dette Suore di Carità, e le Suore della Vergine Immacolata, chiamate generalmente Suore d’Ivrea, come ho detto al numero 3, lettere g) e h) di questa relazione. Ho fatto una visita nelle loro case, e tutte le cose, secondo i loro statuti, sono svolte. Alla loro cura spirituale sono assegnati due confessori: un ordinario e uno straordinario, nominati secondo i sacri canoni, che, con scrupolo, compiono il proprio dovere. Dette religiose mantengono un’ottima fama e offrono un esempio di grande pietà. A questa diocesi apportano un grandissimo beneficio, specialmente per quel che riguarda il catechismo, che insegnano ai ragazzi e alle ragazze, e per la santa Comunione, che promuovono tra i fedeli. Queste hanno voti semplici e comuni, che rinnovano annualmente.

Capitolo XI. Del popolo fedele

Canone 84. In generale i costumi del popolo sono buoni. Il vizio che prevale di più è il turpiloquio. La famiglia tanto privatamente quanto pubblicamente conduce una vita cristiana, soprattutto nei villaggi rurali, in cui le tradizioni devote sono ancora osservate. In verità i giovani, che ritornarono dalla vita militare dopo la guerra, mostrano un certo spirito di indifferentismo. Bisogna dire che questi popoli, nelle feste religiose, amano più l’ostentazione esteriore che la pietà; ma questo piuttosto per l’ignoranza e la mancanza di cultura religiosa. Non vi sono notevoli differenze di un luogo dall’altro. Ho provveduto che il popolo, circa la religione, fosse istruito dai parroci il più accuratamente possibile, e ho dato norme per la celebrazione delle festività, in modo che non si riducano le feste alla sola solennità esteriore, ma a destare la pietà e la vera devozione. Purtroppo in questo sono ancora di dura cervice. Canone 85. Massimo era finora il rispetto verso i chierici, il Vescovo e il Sommo Pontefice; ma per le frequenti calunnie, che nei fogli quotidiani dagli empi si riversano contro la religione, specialmente al tempo della guerra europea, e anche per un qualche errore di taluni sacerdoti, in alcuni tale ossequio è un poco diminuito. Canone 86. Quasi tutti rispettano il precetto di ascoltare il rito religioso durante i giorni festivi; non così il precetto di astenersi dal lavoro. Molti, in particolar modo per quanto riguarda la coltura della vite e del frumento, lo trasgrediscono facilmente. Circa la dieta quaresimale, tutti, eccetto pochi che si dicono evoluti, la osservano; ma il digiuno, o per i lavori o per cattiva salute, pochi lo osservano. Generalmente i genitori sono diligenti in modo che ai bambini sia subito amministrato il battesimo. Nelle famiglie più ricche ha inizio l’abitudine di differire il battesimo oltre l’ottavo giorno, e perciò per questa negligenza dei genitori, ho inflitto un caso riservato senza censura. In questa città una ragazza di circa quindici anni non è battezzata. Pochi mesi or sono fui chiamato per amministrarle il battesimo. Volentieri ho acconsentito e la affidai alle Suore di carità di questa città per la necessaria istruzione religiosa; ma, passati alcuni giorni, la ragazza non andò più dalle Suore e i suoi genitori non mi dissero più nulla dell’opportunità di battezzarla. In terra di Alvignano esiste anche una famiglia in cui i genitori, sebbene cattolici, poiché ora professano il protestantesimo, non fanno amministrare il battesimo ai propri figli. Generalmente tutte le donne, eccetto quelle che vivono nel pubblico peccato, fanno la Comunione pasquale; tra gli uomini sono molti, soprattutto in questa città, che o per negligenza o per umano rispetto, non adempiono questo precetto. Fatta una certa proporzione, penso che per ogni cento persone venti siano uomini, cinque donne. Molte donne e, in particolar modo le ragazze, fanno una frequente comunione; pochi i giovani e gli uomini. Nessuno rifiuta gli estremi sacramenti; ma solamente alcuni li differiscono. Questi sono pochi e si trovano nella classe più alta. Questi popoli non sanno a che serva la cremazione dei cadaveri. I morti sono portati alla sepoltura sempre con fune-rali religiosi. Vi è solo un abuso, ma soltanto in questa città, che il cadavere non sia portato in chiesa, ma direttamente al cimitero. Canone 87. Rarissimo è il matrimonio con rito civile. Ci sono pochissimi concubinati: uno ogni mille; nessun divorzio. Non vi sono offese contro il matrimonio. Nella classe più alta è da deplorare l’onanismo, ma non tanto frequente da evitare la procreazione di figli. Canone 88. Questi popoli sono tutti cattolici. Canone 89. I genitori usualmente sono poco diligenti per quel che riguarda l’educazione religiosa e morale dei propri figli; più diligenti circa l’educazione civile e fisica. Perciò ovunque, nella santa visita dei luoghi e nelle lettere pastorali e nelle omelie, sempre insisto su questo grave obbligo e un caso riservato senza censura ho inflitto ai genitori e a quelli che ne fanno le veci, a chiunque sia stato singolarmente ammonito, due o tre volte, dal parroco o da altro sacerdote confessore; un rimprovero che mai sul serio e in modo efficace è stato fatto, anzi generalmente omesso, che avessero cura di erudire i ragazzi nella catechesi cristiana né da soli né da parte di altre persone. Per questo ho pubblicato un opuscolo il cui titolo è “Piccolo manuale religioso per le famiglie cristiane”. Canone 90. Nelle scuole elementari, fatta qualche eccezione, non si tramanda la dottrina religiosa; del resto i genitori non la reclamano. Normalmente i maestri sono di buoni costumi e idee religiose. Per quanto sta a me, quel che ho potuto fare ho fatto. Quando queste scuole sono state affidate alle donne, a loro chiedevo che insegnassero il catechismo; e questo molte me lo promettevano solennemente. Non vi è il modo di istituire scuole confessionali. Canone 91. Le scuole confessionali non possono essere istituite per mancanza di denaro; né i doposcuola. Vi erano Congregazioni Mariane di ragazzi e ragazze in questa citta, ma quasi morte. In occasione delle sante Missioni, nel mese di novembre 1920, furono ripristinate e ora sono abbastanza numerose. Si fa catechismo dai parroci nelle domeniche e nei giorni festivi, come è stato già detto. Canone 92. Sono presenti, in diocesi, terzi ordini secolari, ma pochi. Confraternite di laici sono in quasi tutte le parrocchie della diocesi, ma con non grande dipendenza dall’Ordinario. Tuttavia ho predisposto che si comportino secondo la norma dei sacri canoni e ho scelto miei delegati per questo compito. Vi sono anche Congregazioni della dottrina cristiana, istituite dal mio Eccellentissimo Predecessore, in quasi tutte le parrocchie; ma è come se non esistessero. Canone 93. Ho già detto che le Confraternite dei laici sono poco soggette all’Ordinario. Rendono conto alla Curia Episcopale nella santa visita; ma ogni anno a tutti gli iscritti. Canone 94. Dopo la guerra sono state istituite varie associazioni di contadini, di combattenti; ma hanno un fine economico e di mutuo sussidio. Gli asili per i bambini esistono soltanto in questa città, in terra di Alvignano e nel Castello di Schiavi. Vi sono anche un orfanotrofio per le ragazze e una residenza per anziani, in questa città; queste istituzioni offrono un grande beneficio sia morale sia temporale. Purtroppo, dall’Ordinario diocesano tutte queste istituzioni non hanno nessun’altra dipendenza, che quella che hanno tutti i fedeli di Cristo: poiché direzione e moderazione sono nelle mani di uomini laici. Canone 95. Cionondimeno, tanto nelle Confraternite dei laici quanto negli asili sopraddetti, si cura in qualche modo l’istruzione religiosa. Gli iscritti conducono una vita cristiana. Canone 96. Non si diffondono almanacchi, giornali osceni o libri, ma soltanto giornali liberali, distribuiti ovunque, come “Il Mattino, Il Roma” ecc.
Canone 97. Appena pochi giovani sono iscritti alla setta massonica; ma non intraprendono alcuna attività contro la religione, poiché sanno che la massima parte del popolo è obbediente alla Chiesa cattolica. Canone 98. Soltanto due sezioni del socialismo esistono in diocesi: una in questa città e un’altra in terra di Formicola, ma gli iscritti non superano il numero di venti. Di socialisti hanno soltanto il nome; ma vengono in chiesa e i genitori fanno amministrare il battesimo e gli altri sacramenti ai loro figli. Canone 99. I popoli di questa diocesi complessivamente sono poco evoluti ed esercitano il diritto politico ancora sotto la dipendenza di due o tre, che, comunemente, sono chiamati “capi-partito”, e che li portano alle urne come greggi di pecore. Ora incomincia una certa redenzione, e le sezioni della fazione popolare lavorano per questo fine.

Capitolo XII. Considerazioni finali

Ora parlerò, brevemente, di quest’ultima parte. E innanzitutto dirò qualcosa relativamente al popolo. È questo dotato di buona indole e, per sua stessa natura, predisposto alla religione: inoltre la gran parte è molto dotata nella capacità di conoscere e giudicare; nondimeno, spesso gli manca grandezza d’animo e, per questo, non facilmente concede il perdono alle offese, né abbandona presto il ricordo di queste. Perciò, molto spesso, invia lettere, la maggior parte piene di calunnie e anonime, alle autorità, affermando, anche con giuramento, oggi, quello che domani, allo stesso modo, nega; ma piuttosto per volubilità di animo, che per malignità: in breve, la terra è ottima ma, per varie cause e da lungo tempo, incolta. In verità, il clero che non è estraneo alle condizioni morali del popolo, non ha avuto nessuna vera ed ecclesiastica educazione in Seminario: per questo, non mi sembra che i sacerdoti si dedichino molto alle opere di pietà, come prescrive il canone 125; così la cura delle anime e le altre cose, necessarie in questi tempi, a loro non appartengono. Di quelle cose, che concernono le condizioni materiali, parlerò un po’. Già ho annotato tutte le cose relative alla mensa episcopale: aggiungerò solamente che il Sommo Pontefice, Benedetto S.S. XV, assegnò all’Ordinario temporaneo duemila lire annue, con l’onere di cento (100) messe: ma oggi, senza dubbio, queste non bastano affatto. Inoltre la Cattedrale langue nella massima povertà, ad esempio il custode laico della chiesa ha, come propria ricompensa annua, centocinquanta lire (150!!), parimenti ha la stessa cifra il sacerdote che presiede alla chiesa (comunemente chiamato sagrestano maggiore). Così, di solito, la chiesa cattedrale è trascurata, o rimane sotto il dominio dei ragazzini, che non si comportano in modo controllato. Inoltre, mancano aule decenti, ora per la riunione dei canonici, ora per le cose sacre, da custodire secondo il rito. L’ampio edificio ha veramente bisogno di necessari rinnovamenti, tanto dall’esterno quanto dall’interno. Queste cose ho ritenuto opportuno dire, brevemente; ora, con la massima reverenza e ossequio, bacio le sacre mani di Sua Eminenza Reverendissima, umilissimamente, e mi dichiaro

Molto sottomesso servo
Luigi Ermini, Vescovo di Caiazzo

Giorno 3 maggio 1921.

