Andria, Nicola

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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Francesco Nicola Maria Andria (Massafra, 10 settembre 1747 – Napoli, 9 dicembre 1814) è stato un medico, professore presso la Regia Università di Napoli, nonché autore di importanti scritti di chimica e medicina.

Cenni biografici

Francesco Nicola Maria Andria nasce a Massafra, il 10 settembre 1747. Dapprima, a Napoli, studia giurisprudenza, dove nel 1769 pubblica un Discorso politico sulla servitù. Successivamente, prosegue i suoi studi orientandosi verso la medicina. Allievo di Domenico Cotugno e Giuseppe Vairo, apprende la clinica medica presso l’ospedale degli Incurabili a Napoli. A 23 anni, sempre nel centro partenopeo, apre una scuola privata. A 27 anni, concorre per l’ottenimento della cattedra di medicina pratica, poi conferita a Domenico Cirillo.
Nel 1775 è pubblicato il Trattato delle acque minerali, l’opera di maggiore diffusione europea di Andria.
Negli anni seguenti, presso l’Università Regia degli Studi di Napoli, egli ricopre diversi insegnamenti. Inizialmente occupa la cattedra di fisiologia, che lascia nel 1808 per passare a medicina teoretica e, infine, nel 1811, tiene l’insegnamento di patologia e nosologia.
Congedato agli inizi del 1814, per ragioni legate al suo stato di salute, muore di tifo a Napoli in quello stesso anno.

Contributo alle scienze naturali in Napoli

Il contributo di Nicola Andria alle scienze naturali in Napoli si esplica inizialmente presso l’Ospedale degli Incurabili, dove svolge la pratica di clinica medica, e, successivamente, nella sua attività di ricerca e di insegnamento presso l’Università Regia. Tale impegno porta anche alla pubblicazione di importanti scritti riguardanti la chimica e, soprattutto, la medicina.
La sua riflessione sulla chimica (disciplina ritenuta una scienza i cui risultati possono coadiuvare la stessa arte medica) è testimonianza del passaggio che, dalla teoria flogistica di Stahl, porta a quella della ossidazione di Lavoisier. A questa materia, sono consacrati gli importanti Elementi di Chimica filosofica, che conosceranno diverse edizioni. L’apertura della sua riflessione alle istanze scientifiche dell’Europa del tempo è rinvenibile anche nella sua fisiologia, dove è evidente quella tensione, in atto nei dibattiti scientifici coevi, fra una visione meccanicistica del mondo e dell’uomo e la nascente visione vitalistica. Particolarmente significative sono, a tal riguardo, le sue Osservazioni generali sulla teoria della vita (1804).
Aprendosi al galvanismo, Andria considera la vita come una forza inerente alla materia vivente. Tale forza è denominata da Andria “eccitabilità” ed è ricondotta al fluido elettrico animale, che ha sede nel cervello e nei nervi. Tale “eccitabilità”, tuttavia, non è concepita alla maniera di J. Brown, come passiva e continuamente bisognevole di stimoli, ma capace di una esplicazione spontanea e, per ciò stesso, attiva. Sulla base di questa teoria fisiologica generale, che Andria sviluppa in diverse opere, egli spiega le varie malattie come espressioni di un eccesso di forza o di debolezza, distinguendo corrispondentemente i rimedi terapeutici che il medico deve adottare.
Nell’opera Elementi di Medicina Teoretica (1788), Andria scrive che la natura “dichiara” essa stessa quali siano le azioni che il medico deve compiere nell’esercizio dell’arte. Egli deve essere in grado di “leggere” quanto in essa è scritto, agendo di conseguenza. La natura parla al medico attraverso tutto ciò che si ritrova di straordinario nel corpo dell’infermo. Va rilevato come l’attenzione nei confronti dello straordinario, del singolare, non si traduca in una sconsiderata apertura nei confronti dei cosiddetti «segreti», nozione cui Andria attribuisce una connotazione negativa. Nonostante dimostri una spiccata sensibilità nei confronti delle istanze del neonaturalismo coevo, che affonda le sue radici nel naturalismo rinascimentale napoletano di Giovan Battista Della Porta, Andria rifiuta con forza le «panacee universali» (come egli definisce i «rimedi» delle pseudo-scienze in voga nella Napoli dell’epoca). Difatti – aggiunge – solo evitando arbitrarie interpretazioni, la medicina potrà divenire «più certa, e più sicura». A guidare il medico, dovrà essere sempre la «buona esperienza». Si tratta di un elemento particolarmente interessante, poiché contribuisce a mostrare l'equivocità lessicale del termine «segreto» così come inteso al tempo di Andria. Difatti, tale termine è usato dal medico di Massafra in un senso alquanto distante, sia da quello originario attribuitogli dal naturalismo napoletano del Rinascimento, dove il «segreto» indicava, più che il rimedio universale del ciarlatano, il «particolare» colto dallo scienziato per il tramite dell'esperienza, sia da quello attribuitogli, nel medesimo contesto storico, ma in un altro contesto geografico, dal francese Henri Gabriel Duchesne, che considera il «segreto» il ritrovato della tecnica.
Andria ritiene il terapeuta il ministro della natura ippocratico, il cui compito è quello di adoperarsi per prolungare e migliorare la vita dell’uomo. Nelle Istituzioni di Medicina Pratica (1790), egli insiste ancora sui risvolti pratici di questa disciplina, illuminando il senso e il vero fine di un’intera vita di ricerca. Ogni scoperta anatomica, filosofica – scrive – è sempre subordinata alla sua utilità pratica, ovvero, in ultima istanza, al sollievo dell’ammalato.

