Tondi, Matteo

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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Matteo Tondi (San Severo, 1762 – Napoli, 1835) è stato un mineralogista, geologo, figura di spicco nella comunità scientifica napoletana di fine Settecento. Studioso illuminato e cosmopolita, attraversò l’Europa tormentata da rivoluzioni e pericoli, rientrando poi a Napoli come professore di Geognosia all’Università e direttore dell’annesso Real Museo Mineralogico.

Cenni biografici

Matteo Tondi nasce a San Severo il 21 dicembre 1762 (per alcuni il 21 settembre), in una famiglia di notabili, da Severino ed Eufrasia Cannavino. Dopo una prima formazione, viene inviato a Napoli per studiare medicina, sotto la guida, tra gli altri, di Domenico Cotugno e Domenico Cirillo, ma amplia anche i suoi interessi nelle scienze naturali e in particolare in chimica.
Si laurea in medicina nel 1783 e comincia a mantenersi con l’esercizio della professione e con l’insegnamento privato di chimica.
Nel 1789 viene scelto, insieme ad altri cinque giovani studiosi, per compiere una missione di studio e specializzazione presso le scuole minerarie europee. Su ordine di Ferdinando IV e dell’ingegnere militare Vincenzo Parisi il 15 maggio 1789 parte “l’eletto drappello”: insieme a Tondi, ci sono Giovanni Faicchio, Carmine Lippi, Giuseppe Melograni, Vincenzo Raimondini, Andrea Savarese (o Savaresi). Il nostro naturalista ha modo così di visitare diverse regioni d’Europa e perfezionarsi presso accademie minerarie, come quella di Friburgo, in Sassonia, dove segue i corsi di Abraham Gottlob Werner.
Il viaggio di ritorno è particolarmente travagliato e drammatico, in un’Europa sconvolta dalla Rivoluzione francese e dagli eventi successivi l’avvento di Napoleone. Rientra in patria infatti dopo otto anni, dopo essere stato catturato prima dai francesi e poi dagli austriaci ed essere fuggito attraverso la Svizzera e l’Austria. A Napoli, gli viene conferito l’incarico di ispezionare le miniere in Abruzzo e in Calabria, tra cui le ferriere della Mongiana, ma, nel corso delle vicende tumultuose del 1799, travolto dagli eventi della rivoluzione napoletana del 1799, viene assalito e privato di minerali e manoscritti. Costretto a prendere la via dell’esilio, fugge verso la Francia senza avere possibilità di portare qualcosa con sé, attraversando un periodo durissimo. «Senza un mantello per guarentirsi dalle intemperie delle stagioni, con abiti logori e cadenti in pezzi, con le scarpe senza tomaio, ecco quale tutti vedevano il Tondi in Marsiglia. Tra tutti i fuoriusciti egli era il più misero e perché partiva da Napoli senza neanco un obolo…». (De Ambrosio, pag. 59)
Le sue doti e le esperienze acquisite, gli permettono poi di sistemarsi a Parigi, dove viene difatti nominato professore aggiunto al Muséum d’Histoire Naturelle, collaboratore del geologo Déodat Gratet de Dolomieu prima e successivamente, dal 1801, del cristallografo René-Just Haüy.
Su incarico del Muséum nel 1808 parte per un viaggio geo-mineralogico in Spagna, in compagnia del geologo americano William MacLure; tuttavia, gli eventi politici che portano Giuseppe Bonaparte sul trono di Spagna al posto di Carlo VI di Borbone, scatenano guerre interne e gli causano seri problemi. Tondi è costretto dalle circostanze a fuggire correndo gravi pericoli: ripara a Parigi, perdendo tuttavia, questa volta, la gran parte dei materiali raccolti.
A quasi cinquant’anni, viene richiamato a Napoli nel 1811, sollecitato a rientrare per ricoprire l’incarico di ispettore generale della Direzione delle acque e delle foreste. Successivamente, con decreto del 26 luglio 1815 del re Ferdinando IV, gli viene affidata la cattedra di Geognosia dell’Università di Napoli e la direzione dell’annesso Real Museo Mineralogico.
Muore il 16 novembre del 1835 dopo una lunga malattia che lo debilita a poco a poco, anche se continua fino all’ultimo a lavorare nel Museo e a organizzare le lezioni per i suoi studenti «…sebbene a stento, aveva tenuto scuola il giorno 16 di Novembre, ed aveva preparato i minerali per la lezione del dì venturo, quando nella notte che precedette il giorno diciassette fu sorpreso da una morte già preveduta…». (De Luca, pag. 173)