Risposta della Sacra Congregazione Concistoriale

Sacra Congregazione Concistoriale

Osservazioni sulla relazione quinquennale della diocesi di Caiazzo

Al n. 37. L’Ufficiale, di cui si parla nel canone 1573, come pure il Promotore della giustizia, ecc. ecc. non sono stati nominati per mancanza di Clero. Nonostante tale scarsezza di Clero, è stato istituito il massimo numero degli esaminatori pro- sinodali. Non sarebbe stato meglio ridurre a meno gli esaminatori e nominare altri Ufficiali indicati nel Codice? Ai numeri 40- 41. Un seminario con tre alunni ! Per questi si debbono spendere più di ottomila lire annue e tenere impiegati quattro sacerdoti per la direzione e istruzione. Al n. 70. Due chiese parrocchiali in città, senza un proprio fonte battesimale; lo hanno in comune colla Parrocchia della Cattedrale. Perché? Al n. 85. L’ossequio verso il Clero, il Vescovo e il Sommo Pontefice “per le frequenti calunnie, che nei fogli quotidiani dagli empi si riversano contro la religione …è un poco diminuito”. Intanto anche tra i preti vi sono quelli che leggono giornali (sotto altro rispetto!!!) liberali (cfr. numeri 49- 50).
Letterina al Vescovo:
“Come stiano le cose nella diocesi Caiacense, affidata alle tue cure, la relazione quinquennale da Te inviata a questa Sacra Congregazione lo dice distintamente e ordinatamente. Voglia il cielo che Dio misericordioso esaudisca la tua preghiera e mandi operai nella sua messe. Ma - poiché vi sono dei sacerdoti, i quali amano condurre una comoda vita in famiglia e nel proprio luogo di nascita, piuttosto che lavorare da qualche parte, sebbene per questo motivo un qualche danno delle anime possa verificarsi – questa sacra Congregazione comprende facilmente che volontà divina è che gli operai di codesta diocesi, già inviati nella vigna del Signore, memori della propria vocazione, per la cura e la salvezza delle anime, attendano opportunamente e inopportunamente, così come buoni dispensatori della multiforme grazia di Dio (1 Pietro, 4, 10). E in che modo? Se alimenteranno in loro stessi di più lo spirito della vera pietà, se più frequentemente predicheranno la parola di Dio, se offriranno più opportunamente il buon esempio ai fedeli”.
Se si crede, si aggiunga qualche cosa sull’osservanza del canone 774 di cui sopra al numero 70. Salvo sempre un giudizio migliore.
Roma, 8 Giugno 1923
F. Serafino Cimino ofm
Consultore della S. C. C.

Testo originale

Caiacen, Sacra Congretatio Concistorialis, Relatio 159.

Annus 1921

Sacrosancta patriarchalis basilica S. Pauli, Illustrissimus et Reverendissimus Dominus Aloysius Ermini episcopus Caiacen visitavit Limina S. Pauli Apostoli, et praesentem fidem a me Vicario Sacrarii obtinuit hac die 30 Mensis Aprilis Anni 1921
Vicarius D. Ioseph B. Acerriche, Ordinis Sancti Benedicti
Prima relatio de Diocesis Caiacensi facta Excellentissimo Domino Aloysio Ermini eiusdem Diocesis Episcopo pro quinquennio 1915- 1920 ad normam instructionis S. C. Concistorialis sub die 4 novembris 1918 redacta.


CAPUT I. Generalia de statu materiali personarum et locorum.

1. Ordinarius Caiacensis est Alojsius Ermini, sexagesimum quintum aetatis annum agens, natus in alma urbe Roma; de clero saeculari; consecratus Episcopus die 31 Ianuarii 1909; Diocesis Caiacensis regimen suscepit die 19 martii 1915. Non habet Episcopum Auxiliarem.
2. Diocesis Caiacensis est antiquissima, et fere a primordiis religionis christianae suam institu-tionem iactat. Fama est ipsum Apostolum S. Petrum, aut saltem eius discipulum S. Priscum, Capuanum Episcopum, Evangelium in hac urbe enuntiasse. – Est sedis episcopalis, et nullo gaudet privilegio. Suffraganea Eccleasiae metropolitanae Capuae, ipsum Archiepiscopum Capuanum metropolitam habet. Pro conferentiis modo huc, modo illuc Archiepiscopi et Episcopi regionis campanae conveniunt. Anno proxime elapso in celeberrimum monasterium Montis Cassini convenerunt.
3. a) Locus residentiae Ordinarii Caiacensis est Caiacia vulgo Caiazzo, urbs antiquissima, quae propter suam antiquitatem cum ipsa Roma contendit. Litterae mittantur: Caiazzo – Provincia di Caserta.
b) Tota diocesis continetur fere in spatio qua-draginta quinque milliariorum misurae neapoli-tanae, et a tribus lateribus, scilicet septentrione, oriente et meridie a Vulturno flumine clauditur; ab occidente vero a montibus Caligola et Satilianis. Dioceses finitimae sunt: Aliphana, Cerretana, Santagathensis, Casertana, Capuana et Calvensis atque Theanensis. Plerique incolae agricolae sunt; coeli temperies mitis atque salubris; lingua italica, sed omnes fere dialectum neapolitanum loquuntur.
c) Totius diocesis incolae sunt circiter triginta millia- 30000.
Praecipua oppida: Caiacia vulgo Caiazzo, For-micula vulgo Formicola, Albinianum vulgo Al-vignano et Draco vulgo Dragoni. Omnes, pau-cis evangelicis exceptis, religionem catholicam, Dei gratia, profitentur.
d) Sacerdotes saeculares sunt septuaginta et unus; alumni Seminarii diocesani tres, et unus in Seminario Lateranensi. Nullus clericus.
e) Adest Capitulum Cathedralis et Collegium Mansionariorum tantum.
f) Diocesis divisa est in septem Vicariatus Foraneos, exceptis urbe Caiacen et suburbiis. Vicariae sunt: 1. Formicula. 2. Albinianum. 3. Draco. 4. Baia et Latina. 5. Castrum Sclavorum. 6. Saxae. 7. Quatuor Castra.
Paroeciae sunt triginta quinque, quarum aliquae Ecclesiae Archipresbiterales vocantur.

1) Parochia sub titulo Virg. Mariae in Coelum Assumptae in Ecclesia Cathedrali erecta, quae habet circiter 4000 animas. 2) Paro-chia S. Nicolai vulgo de Figulis in urbe Caiacen complectens animas fere 1500. 3) Parochia S. Petri vulgo del Franco, etiam in urbe Caiacen, animas circiter 900 continens. 4) Parochia Spiritus Sancti , in pago suburbano Planae, quae animas 2021 habet. 5) Parochia S. Ioannis et Pauli, in pago omonimo suburbano, quae animas 941 complectitur. 6) Parochia S. Nicolai in pago suburbano Villae S. Crucis habens animas 900. 7) Parochia Archipresbiterialis S. Christinae V. et M. in terra Formiculae enumerans animas 1800. 8) Parochia Archipresbiterialis S. Mariae de Oratione in pago Pontis Latonae, in Forania Formiculae, animarum 1100. 9) Parochia S. Maria de Monte Carmelo in Casali Trebulae in eadem Forania Formiculae, animas 815 complectens. 10) Parochia S. Prisci in pago Lautunorum et Medicorum in Forania Formiculae, quae habet circiter animas 320. 11) Parochia Omnium Sanctorum in pago Fundulae et Caballariorum in Forania Formiculae com-plectens circiter 400 animas. 12) Parochia Archipresbiterialis S. Sebastiani in Terra et Forania Albiniani pene 1100 animas enu-merans. 13) Parochia S. Nicolai in eadem Terra et Forania Albiniani pene 1100 ani-mas enumerans. 14) Parochia S. Apostolorum Petri et Pauli etiam in dicta Terra et Forania complectens fere 1200 animas. 15) Parochia S. Maria de Monte Carmelo in pa-go Marcianifrigidi eiusdem Foraniae Albi-niani 500 animas habens. 16) Parochia Ar-chipresbiterialis S. Nicolai in Forania Terrae Draconis 500 animae continens. 17) Parochia S. Ioannis Evangelistae in eadem Forania Draconis animas 300 fere habens. 18) Parochia S. Blasii et Andreae in supradicta Forania 800 animas complectens. 19) Parochia S. Simeonis in ipsa Forania Draconis ad animas vix 150 attingens. 20) Parochia Archipresbiterialis S. Stephani Protomartyris in Forania Terrae Baiae ac Latinae et in pago Baiae complectens 550 animas. 21) Parochia S. Viti Martyris in antedicta Forania et pago habens fere 880 animas. 22) Parochia S. Laurentii Martyris in Terra Latinae, quae ad Foraniam ipsius Baiae et Latinae pertinet, fere 1000 animas enumerans. 23) Parochia Archipresbiterialis S. Mariae in Coelum Assumptae in Forania Castri Scla-vorum seu Liberorum complectens 723 animas. 24) Parochia S. Ioannis Baptistae in Casali Maiorani de Monte animas 750 habens, Foraniae Sclavorum. 25) Parochia S. Barbarae Virginis et Martyris in Casali Caesarum animas 222 enumerans, ipsius Foraniae Sclavorum. 26) Parochia S. Andreae Apostoli in pago Merangelorum eiusdem Foraniae Sclavorum, quae circiter 350 animas habet. 27) Parochia S. Nazarii Martiris in Casali Prophetarum antedictae Foraniae Sclavorum non amplius 350 animas continens. 28) Parochia Archipresbiterialis S. Blasii Martyris in Foraniae Castri Saxae habens circiter 500 animas. 29) Parochia S. Mariae de Costantinopoli in pago Preae, Foraniae Castri Saxae, 300 animas continens. 30) Parochia SS. Apostolorum Petri et Pauli de iure patronatus familiae Campagnano in Casali Cisternae enumerans fere 200 animas, eiusdem Foraniae Castri Saxae. 31) Parochia S. Mariae in Coelum Assumpta in Casali Strangulagalli de dicta Forania Castri Saxae animas 562 continens. 32) Pa-rochia Archipresbiterialis S. Mariae ad Nives in Castro Campaneani in Forania Qua-tuor Castrorum complectens animas 1717. 33) Parochia Archipresbiterialis S. Leonis Papae de dicta Forania Quatuor Castrorum in Castro Raiani enumerans animas 1600. 34) Parochia Archipresbiterialis S. Andreae Apostoli in Castro Albinianelli eiusdem Foraniae Quatuor Castrorum continens animas 550. 35) Parochia Archipresbiterialis Sanctissimi Rosarii in Castro Squillarum antedictae Foraniae Quatuor Castrorum habens circiter 800 animas.

Omnes huius diocesis Paroeciae sunt divisae terri-torio iure ecclesiastico.
Ecclesie non parochiales sunt:
In urbe Caiacen: 1) Ecclesia A. G. P. quae a Congregatione Charitatis dependet; 2) Ecclesia S. Francisci, in qua functiones peragit Sodalitium S. Mariae de Suffragio; 3) Ecclesia S. Apolloniae, in qua erecta est Confraternitas sub titulo S. Apolloniae et S. Antonini; 4) Ecclesia Immaculatae Conceptionis cum depedentia ab administratione Pii Instituti; 5) Ecclesia S. Mariae Gratiarum cum adnexo Monasterio olim Patrum Reformatorum S. Francisci, extra moenia. Illi adnexum est Coemeterium publicum, et ab Administratoribus Civitatis dependet. 6) Ecclesia Spiritus Sancti cum adnexo monasterio olim Patrum Cappuccinorum, extra moenia; quae etiam ab Administratoribus Civitatis dependet. 7) Ecclesia S. Mariae de Auxiliis cum parvo Conventu Eremitarum Reformatorum S. Francisci, nunc sub custodia est unius laici; etiam extra moenia. 8) Ecclesia S. Agnetis V. et M. dependens a Congregatione Charitatis. 9) Ecclesia S. Mariae de Castro, utpote in Summitate Castri Caiaciae sita, de iure patronatus Familiae de Angelis.10) Cappella S. Mariae de Costantinopoli de iure patronatus olim Familiae Fortebraccio, nunc autem Marocco. 11) Cappella S. Mariae de Monte Carmelo de iure Familiae Giorgio a meo Excellentissimo Antecessore interdicta. 12) Cappella S. Dominici de iure Familiae Giannelli in pago SS. Ioannis et Pauli. 13) Ecclesia S. Rufi Mart. in pago Caesarani, filialis Ecclesiae Cathedralis.14) Ecclesia ruralis S. Nicolai super montem S. Angeli posita quae ad Parochiam Cathedralis pertinet.

