Mazzapinta, Francesco Antonio

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

Francesco Antonio Mazzapinta (XVI sec.-1635-37) è stato un professore di filosofia e matematiche attivo tra XVI e XVII secolo. Insegnò a Napoli nella seconda metà del XVI secolo, avendo tra i suoi allievi i medici Epifanio Ferdinando e Girolamo Marciano.

Cenni biografici

Francesco Antonio Mazzapinta nasce a Montesardo, piccolo centro della Terra d’Otranto, in data incognita, forse da quell’Annibale che risulta suo procuratore in un atto del 31 Gennaio 1583, rogato dal notaio Antonio Romano di Montesardo. Non si conosce, ad oggi, il luogo e la data di conseguimento della sua laurea. Insegna filosofia e matematiche a Napoli e a Messina. Muore tra il 1635 e il 1637.

Contributo alle scienze naturali a Napoli

In qualità professore di filosofia e matematiche a Napoli, Mazzapinta ha come allievi i medici Epifanio Ferdinando e Girolamo Marciano. È, inoltre, collega del medico e filosofo Giovan Berardino Longo. L’insegnamento napoletano di Mazzapinta si svolge nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1597, però, il suo nome compare già tra i professori titolari della prima cattedra di filosofia a Messina.

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

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Non sono pervenuti, ad oggi, scritti di Mazzapinta. Il cappuccino di Casarano Luigi Tasselli riferisce di aver letto le sue lezioni di matematica e filosofia. Il viaggiatore Pietro Della Valle, in data 24 Gennaio 1626, annota: «sono stato a sentire una lettione de’ morali del signor Antonio Mazzapinta, filosofo famoso, e lettor pubblico in Messina; questa lettione però, come molte altre, egli leggeva in casa sua straordinaria per suo gusto, e per gusto de’ curiosi». Se il mesagnese Epifanio Ferdinando nei Theoremata dedica un ricordo al suo docente, il leveranese Girolamo Marciano, nella sua Descrizione, origine et successi della Provincia d’Otranto definisce Mazzapinta come suo precettore. Secondo Marciano, il suo docente avrebbe insegnato anche a Padova, succedendo ad Annibale Balsamo di Specchia, per quanto, ad oggi, dalle ricerche effettuate, la notizia non abbia avuto riscontro. Tra i suoi amici e allievi del periodo messinese, si colloca anche Paolo Gualtieri da Terranova, professore in filosofia e teologia, nonché futuro amico di Tommaso Campanella. Nel 1637, Giovanni Domenico Cardullo, nella sua opera Teriaca d’Andromaco, si rammarica del fatto che il senato messinese non fosse stato in grado di rendere il giusto onore alle esequie di Mazzapinta.

Bibliografia

  • Archivio di stato di Lecce, archivi notarili, 63/3, cc. 23r-24v.
  • Archivio storico messinese, Anno VIII, fasc. I-II, Messina, Tipografia D’Amico, 1907, pp. 111; 115-117.
  • Luigi Amabile, Fra Tommaso Campanella ne' castelli di Napoli in Roma ed in Parigi : narrazione con molti documenti e 10 opuscoli del Campanella inediti, Antonio Morano, Napoli, 1887, p. 376
  • Biblioteca comunale “Antonio Caloro” Alessano, fondo Caloro Antonio, fascicolo n° 881
  • Gian Domenico Cardullo, Teriaca d’Andromaco composta publicamente in Messina da Gio Domenico Cardulo, in Messina, appresso la vedova di Giovanni Bianco, 1637, dedicatoria all’illustre Senato di Messina.
  • Pietro Della Valle, Viaggio di Pietro Della Valle il pellegrino, in Roma, nella Stamperia di Vitale Mascardi, 1663, p. 485
  • Epifanio Ferdinando, Theoremata medica et philosophica, apud Thomam Ballionum, Venetiis, 1610, auctoris praefatio.
  • Girolamo Marciano, Descrizione, origine et successi della Provincia d’Otranto, stamperia dell’iride, Napoli, 1855, pp. 495-496.
  • Luigi Tasselli, Antichità di Leuca, in Lecce, appresso gli eredi di Pietro Micheli, 1693, p. 502.

ARTICLE WRITTEN BY ANDREA TORSELLO | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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