Giustiniani, Lorenzo

Dizionario degli storici meridionali

Lorenzo Giustiniani (Napoli, giugno 1761 – Napoli, dicembre 1824) è stato uno storiografo e letterato napoletano.

Nato a Napoli nel 1761, dopo una breve esperienza militare, si laureò in legge, ma abbandonò subito la professione di avvocato.

All’età di 26 anni, scrisse la sua prima opera, Memorie istoriche degli scrittori legali del Regno di Napoli, divise in tre tomi, pubblicate nel biennio 1787-88. Per fornire al lettore specializzato una sorta di vademecum delle autorità legali, l’autore sceglieva di utilizzare schede biobibliografiche di personaggi che, in un modo o nell’altro, avessero contribuito alla costruzione dell’apparato civile. Gli scrittori vengono elencati, appunto, in ordine alfabetico, viene descritta brevemente la bibliografia e le loro opere, ma soprattutto il valore dei loro lavori.

La seconda opera, di fatto in questo solco, è la Biblioteca storica, e topografica del Regno di Napoli, pubblicata nel 1793 e dedicata a Ferdinando IV. Si tratta di un’opera nata, dopo la precedente, con uno scopo puramente didattico, come spiega l’autore nella Prefazione.
Dunque, Giustiniani pubblicava un prodotto più incentrato sulla collocazione geografica degli storici e si concentrava sulle questioni di metodo. Infatti, come l’erudito contemporaneo e “storico” letterario Francescantonio Soria, anch’egli criticava aspramente la storiografia basata sull’«origine favolosa, illustre», in quanto non basata sulla ricerca autoptica e documentaria, che aveva portato, peraltro, a ricopiare acriticamente gli errori degli scrittori precedenti, creando una mole di informazioni errate e pochissime storie locali veramente degne di nota. In tal modo, evidenziando la mancanza di una tradizione metodologica, Giustiniani dava, come Soria, attenzione agli storici come espressione dei diversi contesti, ponendo un più insistito accento alle realtà territoriali, da conoscere ed ‘utilizzare’ per meglio comprendere il Regno nelle sue diverse sfaccettature.

La terza opera, sempre nello stesso anno, è il Saggio storico-critico sulla tipografia del Regno di Napoli, non casualmente dedicato a Maria Carolina d’Austria, Regina delle due Sicilie, moglie di Ferdinando IV. Giustiniani completa il trittico della storia cittadina e politico-istituzionale del Regno dedicando proprio alla sovrana di origine asburgica una dissertazione sugli stampatori del Regno e sulle loro edizioni, descritte minuziosamente, in quanto viste, di fatto, come uno degli elementi essenziali per un rilancio socio-economico del Mezzogiorno d’Italia tramite la cultura. E in questa direzione si muovono gli Elogi di uomini illustri del Regno con ritratti, stampati a Napoli tra 1797 e 1798 e la Lettera di Lorenzo Giustiniani al chiar. sig. L. Targioni intorno alla vita e alle opere di Giambattista Manso.

Di cinque anni dopo è una Breve contezza delle Accademie istituite nel Regno di Napoli: l’opera chiudeva, in effetti, la stagione settecentesca di quell’accademismo meridionale di cui l’Accademia di Scienze e Belle Lettere era stato il culmine, inaugurata nella sala antica che era appartenuta ai gesuiti il 5 luglio del 1780; essa ricalcava l’indirizzo monarchico, gerarchico, prescrittivo e privilegiato parigino, con evidente accentuazione della dimensione cortigiana, ponendosi nell’alveo della cosiddetta scolastica newtoniana, prendendo le distanze da scelte filosofiche radicali e guardando ad un modello di intellettuale saldamente legato ai valori religiosi. Così, anche il Regno di Napoli era provvisto di una prestigiosa istituzione riservata ad agire all’ombra del trono, secondo la regola del dispotismo illuminato lietamente sperimentato in gran parte d’Europa.