In casali Planae:

15) Ecclesia S. Mariae ad Marcianum cum ad-nexo Eremo et Coemeterio Comunitatis, quae ob aliquas picturas insignes- affreschi- est sub vigilantia illorum, qui monumentis et artibus praesunt. 16) Cappella antiqua S. S. Michaelis et Andreae, ad Ecclesiam Parochialem pertinens. 17) Cappella Immaculatae Conceptionis, in qua laicorum Confra-ternitas erecta est, Ecclesiae Parochiali contigua. 18) Cappella S. Mariae de Suffragio, in qua omonima Confraternitas laicorum erecta est. 19) Cappella Immaculatae Conceptionis de iure patronatus Famialiae Sangiovanni. 20) Ecclesia ruralis S. Mariae de Bucciano ad parochiam SS. Ioannis et Pauli pertinens. 21) Cappella ruralis S. Mariae Perdolentis de iure familiae De Marco Raphaelis.

In terra Albiniani:

22) Ecclesia SS. Annunciationis de iure Congregationis Charitatis eiusdem Terrae. 23) Sacellum supradictae Ecclesiae adnexum, in quo erecta est laicorum Confraternitas sub titulo Septem Dolorum Mariae Virg. 24) Cappella de iure patronatus Familiae Florio. 25) Cappella S. Mauri de iure patronatus laicorum, quae interdicta est a me. 26) Ecclesia campestris S. Ferdinandi, in qua humatum fuit corpus S. Ferdinandi Episcopi Caiacensis, cum adenexo Coemeterio Communitatis.

In terra Draconis:

27) Ecclesia SSmae Annunciationis de iure illius Communitatis. 28) Cappella S. Mariae ab Angelis ad Parochiam SS. Andreae et Blasii pertinens.

In Terra Latinae:

29) Ecclesia Sanctissimae Annunciationis de iure illius Congregationis Charitatis. 30) Ecclesia S. Mariae ad Castrum cum adnexo Eremo ad Archipresbiteralem Ecclesiam Latinae pertinens.

In terra Baiae:

31) Ecclesia S. Mariae in Coelum As-sumptae ad Parochiam S. Viti M.

In terra Formiculae:

32) Ecclesia Spiritus Sancti. 33) Ecclesia S. Mariae Pietatis vulgo in Ponte. 34) Ecclesia S. Rochi contigua Archipresbiterali Ecclesiae in qua laicorum Confraternitas sub titulo omonimo erecta est. 35) Ecclesia S. Marie de Castello seu ad Castrum cum adnexu Eremo, olim Patrum Virginianorum, in qua colitur ima-go B. M. V. Revmo. Capitulo Vati-cano Coronata per manus Exmi Episcopi Caiacensis Friderici De Martino. 36) Cappella SS. Annun-ciationis ad Archipresbiteralem Ecclesiam pertinens. 37) Cappella S. Mariae Pietatis in pago Caballariorum ad Parochiam Fundulae pertinens. 38) Cappella Assumptionis in pago Funari Ecclesiae Archipresbiterialis Pontis Latonae de iure patronatus Familiae Cammuso. 39) Cappella S. Mariae de Monte Carmelo Archipresbiterali Ecclesiae Pontis Latonae pertinens, in via vulgo Cervareccia posita, de iure patronatus Familiae Morelli. 40) Cappella Immaculatae Virginis Conceptionis, in ambitu Archipre-sbiteralis Ecclesiae Pontis Latonae, in loco dicto Mazzoni, de iure patronatus Dominae Anotoniae De Iusi. 41) Cappella S. Andreae Apostoli, parochiae Trebulae pertinens, in pago Casalichii posita a me interdicta. 42) Cappella S. Viti Mart. eidem parochiae Trebulae pertinens, posita in pago Sabiniani.

In Forania Castri Sclavorum:

43) Ecclesia SSmae Annunciationis in pago dicto Villa Liberi, quae Con-gregationi Charitatis eiusdem pagi subest. 44) Cappella S. Mariae ab Arcu in pago Merangelorum de iure patronatus laicorum.45) Cappel-la ruralis in pago Caesarum, cui modo adnexum est publicum Coemeterium. 46) Ecclesia SS. Annunciationis in pago Maiorani de Monte de iure Congregationis Charitatis eiusdem pagi.
In Forania Quatuor Castrorum:

47) Cappella ruralis S. Dominici in ca-stro Raiani de iure patronatus Familiae Franco et haeredum Franci-sci Sangiovanni. 48) Ecclesia S. Mariae Angelorum in Castro Albinianelli cum adnexo Eremo, ubi paucis abhinc annis alumni huius Seminarii rusticantur, de iure Revmi Capituli Cathedralis.

Oratoria modo rite recta et approbata sunt Familiae Morisani et Formichella in terra Formiculae; admodum Revdi Domini Paschalis Fusco in pago Lautunorum terrae Formiculae; Rvmi Domini Aloysii Canonici Theol: De Simone in hac civitate Caiacen , et Revmi Canonici Alexandri Morelli in terra Albiniani. Familiae De Magistris in hac civitate. In hac diocesi nullus locus sacer celeberrimus adest. g) Nulla domus religiosa virorum adest. h) neque mulierum; sed tantum Sorores S. Vincentii de Paulis, vulgo Suore di Carità in hac civitate et in Castro Sclavorum cum dependentia ab administrationibus laicis. Ipsis demandatum est opus dirigendi Orpha-notrophium puellarum, Hospitium pauperum, No-socomium et Asylum infantium, nec non Collegium ad christiane instituendas civiliores puellas.
In terra Albianiani sunt Sorores Virginis Immaculatae ab Ivrea nuncupatae etiam cum dependentia a laicis, et curam infantium habent. Omnes officium suum fidelissime maximaque abnegatione absolvunt.


CAPUT II. De administratione temporalium bonorum, de inventariis et archivis

4. Facultas possidendi, et administrandi, quae Ecclesiae propria est, ob leges eversivas est ita coarctata ut Ecclesia potius vocanda sit ancilla quam domina gentium. Clerus et ecclesiae omnibus bonis expoliati, praesertim hisce temporibus, generaliter miserrimam agerent vitam, nisi multi rem familiarem haberent. 5. Consilium administrationis institutum est duobus ab hinc annis et quatuor constat membris, scilicet: 1. Revmo Domino Alexandro Canonico Morelli; 2. Revmo Domino Ferdinando Canonico Mastroianni; 3. Revmo Domino Ioanne Baptista Arch. Musco; 4. Revmo Domino Dominico De Marco. In omnibus actibus administrativis, uti Codex praescribit, illud Episcopus audit. 6. Ecclesiae Cathedralis et Seminarii administratores quotannis rationem reddunt suae administrationis. Coeteri, praesertim administratores Confra-ternitatum laicorum, paucis exceptis, in actu S. Visitationis rationem reddunt. 7. Circa administrationem generaliter omnia aguntur iuxta canon: 1523; libros accepti et expensi singulae administrationes habent; non desunt tamen qui hoc negligunt; lites generaliter non inchoant sine Ordinarii scripta licentia; se abstinent ab actibus ordinariam administrationem excedentibus; omnia iuxta tabulas fundationum peragunt, exceptione facta illarum institutionum, quae a conciliis laicorum administrantur; 8. Qui bona fiduciaria ad pias causas acceperunt, Ordinarium certiorem fecerunt eique omnia tradiderunt, in quantum scio. 9. In venditione et enphiteusi bonorum (numquam facta est oppignoratio et permutatio) usque modo generaliter servatae sunt normae in Novo Codice Iuris Canonici praescriptae. In locatione autem non servantur. 10. Laudabilis consuetudo solvendi decimas et primitias in hac diocesi pene iam desiit. Non desunt tamen qui primitias Parochis in obsequium offerunt. 11. Non exstant oblationes proprie dictae in commodum paroeciae, neque missionis. Fiunt tamen sive in ecclesiis, sive extra ecclesias collectae pro festis celebrandis. Saepe saepius fideles Hortatus sum ut ex dictis collectis aliquid pro ecclesiarum restauratione et supellectili erogaretur. Ad hoc Consilium plurium virorum constitui, quibus ratio accepti et expensi a magistris festorum reddenda est; sed non omnes rationem reddunt. 12. Decretum, quo singulae missae manuales ad tres libellas italicas taxatae fuerunt, latum est ab omnibus Excellentissimis Ordinariis regionis Campanae in conferentiis habitis anno 1919, datum Litteris collectivis die 2 februarii 1919. Sed Reverendissimum Capitulum Cathedralis nunc, in tanta rerum omnium penuria, postulat ut missarum manualium eleemosyna ad quinque libellas italicas elevetur. Sacerdotes huius diocesis, quantum scio, non colligunt missas, quibus intra annum ipsi satisfacere nequeant. Aliqui missas exuberantes ad Ordinarium mittunt. In hac diocesi non est usus, uti in magnis civitatibus, tradendi Rectoribus ecclesiarum magnum missarum numerum. Ideo ipsi Rectores hunc librum non habent, sed tantum librum pro missis ecclesiis legatis. Puto omnes sacerdotes huius dioecesis librum personalem pro missis adnotandis habere. Sed in hac visitatione neque illi mihi illum exibuerunt neque ego prudenter exsistimavi illum exigere. 13. Omnium ecclesiarum parochialium, Capituli, Confraternitatum et Seminarii exstant inventaria immobilium, mobilium et sacrae supellectilis in duplici exemplari, quorum unum in archivo proprio, aliud in archivo Curiae episcopalis asservatur. Omnes adhibentur circumspectiones, quantum fieri potest, nequid pereat morte Parochi vel Rectoris. Excellentissimus meus antecessor D. Adulphus Turchi “Instructione super Vicariis Fo-raneis die 25 aprilis 1914” mandavit ut Vicarii Fo-ranei, mortuo parocho suae Vicariae, est omnia ad ecclesiam pertinentia caute custodire et universae sacrae supellectilis inventarium accurate facere. Sed non omnes hanc diligentiam adhibent. 14. In Curia Episcopali exstat archivum cum omnibus actibus, totam dioecesim respicentibus, maxima diligentia custoditum. Documenta antiquiora ad sanctam visitationem spectant et incipiunt ab anno 1566; Pergamenae sunt tantum in archivo Capituli Cathedralis, quarum catalogus non est confectus. Adest catalogus rerum in Curia episcopali existentium. Exstat etiam armarium obseratum pro archivo secreto in Curia, in quo scripturae secretae custodiuntur, servatis regulis can: 379. 380. Catalogus nondum est completus, quum documenta examini subiiciantur. 15. Ecclesia Cathedralis, paroeciales et confraternitates, nec non Seminarium sua quoque archiva detinent cum documentis, sed non omnes inventa-rium habent. Hortabor ut quam citius fiat ab omni-bus, et exemplar in Curia reponatur.