Contributo alle scienze naturali in Napoli

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Giovanissimo, a soli ventiquattro anni, pubblica le Istituzioni di chimica (1786), il primo manuale di chimica lavoisierana in Italia e probabilmente in Europa. Tondi è dunque tra i primi in Italia a diffondere le teorie chimiche di Antoine Laurent Lavoisier, appoggiando in pieno la nuova chimica, senza timore di abbandonare il passato.
In ambito medico, dà alle stampe nel 1788 le Relazioni di due interessanti malattie curate col celebre specifico delle lucertole, dove suggerisce preparati a base di lucertole per la cura della scabbia. Questi due libri gli procurano subito grande stima nella comunità scientifica: «In tal modo veniva egli in fama di giovine di grandi speranze; onorato dagli studiosi suoi coetanei, accarezzato e distinto da’ dotti». (De Luca, pag. 150)
Viene quindi scelto, insieme ad altri cinque giovani naturalisti, per il famoso viaggio di formazione mineralogica del 1789. Il viaggio riveste grande importanza anche per le ripercussioni nel contesto politico e scientifico napoletano, in quanto, al rientro, le competenze acquisite sarebbero state di grande utilità per lo sfruttamento delle risorse del Regno. Girando per varie regioni d’Europa, come l’Ungheria, la Germania, la Sassonia, la Scozia, tra le tante altre, Tondi ha l’opportunità di perfezionarsi presso diverse accademie minerarie e di approfondire la sua preparazione sotto la guida di Werner, Anton von Ruprecht e Nicolas Joseph Jaquin, per l’estrazione e lavorazione dei metalli. Nel corso del viaggio, raccoglie grandi quantità di minerali che andranno poi a costituire il nucleo principale del Real Museo Mineralogico dell’Università di Napoli.
Il lungo soggiorno parigino gli dà l’opportunità di perfezionarsi e collaborare con importanti scienziati e di portare poi a frutto questo bagaglio di conoscenze al rientro a Napoli.
Nel Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico (1816), Tondi, infatti, ricorda le esperienze e le competenze da lui acquisite all’estero in centri prestigiosi, una formazione solida che avrebbe trasmesso ai suoi studenti. Allo stesso tempo, dalle sue parole trapela anche un senso di delusione per il ritorno a Napoli e il ricordo dei torti subiti: «Richiamato io con lusinghevole invito, ha pochi anni, da Parigi, le promesse si verificarono in parte, e fui in quanto al resto deluso. […] La fiducia del SOVRANO e de’ Ministri nella mia persona, e’l comando di giustificarla, sono stati i soli stimoli, che mi hanno obbligato ad accettare questa onorevole carica, alla quale SUA MAESTA’ si è degnata destinarmi». (pag. 4)
In quest’ultima parte della sua vita in patria, egli dedica tutte le sue energie all’insegnamento, alla compilazione di trattati di geologia, alla riorganizzazione e al riordino del materiale contenuto nel Museo Mineralogico, arricchendolo anche di nuovi reperti. Pubblica due manuali di geologia, nello stile scarno di elenco tipico del periodo: gli Elementi di Oreognosia (1824), lo studio delle rocce e delle montagne, e gli Elementi di Orittognosia (1826-27), la parte della geologia riguardante i minerali.
Insegna la mineralogia e la geologia con grande passione ed entusiasmo, formando una scuola e avendo tra i suoi studenti, tra gli altri, due giovani destinati a diventare illustri scienziati e, forse, a oscurare la fama del maestro: Leopoldo Pilla e Arcangelo Scacchi. Pilla, nel suo Diario (Notizie storiche sulla mia vita…), riconosce un grande debito nei confronti di Tondi «a cui – scrive – debbo interamente quel poco che sono e che sarei per essere in questa scienza». Scacchi ricorda che il maestro gli aveva voluto “mischiare la malattia”, la passione per la scienza mineralogica. Dotato di un carattere gioviale ma schivo, Tondi aveva un grande ascendente sugli allievi, che trattava con molta familiarità. Organizzava meticolosamente le sue lezioni, presentando agli studenti le specie minerali, con la descrizione delle caratteristiche fisiche, delle forme cristalline seguendo Haüy, mostrando talvolta reazioni chimiche, per poi passare a descrivere le condizioni geologiche e topografiche (Scacchi, Lettera autobiografica e confessione, Napoli 16 maggio 1884).
Importante, dunque, il suo contributo alle scienze naturali a Napoli, sia come divulgatore della nuova chimica rivoluzionaria, sia poi come fondatore di una scuola di mineralogia e geologia. La passione per il suo lavoro e la condizione di celibe, lo porta a fare dell’Università la sua abitazione.
Due anni dopo la morte, avvenuta nel 1835, la sua collezione privata di minerali è andata ad arricchire le vetrine del Museo Mineralogico, dove ancora oggi è possibile ammirarla.

