Granvelle, Antoine Perrenot de

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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Antoine Perrenot de Granvelle (Besançon, 26 agosto 1517 – Vallecas [Madrid], 21 settembre 1586) fu statista, vescovo di Arras, poi arcivescovo di Malines e cardinale. Insignito del titolo di viceré di Napoli dal re di Spagna Filippo II, Granvelle diede un forte impulso alle già feconde attività intellettuali napoletane. Nell’ambito delle scienze naturali, promosse soprattutto l’alchimia. Lo stesso Granvelle coltivò un interesse per la sperimentazione in laboratorio, testimoniato da alcuni manoscritti recanti ricette ed appunti di sua mano.

Cenni biografici

Granvelle, il potente ministro dell’imperatore Carlo V e di suo figlio Filippo II, nacque nel 1517 a Besançon, nella regione della Franca Contea. Figlio di Nicolas Perrenot, signore di Granvelle e consigliere dell’imperatore, e di Nicole Bonvalot, il giovane Granvelle fu presto avviato dal padre Nicolas agli affari di governo. Studiò dapprima le arti liberali presso l’Università di Lovanio e, successivamente, conseguì gli studi giuridici a Padova nel 1537. Durante il suo soggiorno nella città italiana incontrò diversi umanisti eminenti, tra cui il celebre Pietro Bembo. Nel corso della sua vita, Granvelle fu insignito di numerosi benefici ecclesiastici, i quali tuttavia costituirono per lo più una sinecura, poiché quest’ultimo si occupò essenzialmente di affari di Stato.
Devoto verso i sovrani e verso i dogmi della fede cattolica, il suo nome è soprattutto legato all’introduzione di un regime repressivo nei confronti del protestantesimo nei Paesi Bassi spagnoli e al consolidamento del potere del monarca negli Stati di sua giurisdizione. Questo paladino della Controriforma fu anche un grande mecenate di artisti e letterati; egli non disdegnò una vita che prediligeva l’accumulo di ricchezze, nell’inosservanza del diritto canonico. Membro del Consiglio di Stato dei Paesi Bassi, affiancò la governatrice Margherita di Parma nella gestione delle questioni politiche. A causa della sua impopolarità presso la nobiltà locale di quelle terre si ritirò nel 1564 nella città natale di Besançon. Gli anni seguenti videro Granvelle impegnato in diverse missioni diplomatiche: nel 1566 a Roma egli rappresentò Filippo II presso la Santa Sede durante le trattative che anticiparono la battaglia di Lepanto. Dal 1571 al 1575 fu viceré di Napoli. Un conflitto con le autorità ecclesiastiche e militari nella città partenopea pose fine a questo incarico. Nel 1579 Granvelle raggiunse Madrid per affiancare Filippo II come suo fidato consigliere. Morì di tubercolosi nella capitale degli Asburgo nel 1586.

Contributo alle scienze naturali in Napoli

Insignito del titolo di viceré di Napoli dal re di Spagna Filippo II, Granvelle giunse nella città partenopea il 19 aprile del 1571 per succedere al defunto duca d’Alcalà, Pedro Afán de Ribera. Al di fuori degli incarichi militari e giurisdizionali che lo videro occupato nel viceregno, Granvelle ebbe il merito di aver dato un forte impulso alle già feconde attività intellettuali promosse a Napoli nella seconda metà del XVI secolo. Accanto alle diverse accademie scientifiche, come quella Pontaniana, dove membri della nobiltà napoletana e straniera discutevano di politica, arte e scienza, contribuendo ad accrescere la vita culturale del viceregno, la corte del cardinale fu un vivace centro di cultura. Nell’ambito delle scienze naturali, in particolare, l’arrivo a Napoli del cardinale francese determinò una spinta nella produzione di trattati di alchimia, disciplina per la quale Granvelle nutriva grande interesse.
Poco prima che Granvelle arrivasse a Napoli, il tipografo Giuseppe Cacchi stampò nel 1570 la traduzione latina di un manoscritto ritenuto opera di diversi alchimisti greci: pseudo-Democrito, Sinesio di Cirene, Pelagio, Stefano di Alessandria e Psello. Questa traduzione, che svolse un ruolo rilevante nella storia dell’alchimia e nel processo di legittimazione di questa scienza, fu dedicata al cardinale francese dall’alchimista di Vibona Domenico Pizzimenti. Mediante questo importante testo, intitolato Democrytus Abderita de Arte sacra, sive de rebus naturalibus, Pizzimenti si prefiggeva di ripristinare la dignità originaria dell’alchimia, dignità violata, nel corso del tempo, da individui ignoranti e fraudolenti. La dedica al Granvelle è motivata dal desiderio, da parte di Pizzimenti, di guadagnarsi i favori e la protezione di un personaggio influente e noto per essere un amante dei segreti della natura.
L’opuscolo di Pizzimenti fu, probabilmente, molto gradito al suo destinatario, celebrato per la profonda conoscenza nel campo delle scienze naturali. Il successo riscosso dall’opera è attestato dalla sua ristampa, effettuata a L’Aia nella filiale olandese di Simone Galignani, editore di Padova.
La corte di Granvelle a Napoli fu frequentata anche da alchimisti stranieri. Tra di essi si annovera il francese Nicolás Guibert (ca. 1547 – ca. 1620), amico di Domenico Pizzimenti e dei fratelli Giovan Vincenzo e Giovan Battista Della Porta, probabilmente conosciuti a Napoli intorno al 1563, stando a quanto lo stesso Guibert attesta nel suo De interitu alchimiae del 1614. Oltre a rinnegare la pratica alchemica, in questo libro Guibert offre preziose testimonianze per la storia dell’alchimia a Napoli; egli dichiara di aver praticato quest’arte presso il cardinale Granvelle quando quest’ultimo soggiornava a Roma – dunque tra il 1566 ed il 1571 – e quando svolse l’incarico di viceré di Napoli dal 1571 al 1575: Multa etiam vidi et investigavi quae chymica agerentur apud Cardinalem Granvellanum, et dum Romae commoraretur, et dum Neapoli pro Rex existeret. Circa enim alchymiam et alia artificia curiosa, ad delectationem non leviter occupabatur…