Nel 1802, attraversato indenne il pentamestre repubblicano del 1799 e gli orrori della prima Restaurazione, Giustiniani divenne segretario nella Biblioteca Borbonica di Napoli, voluta a partire già da Carlo, che, da Capodimonte, la fece spostare nel Museo nazionale. Ferdinando IV, il 13 gennaio 1804, la aprì al pubblico e, durante il Decennio napoleonico, la biblioteca si arricchì della parte più preziosa del materiale delle librerie dei conventi degli ordini religiosi soppressi. In quell’occasione Giustiniani divenne vice-bibliotecario e l’anno successivo terzo bibliotecario e scrisse la Nuova collezione delle prammatiche del Regno di Napoli, pubblicata tra il 1803 e il 1808, richiesta dal Borbone ma che di fatto, con l’adozione del Codice Napoleonico, sarebbe divenuta inservibile. Come bibliotecario, compose Le Memorie storico-critiche della R. Biblioteca Borbonica, risalenti al 1818.

Accanto all’attenzione bibliografica, in Giustiniani, specie in quest’ultimo periodo, convivevano interessi di tipo archeologico, di certo, tuttavia, non nuovi nel Regno e nella sua cultura. L’interesse per la riscoperta dell’antico, infatti, si affermò nel Regno di Napoli a partire dal 1738, quando Carlo di Borbone consentì le campagne di scavo di Ercolano e Pompei. Nel momento in cui venivano scoperte le prime statue, si iniziò a pensare a costruire una specie di museo: vengono esposte le opere in base al contesto storico, ed anche quelli della collezione Farnese, ereditate dalla madre. Anche Ferdinando IV ampliò il museo, dichiarandolo come ente privato e familiare, facendolo denominare “Borbonico”; in quest’alveo, si inseriva anche il nostro Giustiniani, che scriveva una breve Memoria sullo scovrimento di un antico sepolcreto greco-romano, in cui si occupava di capire il luogo, la struttura, il materiale, il periodo storico della necropoli oggetto della memoria. Sullo stesso filone pubblicava, poi, una Guida per lo R. Museo Borbonico, risalente al 1822, nel quale descrive le collezioni all’interno del museo, diviso in stanze e temi: oggetti egizi, etruschi, oschi, statue di marmo, antiche iscrizioni latine, cammei, medaglie antiche e monete, a cui dedicava, ancora, la Illustrazione di una moneta coniata sotto Federico II esistente nel R. Museo Borbonico e, non abbandonando i prediletti studi bibliografici, pubblicò la Illustrazione di un manoscritto membranaceo della R. Biblioteca Borbonica di Napoli che contiene epigrammi sulle tanto decantate acque minerali di Pozzuoli, Baja, Tripergola, e di Agnano, con le versioni in ritmo italiano ed un trattato De regimine sanitatis ed anche una Collezione delle ordinanze di polizia del Regno.

Il Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli è, comunque, la sua opera più importante e corposa, suddivisa in tredici volumi e undici tomi con diverse edizioni, con un arco temporale che spazia dal 1797 al 1816, stampata dagli editori Vincenzo Manfredi e Giovanni de Bonis.
Nella prefazione, l'autore illustra lo scopo di quest’opera: non vuole informare i lettori solo di quanti e quali siano i luoghi all’interno del Regno, ma ne vuole offrire una dettagliata descrizione. Premettendo che non era disponibile un’ufficiale Carta geografica del Regno, Giustiniani spiega che le informazioni furono, di necessità, attinte a varie fonti, da lui stesso citate, a partire da Pontano, Biondo, Alberti e Mazzella; il che, tra l’altro, gli offrono l’occasione per imbastire un breve excursus storico sui nomi delle antiche città, alcune città importanti, la storia istituzionale-amministrativa della divisione delle province del Regno, partendo dall’antica divisione e arrivando a quella attuale, con un accenno dei fuochi di ciascuna provincia, città vescovili e arcivescovili, tribunali. Egli, dunque, desidera «premettere le suddivisate notizie riguardo alla divisione del Regno di Napoli, affinché il leggitore del mio Dizionario avesse potuto ritrarre maggior profitto dalla lettura de’ diversi articoli, rivelandone i rapporti, e colla scorta di essi rettificare, ed amplificare le nozioni generali del medesimo». L'opera, dunque, si pone esplicitamente come uno strumento tramite il quale i lettori acquisiscono conoscenze molto più velocemente rispetto alle descrizioni o ad altre griglie descrittive, con maggiore immediatezza. A differenza degli autori precedenti o contemporanei, che avevano utilizzato griglie descrittive delle province del Regno, divise in capitoli, Giustiniani decideva di “rivoluzionare” questo metodo e garantire informazioni e notizie su qualsiasi elemento geografico, storico, economico, territoriale nella maniera più minuziosa e precisa possibile.