CAPUT III. De fide et cultu divino

16. Fides in tota dioecesi integra servatur. In sola terra Albiniani serpit protestantismus magis novitatis causa, quam persuasione. Qui illum profitentur (et sunt pauci) ab America immigrati sunt. Exsistit in rudibus aliqua praxis superstitiosa, praesertim quoad magiam, pro qua adest casus nobis riservatus sine censura. Consilium a vigilantia ob cleri defectum non est constitutum; de qua re Summum Pontificem certiorem feci. Omnes, ad quos spectat iuxta canon: 1406 et decretum S. Officii 22 martii 1918, professionem fidei cum iuramento antimodernistico fideliter praestant. 17. Nullum obstaculum adest ad exercendum libere cultum. 18. Coemeteria ob leges eversivas magis ab auctoritate civili quam ecclesiastica modo dependent. Non impediunt tamen auctoritates civiles quominus in medio eorum erigatur crux et benedictio sepulchris impertiatur.19. Omnia in sanctorum et reliquiarum veneratione, nec non in sacramentorum administratione iuxta leges canonicas et liturgicas peraguntur. Quoad sacras functiones non omnes fideliter semper ritus iuxta liturgiam asservantur, quum non in omnibus locis adsint sacerdotes necessarii. In administratione vero sacramentalis confessionis usus interdum, ad rem citius expediendam, invaluit, quem graviter prohibui, audiendi confessiones et absolvendi mulieres, praesertim puellas in parte anteriori sedis confessionalis extra cratem. Quaod can: 1262 non in omnibus ecclesiis separatio mulierum a viris religiose observatur. Mulieres generatim modestis vestibus utuntur; attamen plerumque detecto capite sacris ritibus assistunt, et aliquando etiamsi sanctissimum Eucharistiae sacramentum sit expositum publicae adorationi: quae consuetudo in hisce locis communis est, quamvis saepe saepius reprobata fuit ab Episcopis. Videtur tamen quod fere impossibile sit ut eradicetur. Pariter hoc dicatur de aliis usibus parum legibus liturgicis consentaneis, maxime si hi antiquitate polleant. Relate ad can: 1264, leges liturgicae circa musicam sacram non semper fideliter servantur. Non adsunt in ecclesiis picturae aliaque a sanctitate loci aliena. Neque in ipsis fiunt generatim profani conventus vel nundinae. 20. Numerus ecclesiarum in singulis oppidis fidelium necessitati sufficit. 21. Generatim ecclesiae sunt mundae, decenter ornatae et supellectili sufficienti instructae. Non desunt tamen ecclesiae egentes, squalidae, fatiscentes. In sacta visitatione omni ope fideles et parochos hortatus sum ut eas reficiant. Una tantum ecclesia aliquas picturas insignes vulgo affreschi habet: ecclesia sub titulo S. Mariae ad Marcianum in casali Planae, et haec a super- Intendentia artium et antiquorum monumentorum dependent. 22. Ingressus in ecclesias dum sacra aguntur est prorsus semperque gratuitus. 23. Ecclesiae rite custodiuntur ne furtis et profanationibus obnoxiae fiant; et quotidie praesertim paroeciales per aliquot diei horas fidelibus patent; Sanctissima Eucharistia in omnibus paroecialibus ecclesiis in altari maiore asservatur. In Ecclesia Cathedrali tantum asservatur in Cappella et altari proprio. Omnes, paucis exceptionibus factis, curant decorem et ornamentum altaris, in quo Sanctissima Eucharistia asservatur. Tabernaculum est inamovi-bile in media parte altaris postum, et lampas oleo olivarum nutrita diu noctuque ardet coram SSmo Sacramento. In ecclesiis pauperioribus hisce temporibus Ordinarius permittit ut oleum olivarum petroleo substituatur, et hoc fecit solummodo in casu verae necessitatis.

CAPUT IV. De iis quae ad Ordinarium pertinent.

24. Redditus, quibus Ordinarius fruitur, proveniunt:
a) ex publico foenore, seu aerario vulgo Cartelle del Debito pubblico italiano consolidato 3, 50 %, et ascendunt ad libellas italicas ……………..5442, 25.
b) ex parvo praedio cum rustica domo locato an-nuis libellis ………………………………..135, 00.
Hoc praedium eo tempore quo fiscus legibus ever-sionis bona Mensae episcopalis vendidit, Episcopo pro tempore reliquit ut rusticari possit; at inutiliter quia adest tantum minima et indecens domus.
c) ex massa communi Capituli Cathedralis et attin-gunt circiter libellas ……………………….544, 00.
Episcopus enim est etiam Canonicus.
Erant olim etiam canones emphiteutyci et vulgo interessi di capitali libellarum 261, 18, qui amplius non exiguntur propter documentorum defectum: attamen in congruae supplemento, uti redditus, hi canones etc. sunt computati, videlicet (nell’attivo), quamquam Oeconomatus generalis, sede vacante, numquam exegit.
1. Pro praedicatione toto Quadragesimae tempore in Ecclesia Cathedralis, modo ad exercitia spiritualia, ad Passionem et tres Horas agoniae reducta (quae tamen non sufficiunt) libellae …212, 00. Rip. Lib. 212, 00

2. Pro conferentiis singulis mensibus pro sa-cerdotibus ( non computato victo) …libellae 300, 00.

3. Onus Quatuor anniversariorum…….34, 00.

4. Onus missarum …44, 20.

5. Anniversarium pro defuncto Episcopo antecessore……15, 00.

6. Pro eleemosyna pauperibus singulis sabbatis ………100, 00.

7. Pro honorario Delegato Episcopali, non computatis incertis Curiae Episcopali …..600, 00.

8. Taxa vulgo manomorta…… 413, 70.

9. Taxa fabbricati………266, 35.

10. Taxa terreni ………49, 95.

11. Taxa Ricchezza mobile per gli interessi di capitale qui sunt inexigibiles……lib. 15, 80.

In totum…………lib. 2051, 00

Non computantur expensae pro manutentione sedis episcopalis.
Redditus ergo accepti est libellarum……….6121, 25
cui addendum est congruae supplementum lib……869, 37.
In totum lib………6990, 62.

Expensae ascendunt ad libellas……2051, 00.
Supersunt libellae……4939, 62.

Incerti Curiae sunt minimi et vix sufficiunt pro expensis Cancellariae, officialium et cursoris. Non adsunt contributiones neque ex dioecesi, neque ex aliis causis. Hi redditus minime sufficiunt ad honestam vitae sustentationem Episcopi. Ordinarius, domum episcopalem inhabitat satis amplam et decentem, cui adnexus est hortus. Est contigua ipsa domus Ecclesiae Cathedrali et in latere eius officium Curiae Episcopalis adest. Convivit Ordinarius cum domestico annorum viginti sex, morigerato et pio.
Episcopus non exigit cathedraticum, neque alias extationes imposuit;
Non est gravatus aere alieno neque uti Ordinarius, neque uti persona privata.
25. Adest inventarium tam aedis episcopalis quam bonorum mensae sive mobilium sive immobilium etiam penes Subeconomum beneficiorum vacan-tium. Episcopus quantum in se est omnia ista bona curat. 26. In ultima sedis vacatione fuit administrator apostolicus; sed bonorum administratio penes Subeconomum erat. 27. Legi residentiae accurate satisfacio; omnia pontificalia perago, in quibus plerumque habeo concionem populo, et tempore Quadragesimae uniuscuiusque anni litteras pastorales ad clerum et ad populum mitto; omnibusque modis tam voce quam scripto curo ut leges ecclesiasticae notae fiant et ab omnibus fideliter serventur. Sed saepe in deserto praedico; nam non omnes mandatis Episcopi obtemperant. 28. Sacramentum Confirmationis administro quoties petitur et visitationis pastoralis tempore. At in hac dioecesi et in dioecesibus finitimis abusus confirmadi infantes irrepsit. Sed tam meus Excellentissimus Antecessor quam ego omni ope conati sumus ad hunc abusum eradicandum. Nunc aliquis fructus huius laboris et quidem non sine difficultate colligitur. Incipiunt enim hi populi comprehendere quod Confirmationis sacramentum recipiendum est aetate sex vel septem annorum, praevia instructione catechistica et confessione sacramentali. E contrario neque occultare debeo neglegentiam nonnullorum, qui sacramenti confirmationis receptionem diu procrastinant.
29. Promoti ad presbiteratus ordinem in quinquennio 1915- 1920 duo tantum sunt: unus ordinatus est ab Exmo Domino Michaele Angelo Zezza, Episcopo tunc Puteolano in Seminario regionali campano, qui quamvis non explevisset quartum annum Theologiae, dispensatus fuit a S. Congregatione propter immane bellum europeum. Alter a me ordinatus fuit. Numerus ordinatorum est impar dioecesis necessitati. Nemo, me Episcopo, incardinatus fuit.
30. Servatae sunt regulae can: 877 in concedenda facultate vel licentia sacramentales confessiones audiendi.
Casus reservati in hac dioecesi sunt:
Casus cum censura latae sententiae nobis reserva-tus:

I. Publicus concubinatus, qui per annum duraverit, etsi concubinarii in una eademque domo non cohabitaverint.

Casus nobis reservati sine censura :

II. Parentes, qui a Parocho admoniti in casibus particularibus de prole baptizanda tam gravissimum munus neglexerint, atque ultra octo dies a Parochi admonitione computandos, Baptismum distulerint.
III. Parentes et ii qui eorum vices gerunt, quique bis vel ter a Parocho vel ab alio sacerdote confessario singulariter ad-moniti de pueris, intra septem et qua-tuor decim annos, in costitutis, rite christiana catechesi erudiendis, neque per se neque per alios, praecipuum hoc munus absolvere curaverint.
IV. Accessio ad eos qui magiam nigram exercent ut, modo praeternaturali ac superstitioso, seu cum rerum sacrarum abusu, occulta cognoscantur vel maleficia tollantur.
31. Circa sacram praedicationem omnia sive a S. P. Benedicto XV, sive a S. C. Consistoriali praescripta servata sunt, et etiam canones 1340- 1347 servati sunt, quantum fieri potest. Homilia fit tantum in missis paroecialibus et in missis, quae in confraternitatibus diebus festis celebrantur. Quoad praedicationem tempore adventus et quadragesimae ob reddituum defectum, res reducta est solummodo ad exercitia spiritualia a dominica Passionis ad dominicam Palmarum, et tantum sermo de Purgatorii poena habetur in dominica quarta. Votum in can: 1345 expressum nondum ad effectum ducere potui. 32. Hic Dei gratia neque acatholici, neque infideles adsunt. Quapropter nuptiae fidelium com ipsis haberi nequeunt. Irrepsit abusus nuptias benedicendi generaliter absque missa, atque saepe post meridiem, forsitan ad vitandas expensas. Hinc deest plerumque sermo parochi prout a rubrica praescribitur. 33. Per me ipsum totam dioecesim in quinquennio visitavi. Convisitatores et sacrae visitationis Secretarius fuerunt semper Canonici e Capituli gremio electi. In sancta visitatione omnia quae a can: 343- 346 praescripta sunt, servavi. Plerumque clericorum personas visitavi, eos singillatim audiendo et aliquando monendo sive circa confessionis frequentiam, sive circa vitae ra-tionem. Pro revisione omnium onerum missarum Consilium quatuor Canonicorum et unius Parochi constitui in hac Curia, qui, peracta diligenti investigatione, omnia mihi retulerunt. Circa missarum autem manualium satisfactionem, die 13 Ianuarii 1916, ad sacerdotes omnes huius dioecesis decretum Ut debita cum opportunis explanationibus misi, ut iuxta normas ibi traditas sese moderarentur . Pro missarum manualium stipem iam dixi in responsione sub numero 12 huius relationis. Unus parochus non celebraverat pro legatis suae paroeciae missas 270 per aliquot annos, et veniam a S. C. Concilii obtinuit per Rescriptum sub die 9 Iulii 1918. 34. Nullam synodum dioecesanam celebravi neque ego, neque novissimi Antecessores propter cleri defectum. Novissima synodus celebrata fuit a Reverendissimo Domino Giannelli, Vicario Capitulari huius dioecesis anno Domini 1876. 35. Nullum Concilium provinciale celebratum est tempore, quo regimen huius dioecesis suscepi. Conferentiis episcopalibus interfui. 36. Actualis auctoritas civilis totius dioecesis est potius obsequens erga Episcopum. Sed non adest illa mutua relatio in omnibus negotiis, quae magnopere animarum bono prodesset.
Fortiter sed suaviter numquam erga humanas potestates servilis fui; neque detrimentum libertati et immunitati Ecclesiae aut dedecus statui ecclesiastico obvenit.