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

Andria intrattiene rapporti di amicizia e collaborazione con illustri uomini di scienza, come Sebastiano Canterzani, Albrecht von Haller e Lazzaro Spallanzani, ai quali scrive alcune lettere.
Oltre alle Osservazioni generali sulla teoria della vita del 1804, che conoscono una traduzione francese già nel 1805, (Observations generales sur la théorie de la vie), a godere di particolare fortuna, in Italia, come in Europa, è il Trattato delle acque minerali, opera recensita e lodata in alcune delle più importanti riviste del tempo. Il trattato è ritenuto di particolare originalità da parte di James Clarck, membro del Real Collegio dei Fisici di Londra, nonché della Società Medico-chirurgica di Napoli, che ne parla nell’opera The Influence of climate in the prevention and cure of chronic diseases del 1829. Sempre a Londra, nel 1778, esso è recensito nella sezione Foreign Literary Intelligence degli Annals of Literature, mentre già nel 1777, Le Journal des Scavans di Parigi registra l’importante contributo di Andria. Le ricerche sulle acque minerali sono citate e lodate altresì da Henri Mathias Marcard, medico personale di Guglielmo I di Holstein-Oldenbourg.

Bibliografia

Opere di Nicola Andria

  • Discorso politico sulla servitù, D. Campo, Napoli, 1769.
  • Piano di un corso di chimica pratica, s. n. t., Napoli, 1773.
  • Trattato delle acque minerali, V. Manfredi, Napoli, 1775, 1783.
  • Lettera sull’aria fissa, Napoli, s. n. t., 1776.
  • Elementi di Chimica Filosofica, V. Manfredi, Napoli, 1788, 1792, 1803, 1812, 1813, 1816.
  • Elementi di Fisiologia, V. Manfredi, Napoli, 1788, 1801.
  • Materia Medica, V. Manfredi, Napoli, 1788, 1811, 1815, 1817.
  • Elementi di Medicina Teoretica, V. Manfredi, Napoli, 1788, 1814, 1817.
  • Istituzioni di Medicina Pratica, V. Manfredi, Napoli, 1790, 1807, 1812, 1816.
  • Prospetto generale dell'istituzione di agricoltura, in Elementi di Chimica Filosofica, 1803.
  • Osservazioni generali sulla teoria della vita, V. Manfredi, Napoli,1804, 1805.
  • Observations generales sur la théorie de la vie, Giguet et Michaud, Paris, 1805.
  • Riflessioni su di un caso singolarissimo di gravidanza fuori dell'utero, in Osservazioni generali sulla teoria della vita (1805), in Elementi di Medicina (1814).

Studi

  • Melania Anna Duca, Il pensiero scientifico di Nicola Andria, Dellisanti, Massafra, 2010 [seconda ed. Libellula, Tricase, 2017: prefazione di Donato Verardi].
  • Melania Anna Duca, Nicola Andria: Epistolario (1775-1794). Lettere a Canterzani, Haller e Spallanzani, Dellisanti, Massafra, 2011.
  • Gianni Iacovelli, Nicolò Andria, professore di medicina in Napoli e la crisi del pensiero medico italiano del primo Ottocento, «Archivio Storico Pugliese», XXXV, 1982, pp. 459-65.
  • Corinna Guerra, Nicola Andria e l’ingresso della chimica pneumatica nel Regno di Napoli, «Rendiconti della Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL», serie V, 31, part 2, t. II, pp. 139-152.
  • Aldo Vallone, Nicola Andria di Massafra e le sue opere, in Illuministi e Riformatori Salentini, a cura di A. Vallone, Milella, Lecce, 1984, pp. 283-90.
  • Donato Verardi, Nicola Andria e il medico «ministro della Natura». Itinerari della ragione a Napoli tra Rinascimento ed Età dei Lumi, in Nicola Andria tra scienza e filosofia, Atti del Convegno, Massafra 28 Novembre 2011, a cura di M. A. Duca, Dellisanti, Massafra, 2012, pp. 79-93.

ARTICLE WRITTEN BY DONATO VERARDI | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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