Di Falco, Benedetto

Dizionario degli storici meridionali

Benedetto Di Falco (Napoli, inizio del XVI secolo - Sarno (?), dopo il 1568) è stato un letterato e storiografo.

Non si conosce la sua esatta data di nascita, ma il fatto che nel 1535 fu pubblicato il suo primo lavoro, la Descrizione de' luoghi antiqui di Napoli e del suo amenissimo distretto, fa pensare ad un personaggio quantomeno culturalmente già maturo e noto.

Sempre nel 1535 pubblicò una sua antologia, il Rimario, in cui sceglieva dieci autori disponendoli secondo un preciso ordine: Petrarca, Boccaccio, Dante, Ariosto, Pulci, Sannazaro, Bembo, Landino, Machiavelli e Castiglione.

Nel maggio 1538 diede alle stampe il Trattato di amore, dedicato alla contessa di Pacentro, Faustina Carafa, moglie di Raimondo Orsini e, un anno e mezzo dopo, a completamento del Rimario, pubblicò un volume di prosodia per gli autori di versi latini, le Syllabae poeticae ad rem poeticam necessariae commodiori atque faciliori ordine, dedicato al discepolo Giovan Tommaso Di Capua.

Nel 1545 il conte di Sarno Vincenzo Tuttavilla lo chiamò come istitutore; qui, nel 1548, Di Falco compose un libro sui barbarismi latini, Multa vocabula barbara a Latinae linguae vero ac Germano usu remota atque alia studiosis iuvenibus pernecessaria ad institutiones grammaticales pertinentia. Si può presumere che Di Falco si ritirasse a Sarno per evitare le tensioni napoletane e perché malato di gotta.

Morì, forse a Sarno, dopo il 1568, anno in cui dedicava la terza edizione della sua Descrittione al magnifico Raimondo Poggiolo.

La sua Descrittione de i luoghi antiqui di Napoli e del suo amenissimo distretto, nella cui ultima parte si rivolgeva all'imperatore Carlo V che nel 1535 era entrato a Napoli dalla spedizione di Tunisi ne fa, per utilizzare le parole di Croce, il «primo descrittore di Napoli». Con quest'opera egli intese comporre allo stesso tempo una descrizione di mirabilia, di istituzioni e famiglie illustri ed un’apologia di fedeltà al sovrano ed un’esaltazione della vita culturale cittadina. Il tutto raccolto sotto l’Arma cittadina, vero e proprio «visibile parlare» dei caratteri della fedeltà politica di Napoli.
Un modello, dunque, non solo espositivo, ma anche, e soprattutto, strutturale, con la compresenza di componenti apologetiche, quali le lodi del territorio, e descrittive in senso specifico, quali le istituzioni politiche e le genealogie delle famiglie illustri.
L'opera, scritta in polemica con Pandolfo Collenuccio, che nel suo Compendio de le istorie del Regno di Napoli aveva legato l'incostanza politica dei napoletani al loro territorio, ebbe notevole successo, tanto che, come detto, fu ristampata con aggiornamenti nel 1549 e nel 1568 e, dopo la morte dell'autore, nel 1580; ancora, con il titolo Antichità di Napoli, fu ristampata nel 1617 e nel 1680, a testimonianza della sua subito riconosciuta importanza come apripista del genere delle descrizioni del Regno di Napoli.

Bibliografia

  • Benedetto Croce, Il primo descrittore di Napoli: Benedetto Di Falco, in Id., Aneddoti di varia letteratura, Laterza, Bari 1953, vol. I, pp. 274-292.
  • Descrittione dei luoghi antiqui di Napoli e del suo amenissimo distretto, a cura di Ottavio Morisani, Napoli, Libreria Scientifica Editrice, 1977.
  • Gianfranco Formichetti, Di Falco, Benedetto, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 39, Roma 1991.
  • Tobia Raffaele Toscano, Due schede per Benedetto Di Falco, in «Critica Letteraria», XIX, 1991, fasc. IV, n. 73, pp. 725-759.
  • Tobia Raffaele Toscano, Per la storia editoriale della “Descrittione dei luoghi antichi di Napoli” di Benedetto di Falco, in «Quaderni dell’Istituto nazionale di studi sul Rinascimento meridionale», 9, 1993, pp. 89-131.

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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