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

Secondo lo storico della scienza Didier Kahn il cardinale fu avviato allo studio delle dottrine di Paracelso a seguito della pubblicazione del cosiddetto Compendium del diplomatico francese Jacques Gohory (1520-1576), stampato a Parigi nel 1567. Gohory pubblicò il Compendium di filosofia e medicina paracelsiana con lo pseudonimo di Leo Suavius. Quest’opera, che ebbe il merito di divulgare le dottrine del medico svizzero, conobbe notevole diffusione e molteplici ristampe (Francoforte: Petrus Fabricius, 1568; Basilea: Pietro Perna, 1568). Allo stesso periodo risale anche la dedica che Gérard Dorn (1530? -1584?), alchimista di Malines e discepolo di Paracelso, rivolse a Granvelle nel suo manoscritto Clavis totius philosophiae chymisticae, pubblicato a Lione nel 1567. Una copia di questo trattato, con dedica a Granvelle, fu offerta da Gérard Dorn al cardinale ed è oggi conservata nella Biblioteca di Besançon.
Prima di occupare la nuova carica di viceré di Napoli, Granvelle aveva soggiornato a Roma dal 1566 al 1571, poi dal 1575 al 1579. Nella città eterna egli fu legato da un rapporto di profonda amicizia con Fulvio Orsini, allora celebre bibliotecario del cardinale Alessandro Farnese. Forse non è irrilevante ricordare che la dedica di Domenico Pizzimenti al cardinale di Granvelle risale al 1° settembre del 1570, quando quest’ultimo si trovava a Roma, ospite di Orsini presso Palazzo Farnese.
Oltre ad essere stato, in molteplici occasioni, il dedicatario di trattati di alchimia, Granvelle mostrò un profondo interesse per la sperimentazione in laboratorio. Ciò è attestato da alcune dediche e testimonianze, come quella di Karl Wittestein, medico di Margherita d’Austria, nella sua Disceptatio Philosophica de Quinta Chymicorum Essentia del 1579, oppure la dedica di François Rossellet, medico di Vesoul, nella Chrysospagyrie del 1582, e da alcuni manoscritti, conservati presso la Biblioteca di Besançon, recanti ricette ed annotazioni di mano di Granvelle. In alcune di queste ricette, Granvelle fa riferimento ai procedimenti paracelsiani per ottenere, ad esempio, la tintura di antimonio e quella di corallo. Per tali appunti sembra che Granvelle abbia attinto, come ha già dimostrato Didier Kahn, dal Compendium di medicina paracelsiana di Gohory.

Bibliografia

  • Didier Kahn, Les débuts de Gérard Dorn d’après le manuscrit autographe de sa Clavis totius Philosophiæ Chymisticæ (1565), in Joachim Telle (a cura di), Analecta Paracelsica. Studien zum Nachleben Theophrast von Hohenheims im deutschen Kulturgebiet der frühen Neuzeit, Franz Steiner, Stuttgart 1994 (Heidelberger Studien zur Naturkunde der frühen Neuzeit, Bd. 4), pp. 59-126.
  • Didier Kahn, Alchimie et paracelsisme en France à la fin de la Renaissance, Droz, Ginevra 2007, pp. 149-150.
  • Didier Kahn e Alfredo Perifano, Giambattista Della Porta e l’allegoria alchemica De Phoebi et Pythonis pugna, in Alfonso Paolella e Gennaro Rispoli (a cura di), Il cenacolo alchemico. Incontri ed eventi ispirati al pensiero di Giovan Battista Della Porta, Atti del convegno [Napoli, 24-26 maggio 2018], Edizioni Il Faro d’Ippocrate, Napoli 2018, pp. 43-64.
  • François Secret, Notes sur quelques alchimistes italiens de la Renaissance, in «Rinascimento» 13, 1973, pp. 197-217.
  • François Secret, François Rossellet, le cardinal de Granvelle et l’alchimie, in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance» 35, 1973, pp. 499-531.
  • Tobia R. Toscano, Le vice-roi Granvelle et les hommes de lettres napolitains, in Jacqueline Brunet e Gennaro Toscano (a cura di), Les Granvelle et l’Italie au XVIe siècle: le mécénat d’une famille, Atti del colloquio internazionale [Besançon, 2-4 ottobre 1992], Éditions Cêtre, Besançon, 1996, pp. 225-251.
  • Maurice Van Durme, Cardinal de Granvelle and Fulvio Orsini, in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance» 12, 1950, pp. 324-331.
  • Maurice Van Durme, Granvelle, Antoine Perrenot de, in «Nationaal Biografisch Woordenboek» 1, Bruxelles 1964, pp. 566-572.
  • Alphonse Wauters, Granvelle, Antoine Perrenot de, in «Biographie Nationale de Belgique» 8, Bruxelles 1884-1885, pp. 197-237.

ARTICLE WRITTEN BY TERESA ESPOSITO | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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