CAPUT V. De Curia dioecesana

37. Curia dioecesana aedes proprias habet palatio episcopali contiguas, sufficientes et convenientes; at restaurationibus indigent.
Officiales Curiae episcopalis sunt:
1. Cancellarius episcopalis; Reverendissimus Dominus Paschalis Mone, Primicerius Ca-thedralis Ecclesiae, aetatis suae annorum 43, qui etiam munere Delegati Episcopalis fungitur.
2. Adiutor et amanuensis: Sac: Aloysius Della Camera annorum 31.
3. Cursor laicus, annorum 43, bonis moribus imbutus.
Officialis, prout praescribitur in can: 1573; pariter promotor iustitiae, defensor vinculi et alii desunt ob cleri defectum.
Quando necessarius fuit defensor vinculi, muneri huic addictus est aliquis ex Canonicis.
Examinatores pro- synodales sunt:
1. Reverendissimus Raphael Albanese Archidiaconus. 2. Revmus Paschalis Mone Primicerius. 3. Revmus Bernardinus Sangiovanni Prim: .4. Revmus Aloysius De Simone Theologus. 5. Revmus Franciscus Giorgio Poenitentiarius. 6. Revmus Alexander Can: Morelli. 7. Revmus Ioannes Can: Perrotta. 8. Revmus Salvator Can: Giannelli. 9. Revmus Flavianus Can: Pannone. 10. Revmus Bernardinus Doctor Di Dario Parochus. 11. Revmus Henricus D’Aveta Archipresbiter. 12 Revmus Dominicus Doctor De Marco.
Parochi consultores sunt:
1. Adm: Reverendus Andreas Pannone Archip. 2. Adm: Revdus Paschalis Fusco Parochus. 3. Adm: Revdus Ioannes Baptista Musco Archip. 4. Adm: Revdus Iosephus Landolfi Parochus. 5. Adm: Revdus Ber-nardinus Doctor Di Dario Parochus. 6. Adm: Revdus Stephanus Puorto Parochus. 7. Adm: Revdus Aloysius Giorgio Paro-chus.

Censores librorum sunt:

1. Reverendissimus Bernardinus Sangio-vanni Primicerius. 2. Revdus Ioannes Perrotta Canonicus.
38. Me bene adiuvant ii qui penes Curiam episcopalem officium tenent.
39. Proventus Curiae episcopalis sunt tantum taxae in Conferentiis episcopalibus regionis campanae statutae et a S. Congregatione Concilii per quinquennium approbatae sub die 28 februarii 1919. Erogantur pro expensis Cancellariae, pro Officiliabus et pro taxa vulgo Ricchezza mobile. Sunt minimae et vix sufficiunt ad quamdam compensationem dandam ipsis Curiae Officialibus.


CAPUT VI. De Seminario

40- 41. Adest Seminarium in ipso reditu a Concilio Tridentino conditum ab Excellentissimo Episcopo Caiacen Domino Fabio Mirto, qui unus ex Secreta-riis ipsius Concilii fuit. Praeteritis temporibus floruit tum propter alumnorum numerum, tum propter disciplinam et studia. Sed modo ob temporum ob nequitias ad pusillum gregem reductum est, vix trium alumnorum, quorum unus ad secundam gymnasii classem pertinet, et duo ad tertiam.
Externam disciplinam regunt:
a) Rector, qui est Reverendissimus Dominus Ioannes Perrotta annorum 66;
Praefectus, qui est Sac: Dominus Aloysius Della Camera, quique etiam Oeconomi munere fungitur. Non adest Director spritualis.
Docent: ipse Rector, Elpidius Farina aetatis an-norum 30 Sacerdos et Sac. Ioannes Baptista Molfi-no annorum 31.
b) Aedes sunt in optimo statu restauratae par-tim a meo Exmo Antecessore, partim a me.
Domus rusticationis est parvum Eremum in sum-mo colle Albinianelli huius dioecesis positum. Habet ecclesiam adnexam, et pertinet ad hoc Reverendissimum Capitulum Cathedrale, quod ad hunc finem Seminario illud cessit.
c) Redditus et onera sunt:

Status activus:

a) Ex foenore pubblico, scilicet tituli redditus ex Gubernio libellae……4410, 00;
b) Vulgo interessi di azioni sulla Banca Mutua Popolare di Caiazzo lib………5, 00;
c) Ex locatione domorum ad ususm taber-narum……………………………..536, 35;
d) Vulgo interessi di capitali…………131, 32;
e) Canones emphiteutyci………………13, 40
f) Taxae ab alumnis solutae………….1220, 00.

Status passivus:

a) Onera fiscalia lib…………………..766, 04;
b) Pro quadam compensatione Rectori et ma-gistris lib………1097, 75;
c) Stipendia lib…………………..….1047, 00;
d) Legata pia lib………………………302, 70;
e) Pro victu lib………………………5018, 07;
f) Pro luce lib………………………..169, 40;
g) Pro cultu sacro lib………………… 80, 45;
h) Pro restauratione aedis lib…………..90, 65.
d) Multa excogitavi ut alumnorum numerus in Seminario augeat, et Parochos, Sacerdotes et fideles omnes huius dioecesis hortatus sum scriptis et verbis; sed exhortationes meae non profuerunt. Rogamus ut Dominus mittat operarios in messem suam.

42. Provisum in numero praecedenti

43. Nullum tributum pro Seminario solvitur. Erant olim pensiones ab Episcopis antecessoribus impositae super ditioribus beneficiis parochialibus, quae a multis annis et proprie ab Episcopatu Excellentissimi Domini Raphaelis Danise (1884- 1898) non amplius solutae sunt. Excellentissimus Dominus Fridericus De Martino, Episcopus huius dioecesis, anno 1902, S. C. Concilii certiorem de hac re fecit. Et S. C. Congr: respondit : “Episcopus utatur iure suo. Sed Episcopo forsitan visum est quaestionem suspensam detinere; et ideo nemo pensionem solvit. Archipresbiter tamen Castri Campaneani, adm: Revdus Dominus Ioannes Baptista Musco, qui annuam pensionem libellarum italicarum 212, 50 solvere debuisset pro Seminario, a duobus annis libellas ducentas (200) circiter quotannis dat pro alumno suae Paroeciae. Singulis fere diebus alumnos Seminarii visito et curo ut omnia quae in can: 1357 praescribuntur, serventur. Adest in Seminario, uti antea dixi, Rector. Adsunt quoque magristri et oeconomus, qui etiam praefecti munere fungitur. Confessarius ordinarius est Canonicus Poenitentiarius Cathedralis Eccleasiae, extraordinarius Parochus ipsius Cathedralis, sed alumni possunt alios confessores adire. Adsunt quoque duo deputati pro disciplina, qui sunt: Reverendissimi Canonici Salvator Giannelli et Flavianus Pannone; et duo pro oeconomia: Revmi Canonici Franciscus Giorgio et Ferdinandus Mastroianni, nec non Secretarius ad redigenda acta deliberata: Revmus Paschalis Mone.
In Seminarium admitto tantum filios legitimos, qui probabilem spem dant ecclesiasticis ministeriis inserviendi, et quantum in me est curo ut serventur cetera omnia, quae in canonibus relative ad Seminarium praescripta sunt. 44. Est in Pontificio Seminario Romano maiore in Laterano alumnus huius dioecesis: Alexander Bencivenga annorum 21 pietate et studio praestans, qui nullam taxam solvit. Nam fuit insignis benefactor, qui anno Domini 1916 locum gratuitum in eodem Pontificio Seminario pro alumno huius dioecesis fundavit. Normae pro collatione huius loci gratuiti sunt penes ipsum Seminarium Pontificium, et hanc meam Curiam.


