Farmacia degli Incurabili

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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La Farmacia degli Incurabili fa parte del Complesso dell’Ospedale degli Incurabili, fondato a Napoli, tra il 1520 e il 1522, dalla nobile catalana Maria Lorenza Longo. La Farmacia è un capolavoro di stile barocco-rococò. Da un punto di vista storico, essa ci offre uno sguardo intrigante sul mondo dell'élite scientifica durante l'Illuminismo napoletano.

La Farmarcia degli Incurabili

Uno degli esempi più belli dell’incontro tra scienza e arte è la Farmacia storica degli Incurabili, la farmacia ospedaliera meglio conservata del vecchio regno. La Farmacia fa parte del Complesso dell’Ospedale degli Incurabili, fondato a Napoli, tra il 1520 e il 1522, dalla nobile catalana Maria Lorenza Longo, che si dedicò ad aiutare i poveri e i malati, in particolare i sifilitici.
Artisticamente, la Farmacia è un capolavoro di stile barocco-rococò. Al servizio della scienza, è uno spazio di lavoro efficiente per la preparazione e la distribuzione della medicina. Da un punto di vista storico, la Farmacia ci offre uno sguardo intrigante sul mondo dell'élite scientifica durante l'Illuminismo napoletano. La sequenza delle stanze: la Controspezieria, la sala grande e i locali di lavoro dietro riflettono un'attenta pianificazione dello spazio che prefigura una farmacia moderna.
Gli scaffali e le nicchie di questi armadi contengono piccoli barattoli e ampolle di vetro, alcuni dei quali contengono ancora residui di prodotti farmaceutici in polvere o resina. Molti vasi sono etichettati indicando la preparazione farmaceutica. Alcuni dei contenuti sembrano precedere la fine del XVIII secolo: ci sono "bezoari" (concrezioni calcaree prelevate dallo stomaco degli animali) ed altre parti scheletriche e denti di animali marini e minerali. Questi materiali (che non sono elencati nell'inventario farmaceutico ospedaliero della fine del XVIII secolo), indicano la continuazione delle antiche tradizioni dell’alchimia.
Durante il Diciassettesimo secolo, il complesso degli Incurabili fu sottoposto a numerosi ampliamenti grazie a donazioni sempre crescenti. L’allestimento settecentesco della Spezieria è realizzato tra il 1747 ed il 1751 su disegno di Domenico Antonio Vaccaro. L’architetto B. Vecchione concretizza il progetto vaccariano nei medesimi spazi occupati dalla spezieria cinquecentesca. Tutto il corredo dei vasi: gli albarelli della Controspezieria e le idrie della Sala Grande sono realizzate dal laboratorio artistico dei fratelli Massa, autori anche del sontuoso pavimento maiolicato. L’ambiente arredato con imponenti stigli in radica di noce, porte scorrevoli, intagli dorati in stile barocco-rococò, è luogo d’incontro tra la scienza medica di impronta illuminista e l’arte prodotta dalle migliori officine artigianali napoletane. L’impianto della Farmacia connota la modernità dell’ospedale; accanto ai laboratori di preparazione dei farmaci, si apre una sala di rappresentanza destinata ad accogliere ricercatori e cattedratici del tempo, attivi nella struttura ospedaliera ed impegnati nella formazione degli studenti del collegio medico-cerusico. Il direttore della spezieria istruiva gli apprendisti speziali che vivevano in locali attigui; essi erano reperibili in ogni momento per preparare clisteri, unguenti, trocisci ed elettuari, rispondenti alle necessità assistenziali del più grande ospedale del reame.
La recente pubblicazione di un manoscritto ottocentesco che rimanda a documenti più antichi, presenta uno spaccato della vita ospedaliera dal XVI al XIX secolo, e l’attività della spezieria, frenetica ma accorta nella gestione, rispettosa del risk management, appare uno dei più significativi capitoli. La Sala Grande, che di giorno accoglieva consulti medici, congressi ed accademie scientifiche, di sera ospitava riunioni segrete di gruppi intellettuali legati alla Massoneria di Caponapoli. In particolare, la Loggia Sebetia ed il Grande Oriente di Francia tennero qui le loro cerimonie di iniziazione. Piramidi, effigi ed altri segni esoterici richiamano il simbolismo alchemico; ma il simbolo della Spezieria è la Matrice uterina, artisticamente raffigurata in due straordinari intagli lignei dorati. Decisamente singolare è l’allegoria del parto cesareo, raffigurato da un utero inciso e poi suturato dall’abile mano del chirurgo, collocata nella vetrina di fondo della Sala Grande.
Il gesto chirurgico soteriologico è in linea con la risalente tradizione ostetrica del nosocomio, che la fondatrice M. L. Longo volle dedicare anche alle donne gravide. All’ingresso del reparto di maternità una lapide afferma: «Qualsiasi donna ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta, bussi e le sarà aperto».

Bibliografia

  • Carlo Celano, Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli divise in dieci giornate, stamp. di G. Raillard, Napoli,1692.
  • Massimo Marra, Il Pulcinella Filosofo Chimico di Severino Scipione (1681): uomini ed idee dell’alchimia a Napoli nel periodo del viceregno, Milano, Mimesis, 2000
  • Camillo Minieri Riccio, Cenno storico intorno all’Accademia degli Oziosi in Napoli, Napoli, Stamperia della R. Università,1862.
  • Giuseppe Olmi, La Colonia Lincea di Napoli in Galileo e Napoli, Atti del convegno, a cura di Lomonaco F. e Torrini M., Guida, Napoli,1987, pp. 23-58.
  • Gennaro Rispoli, Adriana Valerio, L’ospedale del Reame. Gli Incurabili di Napoli, Il Torchio della Regina Editore, Napoli, 2010, voll. I-II, pp. 117-138.
  • Gennaro Rispoli, Antonio Emanuele Piedimonte, La collina sacra, Museo delle Arti Sanitarie, Napoli, 2017.

ARTICLE WRITTEN BY GENNARO RISPOLI & CARMEN CACCIOPPOLI | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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