Fortunato, Giustino

Dizionario degli storici meridionali

Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, 4 settembre 1848 – Napoli, 23 luglio 1932) è stato un uomo politico, storico e scrittore lucano.

Storico e politico, Fortunato può essere a ragione considerato il "padre" della questione meridionale, che affrontò da più punti di vista, con l'impegno politico in Parlamento, con attività pratiche di istruzione, collegamenti infrastrutturali, fondazione di istituti educativi e, non ultima, con l'attività di storico. «La questione meridionale – affermò nel 1904 – è quella puramente e semplicemente di un Paese che dalla geografia e dalla storia fu per secoli condannato alla miseria: miseria economica e miseria morale».
Nato il 4 settembre 1848 da Pasquale ed Antonia Rapolla a Rionero, in Basilicata, ancora bambino venne mandato nel Napoli al collegio dei Gesuiti, dove compì i suoi primi studi, che a Rionero, nella casa paterna, integrò sotto la direzione dello zio Gennaro. A Rionero, egli assistette alla reazione borbonica dell'aprile del 1861, della quale i suoi familiari, con altri maggiorenti della provincia, vennero dichiarati istigatori e promotori: impressioni ed emozioni che non si cancellarono mai più dal suo animo, spingendolo, negli ultimi anni, a ricerche storiche volte a divulgare il più possibile la «verità de’ fatti». Ritornato a Napoli col fratello Ernesto venne affidato agli Scolopi di San Carlo alle Mortelle, nel cui collegio rimase per cinque anni. In seguito, superati gli esami di licenza liceale, iscritto all’università e laureatosi in Giurisprudenza, non tardò ad avvedersi di non essere nato per fare l'avvocato, né il possidente intento solo alla cura delle terre e dei propri interessi, così che decise di intraprendere la carriera amministrativa, ottenendo nel 1871 la nomina di Consigliere di Prefettura a Lecce; tuttavia, per non dispiacere al padre, per il quale «è disonorevole per un Fortunato servire il Premonte», ben presto la rifiutò.
Intanto incominciò a frequentare gli studi di vari artisti, tra i quali quello del Morelli, di Palizzi, di Di Chirico, di Amendola; quindi si iscrisse al Club Alpino di Napoli, proponendosi di percorrere a piedi, dall'Abruzzo alla Calabria, tutto l'Appennino meridionale. Da questo lungo andare errando egli ricavò una sicura conoscenza della geografia meridionale, della quale diede prova in numerosi scritti apparsi nel Bollettino del Club Alpino, ma soprattutto la consapevolezza di quanto il Mezzogiorno d’Italia fosse “poco amico dell'uomo”, cosa che segnò l'indirizzo del suo avvenire, ispirando ogni suo pensiero, determinando ogni sua opera. Importanti in quest’ottica le opere d’ambito geografico del Fortunato: il Taburno e i Lattarii nel 1877 ed il Terminio e il Partenio nel 1878. Dal 1872 al 1876 seguì le lezioni di Francesco De Sanctis alla cui scuola conobbe, tra gli altri, Antonio Salandra e Francesco Torraca.
Nel 1878 fu corrispondente da Napoli della Rassegna Settimanale, fondata da Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti: La città e la plebe, Le classi dirigenti, La camorra, La sicurezza pubblica, Il giuoco del lotto, La emigrazione dalle campagne, La questione demaniale, I monti frumentari furono gli argomenti delle sue lettere alla Rassegna. A trentadue anni, nel 1880, Giustino Fortunato presentò la sua candidatura nel collegio elettorale di Melfi. Appena eletto il suo primo discorso alla Camera fu sui Monti Frumentari, il secondo sulla Questione Demaniale. Tra gli altri numerosi interventi, vanno ricordati quelli sulla carriera amministrativa, sul terremoto di Casamicciola, dal quale ebbe salva la vita per miracolo, sulla malaria, sulle condizioni degli Archivi di Stato e quelli contro la riduzione del numero delle preture.