CAPUT VII. De Clero generatim

45. Clerus generatim habet quo honeste vivere possit, sed potius ex re familiari quam ex proventibus ministerii. Non desunt tamen qui in paupertate vivunt. Non adsunt pro senibus et infirmis neque domus, neque subsidia, quibus adiuvari possunt. 46. Domus pro spiritualibus cleri excercitiis a me electae sunt domus Patrum Societatis Iesu et Congregationis Missionum in Civitate Neapoli. 47. Quantum in me est curo ut omnes Sacerdotes facilius Poenitentiae Sacramento utantur; pro conferentiis mensilibus hucusque arcessivi semper aliquem sacerdotem e clero regulari. Quoad secundam partem can: 125 vero referam alia mea epistola. Can: 126. Sacerdotes, exceptis senibus et habitualiter infirmis tertio quoque anno per sex dies in domo religiosa S. I. aut S. Missionum in urbe Neapoli, spiritualibus exercitiis vacant: Pauci vero aegre ad hanc pietatis operam incumbunt. Can: 130. Propter bellum novi sacerdotes examen annuale numquam dederunt. Can: 131. 448. Singulis mensibus, exceptis mensibus Iulio et Augusto, Habentur, diebus designatis in kalendario dioecesano, conferentiae in urbe Caiacen, quibus conveniunt sacerdotes, Parochi, Canonici urbani et sub urbani tam pro solutione casus moralis et liturgici, quam pro meditatione, quae generaliter fit ab aliquo sacerdote e clero regulari, praesertim Societatis Iesu. Iisdem diebus conferentiae debent haberi in unaquaque Forania, et convenire sacerdotes et parochi Foraniae ad eundem finem. Meditatio tantum fit ex aliquo libro et praesertim: “Gusmini. Il ritiro mensile per i sacerdoti.” Non desunt sacerdotes qui hanc piam praxim neglegunt, quamvis normas tradiderim, et saepe saepius omnes instigaverim. Sic in Forania Quatuor Castrorum vulgo Castel Campagnano, nihil actum fuit anno elapso circa conventus seu conferentias. Idem accidit, exceptis duobus mensibus, in Forania Draconis.
Can: 133. Plerique sacerdotes cohabitant cum parentibus aut consaguineis, vel cum mulieribus aetatis synodalis et bonae famae. Erant pauci cohabitantes cum milieribus suspectis, quos prohibui cohabitationem cum dictis mulieribus, et saltem in speciem eas e domo expulerunt. Can: 134. Hic non adest consuetudo tam laudabilis vitae communis. Can: 135. Puto sacerdotes omnes, aliqua exceptione facta, quotidie horas canonicas recitare. Sunt duo sacerdotes fere coeci, Ioannes Isabella et Bernardinus Frese, qui commutationem divini officii receperunt a S. Congr: Concilii. (Rescript: 24 septembris 1918- 13 iunii 1919.) Can: 136. Deferunt omnes decentem habitum ecclesiasticum, paucis exceptis solum habitum vulgo greca deferentibus, et tonsuram clericalem. Quatuor tantum annulo sine iure utuntur. Can: 811. In missae celebratione vestem talarem deferunt, et ex supradictis in can: 136, aliquis non se abstinet ab annulo. Can: 137. Quidam de bonis propriis tantum fideiussionem dant, inconsulto Ordinario. Can: 138- 140- 142. Generaliter sacerdotes ab omnibus, quae statum ecclesiasticum dedecent, a theatris et spectaculis mundanis abstinent. Pauci tamen negotiationem in propriam utilitatem exercent. Can: 48. Unus tantum Canonicus (puto cum licentia praedecessoris mei) operam suam praestat in mensa nummularia in hac urbe existente ratione boni communis. Can: 49- 50. Mihi videtur clerus generatim servare erga Apostolicam Sedem oboedientiam et reverentiam. At quoad ea, quae in can: 128 leguntur, sunt sacerdotes, qui potius commodam vitam penes familiam et in propria patria agere amat, quam alicubi operam praestare, etiamsi ex hoc aliqua animarum iactura evenire possit. Nemo Universitatem laicam frequentat. Can: 51. Non adsunt sacerdotes qui in diariis et libellis periodicis scribunt. Can: 52. Neque qui legunt diaria, ephemerides et libros, quae dede-cent. Quidam legunt diaria, sub aliquo respectu, liberalia, uti sunt: Mattino- Roma- Idea Nazionale. Hoc accidit etiam quum non sit tam facile recepire Corriere d’Italia aut aliud diarium catholicum. Pauci sacerdotes factionibus municipalibus et politicis aliquo modo tempore electionis se indebite immiscent. Quuum autem constituta fuerit in Italia factio vulgo “Partito Popolare Italiano”, in hac dioecesi sed non in omnibus locis statutae sunt sectiones dictae factionis. Secretarius omnium factionum, ob virorum saecularium defectum, est sacerdos Ioannes Baptista Molfino. In hac urbe unus sacerdos Gregorius Mormile ad Consilium comunale pertinet, uti pars factionis “partito popolare”. Adest unus sacerdos suspensus a divinis: Gabriel Visco- a mense ianuario 1920, et nullum resipiscientiae signum dat. Sed habitum clericalem induit, et ad negotiationem et agriculturam incumbit.
Sunt etiam tres sacerdotes in Americam abhinc multis annis emigrati, De Simone Antonius, Santa-barbara Dominicus Antonius et Iosephus Iadone, qui vestem clericalem exuerunt, et forsitan ad protestantismum transierunt. Can: 53. Contra sacerdotem Pepe Vincentium, Parochum S. Simeonis in Terra Draconis, prohibitionem exercendi officium parochiale irrogavi, et casum retuli ad istam S. Congr: Concilii. Erat etiam alter Parochus: Rossi Franciscus in Terra Albiniani, qui suspensus a suo officio a me, beneficium paroeciale resignavit et annuam pensionem libellarum 500 a S. Sede obtinuit; sed mortuus est.


CAPUT VIII. De Capitulo

Can: 54- 55. Capitulum Cathedrale= duodecim canonicis constat, quorum tres sunt dignitates, sex presbiteri et tres diaconi. Dignitates sunt: 1. Archidiaconatus. 2. Primiceriatus primus. 3. Primiceriatus secundus. Adest in Capitulo officium canonici theologi et poenitentiarii ad ordinem presbiterorum pertinentium. Canonicus theologus est doctor in sacra theologia; minime vero poenitentiarius. Neuter aliud officium in dioecesi habet, cui adnexa sit iurisdictio in foro externo. Canonicus theologus ob adversam valetudinem dispensatus fuit a S. C. Concilii, Rescripto 30 novembris 1916 N. 3602/16, ab onere sacram Scripturam in Ecclesia explanandi, et quotannis libellas centum favore sacristiae Ecclesiae cathedralis erogat. Quoad si ipse theologus convaluerit, ita ut aliquam ex indultis viginti lectionibus habuerit, ex eodem Rescripto facultas illi est retinendi pro unaquaque lectione quinque libellas. Canonicus poenitentiarius in sede sibi in ecclesia cathedrali destinata pro excipiendis confessionibus toto tempore divinorum officiorum residet. Residet quoque tempore praecedenti, sed diebus dominicis et festis tantum. Adsunt beneficiati minores Mansionarii appellati. Olim erant septem, sed modo tres sunt ob sacerdotum defectum. Can: 56. Dotatio Capituli praebendis atque massa communi constat. Singuli canonici suam habent praebendam distinctam et ipsi eam administrant. Omnes praebendae ex foenore publico proveniunt et unicuique canonicatui sunt nominatae. Quidam canonicatus habent etiam canones et vulgo interessi di capitale, sed minimi.

En praebendae:

a) Praebenda archidiaconalis sub titulo S. Ste-phani, lib…………………………..371, 00;
b) Praebenda primi Primiceriatus sub titulo S. Leucii, lib………………………….350, 00;
c) Praebenda secundi Primiceriatus sub titulo S. Ferdinandi, lib,………………….290, 50;
d) Praebenda theologalis sub titulo S. Ioannis del Forno, lib………………………563, 50;
e) Praebenda poenitentiariae sub titulo S. Ma-ximi, lib. …………………………..465, 50;
f) Praebenda Presbiteralis sub titulo S. Salva-toris, lib. ………………………….152, 90;
g) Praebenda Presbyt: sub titulo S. Donati, lib…………………………………129, 50;
h) Praebenda Presbyt: sub titulo S. Nazarii M. , lib………………………………..210, 00;
i) Praebenda Presbyt: sub titulo S. Erasmi, lib…………………………………136, 50;
l) Praebenda diaconalis sub titulo S. Victoris, lib. ……………………………………………350, 00;
m) Praebenda diaconalis sub titulo S. Martini, lib…………………………………………280, 00;
n) Praebenda diaconalis sub titulo S. Viti M, lib…………………………………………262, 50.

Primus canonicus diaconus habet etiam supra praebendam lib……………………………105, 00,
Primus Primicerius habet libellas circiter…………………11, 00, provenientes ex cano-nibus et vulgo interessi di capitale.
Canonicus theologus libellas…………………..28, 20, etiam ex canonibus et vulgo interessi.
Canonici diaconi libellas………….21, 00;
Primo Canonico Presbytero dantur a Praebenda S. Nazarii lib. 8, 25 quae pro missis erogantur.
Pro praebendis ditioribus solvuntur taxae vulgo Manomorta, Quota di concorso, et pro canonibus taxa vulgo Ricchezza mobile.

Massa communis ipsius Capituli provenit etiam ex foenore publico, ex canonibus et interessi di capitale.
a) Ex publico foenore, lib…………………7619, 90;
b) Ex canonibus et interess, lib…………..866, 90;
In totum, lib………………..8486, 80.

Pro omnibus oneribus cultus, missarum et fisci erogantur libellae 2140, 55. Supersunt libellae 6346, 25, quae dividuntur uti distributiones quotidianae inter dignitates, canonicos et episcopum, uti canonicum, ita tamen ut episcopus, dignitates et presbyteri habeant duplum et diaconi dimidium. Distributiones quotidianae, quae se cedere deberent diligentibus, ob antiquissimam consuetudinem coacervantur et unoquoque semestri dividuntur canonicis et dignitatibus, servata proportione uti supra. Canonici absentes a choro sine causa canonica punctantur, et fallentiae, uti dixi ante, dividuntur omnibus. Redditus collegii Mansionariorum sunt libellarum 450, 81.
Pro satisfactionem missarum, et pro taxa vulgo manomorta et Ricchezza mobile erogantur libellas…………………………………….188, 35;
Supersunt libellae:…………………………262, 46,
quae singulis mansionariis dividuntur.

Ad huius materiae complementum addendum puto SS. D. N. Benedictum PP. XV. precibus Reveren-dissimi Capituli Cathedralis, benigne annuentem, donasse favore ipsius Capituli, Mansionariorum et Sacristiae maioris Ecclesiae Cathedralis quadraginta millia libellarum capitalis nominalis cum annuis redditibus duarum millium libellarum et cum onere celebrandi ad mentem Fundatoris annuas missas centum. Omnibus mature perpensis, duo millia libellarum, meo decreto, sub die 3 februarii 1920, ab ipso Consilio pontificio pro operibus religionis approbato sub die 21 februarii 1920 divisi modo sequenti:
1. Reverendissimo Capitulo libellas 1200, 00;
2. Collegio Mansionariorum lib….…400, 00;
3. Sacristiae maiori lib……………….400, 00;
In totum lib……………………..2000, 00.

Can: 57. Non adsunt canonicatus aut beneficia patronata.

Can: 58. Exstant statuta ab Exmo Domino Iosepho Spinelli Episcopo Caiacen confecta, sed reformata et approbata ab Eccellentissimo Domino Friderico De Martino, Episcopo Caiacen, quae a Capitulo generatim servantur. Can: 59. Non adsunt canonici ad honorem. Unus tantum coadiutor cum futura successione. Can: 60. Sede episcopali vacante, dioecesis regimini providetur electione Vicarii capitularis a Reverendissimo Capitulo electi ad normam iuris. Duabus ultimis vicibus ipsa Sedes Apostolica eosdem Episcopos translatos Administratores Apostolicos nominavit. Can: 61. Capitulum meliori quo potest modo sacras functiones peragit iuxta normas liturgicas, habita ratione loci, cleri defectu et maxima paupertate Cathedralis. Generatim Capitulum obsequium Ordinario praestat. Can: 62. In hac dioecesi non adsunt Capitula insignia vel Communia cleri ad modum Capitulorum.