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

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Ancor prima del viaggio mineralogico che lo porterà in giro per l’Europa, Tondi raggiunge la fama giovanissimo con la pubblicazione del suo manuale di chimica lavoisieriana, facendosi così promotore e divulgatore della nuova chimica rivoluzionaria. Il manuale, difatti, conosce ampia circolazione, diverse ristampe, gli procura grande notorietà e viene recensito nei Chemische Annalen di Lorenz von Crell (I, 1788, p. 566).
Tondi è uno studioso caratterizzato da un atteggiamento cosmopolita, che comincia con il suo famoso viaggio di formazione e prosegue nel tempo con le sue peregrinazioni in giro per l’Europa, con il lungo soggiorno parigino, e con la sua visione generale, universale, e non regionale della geologia.
Nel laboratorio del professore di chimica e metallurgia a Chemnitz in Ungheria, Antal o Anton von Ruprecht, compie esperimenti fondamentali sulla metallizzazione delle terre, che hanno risonanza europea e che danno un notevole contributo all’identificazione dei metalli.
L’esilio a cui viene costretto riparando a Parigi, si trasforma per lui da evento luttuoso in occasione di formazione scientifica. Nel lungo soggiorno parigino riceve incarichi prestigiosi, lavorando come mineralogista al fianco di Dolomieu prima e poi Haüy, raggiungendo una grande notorietà in questo campo. Al Muséum riordina le collezioni di minerali di Christian Samuel Weiss, seguendo i criteri di Werner prima e poi quelli di Haüy (basati sulla composizione chimica dei minerali). A Parigi pubblica il Tableau synoptique d’oreognosie ou connaissance des montagnes ou roches (1811), l’elenco della collezione di minerali del Muséum.
Qui, inoltre, insegna privatamente orittognosia e geognosia, facendosi portavoce delle teorie nettuniste di Werner per la formazione di rocce e di montagne. Alla morte di Dolomieu nel 1801, diventa più stretta la collaborazione con Haüy con cui approfondisce lo studio dei minerali e contribuisce alla redazione del Traité de minéralogie. La conoscenza delle lingue, consente al nostro naturalista di ricoprire anche il ruolo di interprete e traduttore nella corrispondenza e nei contatti di Haüy con gli altri scienziati.
Nel corso del “viaggio per sempre memorabile” in Spagna del 1808, come ebbe a definirlo il suo allievo Jean André Henry Lucas, anche questo complicato e rischioso, scopre un marmo pregiato e con Maclure fa l’analisi dell’acqua termale di Buzol.
«Aveva sofferto per sei mesi continui tutt’i disagi di un viaggio eseguito nella massima parte a piedi tra balze e dirupi, dormendo per lo più sulla nuda terra, e fortunato quando il poteva sopra poco fieno; fatto perciò cagionevole nella persona; ma pieno il cuore dell’ardente desiderio di studiare la natura nella natura medesima scriveva all’illlustre Haüy “che bisognava amare le pietre per non maledirle». (De Luca pag. 160)
Tondi gira per l’Europa, si trova a suo agio a Parigi, ha contatti con studiosi italiani e stranieri e, in realtà, non vorrebbe mai più rientrare in patria. A differenza di altri studiosi napoletani, non era interessato alla storia naturale del Regno, a una mineralogia regionale o vesuviana, come sarà per i suoi allievi, soprattutto per Scacchi, perché assorbita in quella generale. Motivo per cui poteva lavorare bene in qualunque altro luogo in Europa.
Tondi è uno studioso cosmopolita illuminista, portatore di ideali di conoscenza e miglioramento dell’umanità; in quest’ottica, si comprende la grande attenzione per la didattica: senza trasmissione delle conoscenze non ci può essere progresso.

