Rapporto sfavorevole contro il prete Angelantonio Caso, accusato di condotta scandalosa morale e politica (1892)

a cura di Armando Pepe

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ABBREVIAZIONI

ASCe= Archivio di Stato di Caserta

ASCe, Prefettura Gabinetto (1° Versamento), busta 52, fascicolo 620 "Rapporto sfavorevole contro il prete Angelantonio Caso, di Gioia Sannitica, accusato di condotta scandalosa morale e politica"

Contegno scorretto del sacerdote Caso Angelantonio, Parroco di Calvisi

Caserta, 21 giugno 1892

Legione Carabinieri Reali di Napoli
Divisione di Caserta
Oggetto:Contegno scorretto del sacerdote Caso Angelantonio, Parroco di Calvisi

Al Signor Prefetto della Provincia di Caserta

Taluni abitanti della borgata [di] Calvisi, frazione di Gioia Sannitica (Circondario di Piedimonte d'Alife), in numero di 42, hanno sporto reclamo al signor Sottoprefetto di Piedimonte d'Alife denunziando la condotta oltremodo scorretta e biasimevole di quel parroco Caso Angelantonio [Caso Angelantonio fu Luigi, di anni 26, nato a San Gregorio d'Alife], a causa del quale può essere da un momento all'altro turbato l'ordine pubblico.
Infatti, dal Comandante la Tenenza di Piedimonte d'Alife, Tenente Cappellari signor Eustachio, dietro incarico di quel signor Sottoprefetto, furono fatte le debite verifiche, dalle quali ebbe a risultare quanto segue:
Il sacerdote Caso, parroco di Calvisi, ha precedenti davvero poco edificanti, poiché egli fu espulso per sodomia dal Seminario di Piedimonte, ma, in seguito, sopito il clamore dello scandalo, fu ripreso e fatto quindi prete.
Egli, appena nominato parroco, istituì un'associazione di donne nubili, col titolo di "Pia Unione delle Figlie di Maria", esercitando pressione sulle coscienze delle rispettive famiglie allo scopo di averne un maggior numero possibile.
La condotta poi del parroco fra le donne di tale associazione, e specialmente verso le più avvenenti, ha dato luogo a commenti scandalosi, e creato zizzanie tra diverse famiglie del paese.
Lo stesso prete ha obbligato quattro delle donne associate a vestire l'abito monacale, conducendole in una chiesa di Piedimonte d'Alife, ove si fece la funzione, procedendo al taglio dei capelli, quindi le ricondusse alle loro case, ove esse si diedero esclusivamente alle pratiche religiose, non riuscendo se non di peso alle famiglie, per cui i genitori sono irritatissimi contro il parroco.
Il Caso volle impedire vari matrimoni in paese, per cui fu minacciato gravemente dai fidanzati.
Egli però con le sue prediche ha esaltato molte nubili, e maritate, per cui [costoro] si ribellano alla paterna potestà obbedendo solo a tutte le stranezze che a lui pare ordinare.
Dicesi che alcune di esse, per ingiunzione del prete, si fossero indotte a comprimersi con mezzi meccanici il petto, e che una di esse monache si contuse una mammella, che il prete medesimo curava.
Il Caso dicesi che nelle sue prediche abbia manifestato idee contrarie alle istituzioni che ci reggono.
Egli, insinuando d'essere perseguitato in paese dal Partito liberale, si assentò recandosi nella frazione Sipicciano [Sepicciano, appartenente al comune di Piedimonte d'Alife] presso la madre, e ciò allo scopo di sollevare il suo Partito a propria difesa.
Infatti costoro [gli adepti del Partito favorevole al sacerdote], con a capo le Figlie di Maria, di notte si recarono alla detta frazione in cerca del parroco, che trionfalmente ricondussero in paese al suono delle campane.
Allora fu che il Partito opposto voleva usare atti di violenza contro il prete, e ne sarebbero seguite serie conseguenze se l'intervento dell'Arma della Stazione di Gioia Sannitica ed il funzionante Sindaco non avessero scongiurato i minacciati disordini.
Siccome il contegno del ripetuto sacerdote può compromettere l'ordine pubblico, così ne informo la V. S. Illustrissima per quei provvedimenti che stimerà provocare.

Il Maggiore
Comandante la Divisione
G. Bonis

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