Tutto ciò senza dimenticare Rionero ed il suo collegio: le Ferrovie Ofantine gli costarono numerosi anni di sforzi e pratiche di ogni sorta e non poco si diede da fare per l'Istituto Tecnico di Melfi. Nel 1882, a 71 anni dalla elevazione della città natia a comune autonomo, ottenne parte del territorio comunale da Atella, di cui era stato casale fino al 1811. Nel frattempo, rifiutati vari ministeri offertigli dal Coppino e dal Genala, fondò, nel 1898, la Società per gli studi della Malaria, di cui divenne presidente. Lasciato volontariamente il collegio di Melfi nel febbraio del 1909, dopo due mesi, il 4 aprile, venne nominato senatore. La sua salute, però, non gli consentì di essere assiduo alle sedute del Senato. Il 21 maggio 1915 risultò tra i duecentoventuno senatori che approvarono l’intervento dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Due anni più tardi, nel 1917, a Rionero, un bracciante lo assalì, ritenendolo colpevole del prolungamento della guerra.
In tutti questi anni, dedicati allo studio dei problemi economici e sociali, affiancò le ricerche storiche, pubblicando, tra l'altro Della Valle di Vitalba nei sec. XII e XIII, Santa Maria di Vitalba, Santa Maria di Perno, Rionero Medievale, Il Castello di Lagopesole, La Badia di Monticchio, Avigliano nei sec. XII e XIII, Due nuovi vescovi della Diocesi di Rapolla, Riccardo da Venosa e il suo tempo, ed altri scritti ristampati nelle raccolte Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, Pagine e Ricordi Parlamentari, Scritti vari, Le strade ferrate dell'Ofanto. E ciò sempre affiancato dalla intensissima attività epistolare con i molteplici corrispondenti dall’Italia e da tutta Europa. La grave malattia agli occhi lo costrinse, a poco a poco, a ridurre le sue ricerche e a rinunciare alla pubblicazione di tutti i lavori di maggior mole. Intanto promosse gli studi di Emile Bertaux sulla Basilicata, la traduzione delle opere di Gay, la pubblicazione dei lavori di giovani della sua provincia.
Fondò due asili infantili, uno a Lavello e uno a Rionero, il primo dedicato alla memoria del fratello Ernesto ed il secondo dedicato alla madre Antonia Rapolla.
Il 6 dicembre 1921 morì il fratello Ernesto, che gli era stato sempre al fianco, valido conforto e sostegno, e più tardi il nipote Alberto Viggiani, a cui nel 1926 dedicò Rileggendo Orazio, la traduzione letterale di 32 odi e del Carme Secolare.
Nel 1931 pubblicò i suoi Appunti di Storia Napoletana de l'Ottocento, improntati, questi ultimi, alla difesa del prozio, suo omonimo, dalle accuse di trasformismo politico nella sua lunga carriera politica.
L’anno successivo, il 23 luglio 1932, morì nella sua casa napoletana in via Vittoria Colonna, assistito dall’amata sorella Anna, che morì alla fine dello stesso anno.

Bibliografia

  • Giustino Fortunato, In memoria di Ernesto Fortunato, Laterza, Bari 1921.
  • Giustino Fortunato, Pagine e ricordi parlamentari, Vallecchi, Firenze 1927.
  • Francesco Torraca, Giustino Fortunato, in In memoria di Giustino Fortunato, Società Anonima Tipografica Leonardo Da Vinci, Città di Castello 1933.
  • Francesco Luigi Pietrafesa, Rionero. Note storiche e documenti, Laurenziana, Napoli 1982.
  • Giustino Fortunato, Carteggio, a cura di Emilio Gentile, Laterza, Roma-Bari 1978-1981, 4 voll.

ARTICLE WRITTEN BY ANTONIO CECERE | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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