Bibliografia

Opere di Matteo Tondi

  • Istituzioni di chimica per servire ad un corso di operazioni appartenenti alla medesima del professore di medicina Matteo Tondi per uso del suo studio privato, in cui si spiegano tutti i fenomeni colla semplice, e nuova Teoria Pneumatica, e si da una distinta idea delle sostanze Gassose, con pubblica facoltà, Napoli, 1786
  • Relazioni di due interessanti malattie curate col celebre specifico delle lucertole, 1788
  • Tableau synoptique d’oreognosie, ou Connaissance des Montagnes ou Roches, dans son dernier Cours particulier, 1811
  • Discorso pronunziato nel 1816 in occasione dell’apertura della cattedra di Geognosia, Napoli, Angelo Trani, 1817
  • Elementi di Oreognosia, Cataneo, Napoli, 1824
  • Relazione sul carbon fossile di Gifuni, in «Atti della Real Accademia delle Scienze», sezione della Società Reale Borbonica, 2 (1825), pp. 25-32
  • Elementi di Orittognosia, Cataneo, Napoli, 1826-27
  • La scienza silvana ad uso de’ forestali, Trani, Napoli, 1829

Studi

  • Vincenzo De Ambrosio, Elogio del Cavaliere Matteo Tondi, Napoli, 1837
  • Francesco De Luca, Necrologia. Matteo Tondi, in «Annali Civili del Regno delle Due Sicilie», VII (1835), pp. 147-173
  • Fabio D’Angelo, Dal Regno di Napoli alla Francia. Viaggi ed esilio tra Sette e Ottocento, Napoli, Libreria Dante e Descartes, 2018
  • Corinna Guerra, Prima del “Traité élémentaire” (1789): Lavoisier in due manuali di chimica napoletani, in Le scienze nel Regno di Napoli, a cura di Roberto Mazzola, Roma, Aracne, 2009, pp. 145-168
  • Corinna Guerra, Lavoisier e Parthenope. Contributo ad una storia della chimica del Regno di Napoli, Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, 2017
  • Carmela Petti, Matteo Tondi e il Real Museo Mineralogico, in M.R. Ghiara e C. Petti (a cura di), Atti del Bicentenario del Real Museo Mineralogico, Mediasitalia, Napoli, 2001
  • Leopoldo Pilla, Matteo Tondi, in «Il progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti», XIII (1836), V, pp. 37-74
  • Scherillo, La storia del “Real Museo Mineralogico” di Napoli nella storia napoletana, «Atti dell’Accademia Pontaniana, nuova serie», XV (1965-66), pp. 5-48

Nota Bene

Questo contributo rientra nelle linee di ricerca del PRIN 2017, The uncertain borders of nature. Wonders and miracles in early modern Kingdom of Naples (Cod. 2017EX5AC3).

ARTICLE WRITTEN BY ROSSELLA DE CEGLIE | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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