CAPUT IX. De Vicariis Foraneis et parochiae

Can: 63. Generatim Vicarii foranei parum diligenter ea omnia, quae canon 447 preascribit, adimplent. Quam ob rem saepe saepius eos ad officium suum adimplendum hortatus sum. Non visitant paroecias sui districtus, neque rationem de statu sui vicariatus quotannis reddunt.
Can: 64. Omnes paroeciae de suo proprio pastore sunt provisae, excepta paroecia urbana sub titulo S. Nicolai de Figulis, quae vacans est a die 3 mensis septembris praeteriti anni 1920 per obitum illius parochi Domini Matthaei Pagliaro. Volens dictam paroeciam de idoneo parocho provideri, tres parochos interrogavi, et etiam duos sacerdotes, qui mihi magis idonei videntur. Sed quamvis antedicta paroecia redditibus satis pinguibus praedita sit, ita ut sit omnibus ditior, nemo tamen hoc beneficium ex illis, quos interrogavi, recipere voluit. Qui autem illud consequi vellent, non videntur mihi idonei. Adest interim Oeconomus Curatus, qui officium suum diligenter adimplet. Omnes paroeciae unum habent pastorem, uti de iure. Can. 65. Non adsunt paroeciae amovibiles, neque Capitulo unitae, neque domi religiosae aut alii morali personae. Can: 66. Una paroecia tantum est patronatui obnoxia, sub titulo Sanctorum Apostolorum Petri et Pauli in pago vulgo Cisterna. Patroni fere nullam curam habent onera iuris patronatus implendi. Usque adhuc nihil illis proposui ut loco iuris patronatus, quo fruuntur, suffragia spiritualia acceptarent. In posterum videbo. Parochus dictae paroeciae de iure patronatus pluribus abhinc annis nominatus est, et normas a sacris canonibus traditas servatas fuisse puto. Non adsunt electiones, seu praesentationes populares. Can: 67. Provisio paroeciarum semper per concursum et ad normam iuris facta est. Can: 68. Generatim parochi ex immobilibus ab agris constitutis vivunt. Adsunt etiam paroeciae quae alienatione agrorum vel arborum titulos ex publico foenore habent. Incerti stolae minimi sunt; non adsunt fidelium contributiones. Multae paroeciae, quindecim, congruae supplemento fruuntur. Hisce temporibus propter locationum agrorum augmentum parochi generatim commode vivunt, paucis exceptis, quum eorum paroeciae paucos agros habeant. Maior pars domo propria paroeciali instructi sunt eaque generatim sufficienti. Alii in locationem privatorum domos ducunt. Can: 69. Generatim parochi gratuitum ministerium praestant iis qui solvendo pares non sunt. Omnes legi residentiae satisfaciunt. Parochus huius ecclesaie cathedralis tantum non habitat in finibus suae paroeciae, sed do-mus non multo distat ab ecclesia; et Parochus Casalis Cisternae, qui quum non potuerit invenire domum in dicta paroecia, residet in proxima paroe-cia Casalis Strangulagalli, quae fere mille passus abest. Ibi domum suam habet. Puto omnes missam pro populo applicare; nam unoquoque semestri schedulam ab ipsis transcriptam et subsignatam ad me mittunt. Sunt potius diligentes in sacramentorum administratione; sed non omnes quoad anima-rum salutis zelum.
Generatim aegrotos adiuvant et illis sacramenta administrant. Pauci vigilantiam adhibent, ne errores contra fidem et vitia subrepant; similiter quoad opera caritatis, fidei et pietatis in paroecia instituenda et fovenda. Omnes, paucis exceptis, libros paroeciales recte conficiunt. Quoad exemplaria omnes quotannis Curiae Episcopali illa tradunt. Olea sacra in loco decenti ac tuto in ecclesiis custodiuntur. Can: 70. Omnes ecclesiae paroeciales, exceptis ecclesiis S. Nicolai de Figulis ac S. Petri del Franco in hac urbe, sacro fonte instructae sunt. Parochi quidem harum ecclesiarum in ecclesiam cathedralem conveniunt, ubi adest fons baptismalis pro tribus paroeciis urbanis. Quum paroeciae omnes huius dioecesis angustis finibus clauduntur, non oportet infantes in aliam ecclesiam proximiorem pro administratione baptismi transferri. Can: 71. Parochi saepe fideles ad sanctam communionem excitant; sed pauci quotidie pane eucharistico reficiuntur, praesertim quod desint confessarii extraordinarii, quos adire possint. In tota dioecesi nulla adest religiosa familia. Fere omnes fideles morti proximi S. Viaticum suscipiunt. Fit Visitatio serotina in omnibus paroeciis, paucis exceptis ob parochi negligentiam. Sed tempore aestivo, quum plerique incolae sint agricolae, diebus ferialibus vel fit primo mane post missam, vel omittitur in paroeciis ruralibus. In aliqua paroecia peragitur pium exercitium horae adorationis, et in multis quatuor diebus ante Cineres quadraginta horarum. Celebrantur saepe festa B. Mariae V. et Sanctorum cum novenario, in quo tribus ultimis diebus fit expositio solemnis SSmi Sacramenti. Quoad can: 854 parentes generatim suum officium negligunt. Praemissa aliqua praeparatione toto quadragesimae tempore, parochi ad primam Communionem disponunt pueros. At de sufficienti ipsorum puerorum dispositione ad hunc actum non semper res recte se habent. Can: 72. Parochi generatim curant ut infirmi sacramentum extremae unctionis recipiant, dum sunt sui compotes. Can: 73. Circa matrimonii celebrationem parochi ea omnia, quae in Codice sunt praescripta, faciunt. Non desunt tamen negligentes, quos in sacra visitatione obiurgavi. Matrimonium, uti dixi ante, celebratur fere semper sine missa pro sponsis, parochus plerumque sermonem praescriptum omittit. Can: 74. Circa catechesim paucissimi sunt parochi diligentes, et amplam relationem de hac re ad S. C. Concilii feci. Tempore quadragesimae omnes erudiunt pueros eosque ad sanctam Communionem disponunt. Diebus festis non omnes catechismum pueris impertiunt , et vix pauci adultis, quamvis et antecessores mei et ego frequenter inculcavissemus instructionem catechisticam. Ab omnibus, paucis exceptis, servantur lex evangelium explanandi diebus dominicis intra missarum solemnia. At quum in paroecia contingat celebratio alicuius festi cum solemnitate externa et habetur sermo de festo recur-rente, explanatio evangelii omittitur.
Paucae sacrae conciones statis quibusdam temporibus habentur. Interdum fiunt exercitia spiritualia et sacrae missiones in maioribus pagis, praesertim quum sacra visitatio ab Episcopo facienda sit. Can: 76. Pauci sunt vicarii cooperatores, et hi officiis suis laudabiliter funguntur.

CAPUT X. De religiosis

Can: 77. In hac dioecesi non adsunt domus religio-sae neque virorum, neque mulierum. Sunt tantum Sorores S. Vincentii de Paulis, vulgo Suore di Cari-tà, et Sorores Virginis Immaculatae, vulgo Suore d’Ivrea, uti dixi sub num : 3 g. h. huius relationis. Visitationem in earum domibus peregi, et omnia, iuxta earum statuta, fiunt. Ad earum curam spiritualem duo confessarii sunt deputati: ordinarius et extraordinarius, iuxta sacros canones nominati, qui recte officio suo funguntur. Dictae religiosae optimam famam servant et exemplum magnae pietatis praebent. Huic dioecesi utilitatem maximam afferunt, praesertim quoad catechismum, quem docent pueros ac puellas, et quoad sanctam Communionem, quam inter fideles promovent. Ipsae habent vota simplicia communia, quae singulis annis renovant.


CAPUT XI. De populo fideli

Can: 84. Generatim populi mores boni sunt. Vitium quod magis dominatur est turpiloquium. Familia tam privatim quam publice vitam christianam ducit, praesertim in pagis ruralibus, in quibus piae traditiones adhuc servantur. Iuvenes vero, qui e vita militari post bellum redierunt, quendam indifferentismi spiritum praebent. Fatendum est quod hi populi in festis religiosis magis pompam externam amant quam pietatem; sed hoc potius ex ignorantia et culturae religiosae carentia. Non adsunt differentiae notabiles unius loci ab alio. Curavi ut populus a parochis circa religionem accuratius erudiatur, et normas pro celebratione festorum dedi, ita ut non reducantur festa, ad solam externam solemnitatem, sed ad excitandam pietatem ac veram devotionem. Sed in hoc sunt adhuc dura cervice. Can: 85. Maximum erat usque modo obsequium erga clericos, Episcopum et Summum Pontificem; sed propter frequentes calumnias, quae in foliis quotidianis ab impiis evomuntur contra religionem, praesertim tempore belli europaei, et etiam propter aliquem lapsum quorumdam sacerdotum, in aliquibus tale obsequium parum imminutum est. Can: 86. Fere omnes preaecpto audiendi sacrum diebus festis satifaciunt; non ita praecepto abstinendi ab operibus servilibus. Multi enim, praesertim quoad culturam vitis et frumenti, facile illud violant.
Circa abstinentiam omnes, paucis, qui evoluti dicuntur, exceptis, eam observant; sed ieiunium, sive propter labores sive propter adversam valetudinem pauci illud observant. Generatim sunt diligentes ut infantibus subito administretur baptismus. In familiis ditioribus incipit mos differendi baptismum ultra octavum diem, ideoque huic neglegentiae parentum casum reservatum sine censura inflixi. In hac urbe una puella annorum circiter quindecim non est baptizata. Paucis abhinc mensibus rogatus fui ut illi baptismum administrarem. Libenter annui eamque Sororibus charitatis huius civitatis commisi pro instructione religiosa necessaria; sed aliquot post dies non amplius ad Sorores convenit nihilque aliud de baptismo conferendo parentes eius mihi dixerunt. In terra Albiniani adest etiam una familia et parentes, quamvis catholici, quia modo prote-stantismum profitentur, non faciunt admninistrare baptismum filiis. Omnes generatim mulieres, ex-ceptis quae in publico peccato vivunt, Commun-ionem paschalem faciunt; ex viris sunt multi, prae-sertim in hac urbe, qui sive ob neglegentiam sive ob humanum respectum hoc praeceptum non adimplent. Proportione quadam facta, puto pro singulis centenis viros esse viginti, mulieres quinque. Mulieres multae et praesertim puellae communionem frequentem faciunt; pauci iuvenes et viri. Nemo extrema sacramenta recusat; sed tantum aliqui illa differunt. Hi sunt pauci et habentur in classi magis alta. Hi populi nesciunt quem sibi velit cadaverum crematio. Mortui deferuntur ad sepulturam semper funeribus religiosis. Adest tantum abusus, sed tantum in hac urbe, quod cadaver non deferatur in ecclesiam, sed recto tramite ad coemeterium. Can: 87. Rarissimum est matrimonium more civile. Habentur aliqui concubinatus: unus pro millibus; nullum divortium. Non adsunt vitia contra matrimonium. In classi magis alta deplorandus est onanismus, sed non tantum frequens ad vitandam filio-rum procreationem. Can: 88. Hi sunt omnes catholici. Can: 89. Parentes generatim sunt parum diligentes quoad educationem religiosam et mo-ralem filiorum; diligentiores quoad educationem civilem et phisicam. Quare ubique locorum in sancta visitatione et in litteris pastoralibus et in homiliis semper insisto super hac gravi obligatione et casum reservatum sine censura inflixi illis parentibus et iis qui eorum vices gerunt, quique bis vel ter a parocho ab alio sacerdote confessario singulariter admoniti; quae admonitio numquam serio et efficaciter peracta est, immo plerumque omissa, de pueris christiana Catechesi erudiendis, neque per se, neque per alios, praecipuum hoc munus absolvere curaverint. Ad hoc opusculum edidi, cui titulus “Piccolo manuale religioso per le famiglie cristiane”. Can: 90. In scholis elementaribus non traditur, facta aliqua exceptione, institutio religiosa; nam parentes illam non petunt. Magistri generatim sunt moribus et ideis religiosis bonis. Quantum in me est, quod facere potui, feci. Quando hae scholae sunt commissae mulieribus, illas rogavi catechismum docerent; et multae hoc mihi spoponderunt . Non est modus scholas confessionales instituendi. Can: 91. Scholae confessionales non possunt institui ob pecuniae defectum; neque post- scholaria. Aderant Congregationes Marianae puerorum et puellarum in hac urbe, sed fere mortuae. Occasione sanctarum Missionum mense novembris 1920 ripristinatae fuerunt et modo sunt satis numerosae. Catechismus fit parochis in ecclesiis diebus dominicis et festis, uti iam dictum est. Can: 92. Adsunt in dioecesi saeculares tertii ordines, sed pauci. Confraternitates laicorum sunt in omnibus fere paroeciis dioecesis, sed haud magna dependentia ab Ordinario. Attamen curavi ut ad normam sacrorum canonum se gerant, et elegi delegatos meos ad hoc officium. Adsunt etiam Congregationes doctrinae christianae a meo Exmo Antecessore fere in omnibus paroeciis erectae; sed quasi non essent. Can: 93. Iam dixi quod Confra-ternitates laicorum parum subiectae sint Ordinario. Rationem reddunt Curiae Episcopali in sancta visitatione; sed quotannis omnibus adscriptis. Can: 94. Post bellum constitutae sunt variae associationes agricolarum, pugnantium; sed finem habent oeconomicum et mutui subsidii. Asyla pro infantibus adsunt tantum in hac urbe, in terra Albiniani et in Castro Sclavorum. Adest etiam orphanotrophium pro puellis et asylum pro senibus in hac urbe; et magnum beneficium sive morale sive temporale hae institutiones praestant. Attamen haec omnia nullam aliam dependentiam ab ordinario habent, quam omnes Christi fideles: quia directio et moderatio sunt penes laicos viros. Can: 95. Nihilominus tam Confraternitatibus laicorum quam in asylis supradictis curator aliquo modo instructio religiosa. Adscripti vitam christianam ducunt. Can: 96. Non diffunduntur ephemerides, diaria obscoena aut libri, sed tantum diaria lileralia vulgo “Mattino, Roma” etc. Can: 97. Vix pauci iuvenes ad sectam massonicam adscripti sunt; sed nullam operam adversus religionem moliuntur, quum sciant maximam partem populi esse Ecclesiae catholicae obsequentem. Can: 98. Duae sectiones socialismi tantum exstant in dioecesi: una in hac urbe et altera in terra Formiculae, sed adscripti non excedunt numerum viginti. Habent nomen tantum; sed in ecclesiam conveniunt et parentes faciunt administrare bap-tismum et alia sacramenta suis filiis. Can: 99. Populi huius dioecesis generatim sunt parum evoluti et ius politicum exercent etiam sub dependentia duorum vel trium, qui vulgo “capipartito” vocantur, eosque ad urnas, uti gregem ovium, ducunt. Nunc incipit quaedam redemptio, et sectiones factionis popularis ad hunc finem laborant.