Nel primo volume, che risale al 1797 e fu stampato presso Vincenzo Manfredi, partendo da AB e concludendo con AR, viene presentato l’elenco alfabetico delle terre presenti nel Regno di Napoli, fornendo informazioni, geografiche e geologiche, generali sul luogo dove si trovano, accenni storici, numero dei fuochi, le diocesi presenti, a chi appartiene quel determinato territorio.
La seconda parte del primo volume, stampata da Giovanni de Bonis, venne pubblicata nel 1816. Seguendo il filo conduttore della prima parte, Giustiniani espone, sempre in ordine alfabetico, i fiumi, laghi, fonti, golfi, monti, promontori, vulcani e boschi: il territorio che li ospita, importanza storica e geologica, gli autori che eventualmente ne hanno trattato. L’anno di pubblicazione rappresenta un anno di cambiamenti positivi nel Regno, con la suddivisione del Regno in quindici province, puntualmente registrata in una nuova edizione della Istorica descrizione del Regno di Napoli di Giuseppe Maria Alfano.
Di queste notizie e novità tenne conto, nella prefazione del secondo volume del Dizionario, Giustiniani, che, rivolgendosi ai lettori, spiega alcune sue vicende personali e professionali dal 1794 al 1815 e la loro influenza sulla pubblicazione dell’opera. Inizialmente, infatti, fu soggetto ad accuse di plagio da parte dell’abate Sacco, che stava per pubblicare il suo Dizionario geografico-storico-fisico del Regno di Napoli: il nostro chiese aiuto a docenti universitari esperti nel settore e componenti della Real Camera di S. Chiara, sulla questione, ma l’esito fu a favore di Giustiniani , peraltro fermamente convinto della sua superiorità, definendo l’opera del suo rivale «una nojosa monotonia nell’esporre le sue idee». Così nel 1797 venne pubblicato il primo volume del Dizionario, ma, a causa dei gravi avvenimenti politici del 1799, le stampe rimasero bloccate.
Solo nel 1802, infatti, venivano pubblicati i volumi 4 e 5, il primo dei quali andava da CH a FR, mentre il secondo andava da GA a ME.
Nel 1803 viene pubblicata la sesta parte, con l’elenco da ME a NA e nel 1804 la settima, da NA a SC. Nel 1805 vennero pubblicate la nona e decima parte.
Vacante dal dicembre 1822 la cattedra di diplomatica dell'Università di Napoli per la morte dell'archeologo Alessio Aurelio Pelliccia, il preposto della Pubblica Istruzione Colangelo perorò presso il ministro degli Interni la candidatura di Giustiniani, che, con decreto del 6 ottobre 1824, fu nominato professore di "arte critica diplomatica" nell'Università. Tuttavia ricoprì tale carica per un tempo brevissimo, perché morì a Napoli tra il dicembre 1824 e i primi giorni del gennaio 1825.

Bibliografia

  • Guido Gregorio Faggioli Vercellone, Giustiniani, Lorenzo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 57, Roma 2001.

ARTICLE WRITTEN BY ANTONIO CECERE | ERETICOPEDIA.ORG & STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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Storia della Campania. Risorse in rete per la storia del territorio e del patrimonio culturale
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