CAPUT XII. Osservationes

Nunc loquar, breviter, de hac postrema parte. Et in primis aliquid dicam relative ad populum. Est hic bona indole praeditus, et suo ipsius ingenio ad religionem proclivis: insuper plerumque intelligendi vi pollet; attamen saepe deest ei animi magnitudo, idcirco haud faciliter offensis veniam commodat, nec cito memoriam eorum deponit. Hinc saepe saepius epistolas, plerumque calumniis refertas et anonymas auctoritatibus mittit, affirmans, etiam iuramento, hodie, quod cras pariter negat; sed potius ab animi mobilitate, quam malignitate: uno verbo, terra optima, sed variis de causis et longo tempore inculta. Clerus vero, qui ab iisdem populi moralibus conditionibus alienus non est, nullam veram et ecclesiasticam educationem in Seminario habuit: ideo sacerdotes pietatis operibus , de quibus in can: 125, non multum mihi videretur vacare; sic animarum sollicitudo et alia, hisce temporibus necessaria, eis non sunt. Quoad ea, quae conditiones respiciunt materiales, aliquid dicam. De mensa episcopali iam in relatione omnia adnotavi: tantummodo adiungam quod Summus Pontifex Benedictus S. S. XV adsignavit ordinario pro tempore duo annua milia libellarum cum onere missarum centum (100): at hodie etiam haec minime sufficiunt. Cathedralis autem maxima paupertate laborat, exempli gratia sacrarii custos laicus habet suam annuam mercedem centum et quinquaginta libellarum (150!!), pariter eamdem habet sacerdos qui sacrariis praeest (vulgo sagrestano maggiore). Sic plerumque templum est neglectum, vel manet sub puerorum potestate, qui minime se gerunt castigatis modis. Insuper desunt aulae decentes, tum ad canonicorum conventum, tum ad sacras res rite custodiendas. Latum aedificium multis et vere necessariis instaurationibus indiget tam exterius quam interius. Haec breviter existimabam opportunum dicere; nunc maxima reverentia et obsequio Eminentiae Suae Reverendissimae sacras manus osculor humillime, et me profiteor

Addictissimum servum
Aloysium Ermini Episcopum
Caiacen

Caiaciae, 19 aprilis 1921
die 3 maii 1921

Sacra Congregatio Consistorialis

Locus: Caiazzo
Rescriptum: Relazione e Visita ad Limina.
Num. Prot. 352/21

Detur attestatio relationis et visitationis.
Taxa lib. 15. BR.
Non si risponde, il Vescovo è stato trasferito.

[Osservazioni- 1923]

Sacra Congregazione Concistoriale

Osservazioni sulla relazione quinquennale della
Diocesi di Caiazzo

Al n. 37. L’Ufficiale, di cui si parla nel c. 1573, come pure il Promotore della giustizia, ecc. ecc. non sono stati nominati ob defectum Cleri. Nonostante tale scarsezza di Clero, è stato istituito il massimo numero degli esaminatori pro- sinodali. Non sarebbe stato meglio ridurre a meno gli esaminatori e nominare altri Ufficiali indicati nel Codice? Al n. 40- 41. Un seminario con tre alunni ! Per questi si debbono spendere più di ottomila lire annue e tenere impiegati quattro sacerdoti per la direzione e istruzione. Al n. 70. Due chiese parrocchiali in città senza fonte battesimale proprio; lo hanno in comune colla Parrocchia della Cattedrale. Perché? Al n. 85. L’ossequio verso il Clero, il Vescovo e il Sommo Pontefice “propter frequentes calumnias, quae in foliis quotidianis ab impiis evomuntur…parum imminutum est”. Intanto anche tra i Preti vi sono quelli che leggono giornali (sub aliquo respectu!!!) liberali (cfr. nn. 49- 50). Letterina al Vescovo: “Quomodo res se habeant in Cajacensi dioecesi, Tuis curis concreditae, relatio quinquennalis ad hanc Sacram Congregationem a Te missa distincte et ordinate dicit. Utinam exaudiat misericors Deus orationen Tuam et operarios mittat in messem suam. Ast – quoniam sunt sacerdotes, qui potius commodam vitam penes familiam et in propria patria agere amant, quam alicubi operam praestare, etiamsi ex hoc aliqua animarum iactura evenire possit – haec sacra Congregatio facile animadvertit divinam esse voluntatem ut operarii istius dioeceseos iam in vineam Domini missi, propriae vocationis memores, pro animarum cura et salute opportunius et importunius instent tamquam boni dispensatores multiformis gratiae Dei (1 Petri, 4, 10). Et quomodo? Si spiritum verae pietatis in seipsis magis fovebunt, si frequentius verbum Dei praedicabunt, si exemplum bonum opportunius fidelibus praebebunt…”
Se si crede, si aggiunga qualche cosa sull’osservanza del c. 774 di cui sopra al n° 70.
Salvo semper meliori iudicio.
Roma, 8 Giugno 1923
F. Serafino Cimino ofm
Consultore della S. C. C.

[Addendum]

Fonti:Archivum Secretum Vaticanum
Segr. Stato, anno 1921, rubr. 18, fasc. 5

Archivio della Segreteria di Stato
Anno 1921, Rubrica 18 S. C. Concistoriale.

Numero di protocollo 17728. Norme: a Concistoriale Segretario per Caiazzo Vescovo.

Oggetto: Si rimanda sua supplica per avere un successore giovane.

Iosephus de Bisogno e Marchionibus de Casaluce
Doctor utriusque iuris
Curator operum vaticanorum
Canonicus decanus et altarista.
SS. Patriarchalis Basilacae Principis Apostolorum de Urbe

Fidem facimus atque testamur Illustrissimum et Reverendissimum Dominum
Aloysium Ermini Episcopum Caiacensem person-aliter…..
visitasse Limina Sacrosanctae Patriarchalis Basilicae Principis Apostolorum et praesentem fidem a nobis obtinuisse hac die 29 mensis Aprilis anni 1921

G. de Bisogno

N. B. 17728

Data Marzo 1921

A Sua Eminenza Revma
Il Signor Cardinale
Segretario della Sacra
Congregazione Concistoriale.
(Con inserto)

Oggetto: Monsignor Luigi Ermini, Vescovo di Caiazzo, espone lo stato della sua diocesi e chiede se non sia più opportuno inviarvi un Vescovo giovane.

Il sottoscritto Cardinale Segretario di Stato si reca a premura di trasmettere all’Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Segretario della Sacra Congregazione Concistoriale il qui unito foglio, relativo a materia di competenza della medesima Sacra Congregazione, e si vale volentieri dell’incontro per confermargli i sensi del profondo ossequio con cui gli bacia umilissimamente le mani.

Visita ad limina

Nella Sacrosanta basilica patriarcale di San Paolo, l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore Luigi Ermini, Vescovo di Caiazzo, ha visitato la soglia di San Paolo Apostolo, e la presente fiducia ha ottenuto da me Vicario della Chiesa in questo giorno 30 del Mese di Aprile dell’Anno 1921.

Vicario Dom Giuseppe B. Acerriche dell’Ordine di San Benedetto.

Prima relazione della diocesi Caiacense fatta dall’Eccellentissimo Signore Luigi Ermini, Vescovo della stessa diocesi per il quinquennio 1915- 1920, secondo la norma dell’istruzione della Sacra Congregazione Concistoriale, redatta nel giorno 4 novembre 1918.

Riferimenti bibliografici

  • Laura Barletta, La Chiesa in Campania, pp. 902- 938, in Storia d’Italia, Le regioni dall’Unità a oggi, La Campania, a cura di Paolo Macry e Pasquale Villani, Giulio Einaudi editore, Torino 1990.
  • Wietse de Boer, La conquista dell’anima. Fede, disciplina e ordine pubblico nella Milano della Controriforma, Einaudi, Torino 2004.
  • Ernesto De Martino, Sud e magia, Donzelli, Roma 2015 (prima edizione 1959).
  • Federico de Martino, Epistola pastoralis Friderici de Martino episcopi caiacensis ad clerum et populum suae diocesis, typis Michaelis D'Auria, Napoli 1902.
  • Luigi Ermini, La lettera di Dio agli uomini al clero e al popolo delle due diocesi di Fabriano e Matelica per la quaresima dell’anno 1938, Premiata Tipografia Editrice Luigi Romagnoli, Castelplanio (Ancona) 1938.
  • Luigi Ermini (a cura di Armando Pepe), Relazione del Vescovo Luigi Ermini sulla diocesi di Caiazzo nel 1921, Youcanprint, Tricase 2016.
  • Fortunato Iozzelli, Roma religiosa all’inizio del Novecento, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1985.
  • Tommaso Matarazzo, Federico De Martino e il suo episcopato caiatino: Chiesa e società meridionale nel Novecento, LER, Napoli 2007.
  • Adriano Prosperi, La vocazione: storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino 2016.
  • Nicola Santacroce, I Sindaci di Caiazzo, Ricerche sull’amministrazione comunale dal 1807 ai nostri giorni, Associazione Storica del Caiatino, Caserta 1999.
  • Roberto P. Violi, Episcopato e società meridionale durante il fascismo (1922- 1939), Editrice A.V.E., Roma 1990.

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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