Aceti, Tommaso

Dizionario degli storici meridionali

Tommaso Aceti (Figline, 24 ottobre 1687 – Lacedonia, 10 aprile 1749) è stato un ecclesiastico, storiografo e filologo calabrese.

Nato a Figline, nella provincia di Calabria Citra, studiò a Cosenza, intraprendendo la carriera ecclesiastica e recandosi a Napoli, dove si dedicò allo studio delle “lingue dotte” e della geometria.
Trasferitosi a Roma nel 1714, divenne ben presto Correttore della Stamperia Vaticana nell’Archiginnasio della Sapienza, fondata per iniziativa di Clemente XI, tenendo questo incarico per dodici anni. Entrato in contatto con il potente cardinale Annibale Albani, per la sua intercessione ottenne un chiericato in San Pietro; nel frattempo veniva aggregato a numerose accademie letterarie, come, oltre a quella della nativa Cosenza, l’Accademia di Venezia e l’Arcadia.
Il 7 settembre 1744, papa Benedetto XIV lo nominò vescovo di Lacedonia, dove si distinse per zelo, morendovi il 10 aprile 1749.

Aceti fu studioso, come detto, di lingue antiche, componendo una Ortografia comparata latino/italiano, con una breve appendice sul greco, ma la sua opera maggiore furono delle annotazioni e correzioni al De Antiquitate et situ Calabriae di Gabriele Barrio, fino ad allora manoscritta. L’opera, In Gabrielis Barrii franciscani De antiquitate & situ Calabriae libros quinque (ex Typographia S. Michaelis ad Ripam, Romae 1737), era, di fatto, più che un commento, un trattato a parte volto a riscrivere il manoscritto dell’autore cinquecentesco, con amplissime note storico-topografiche ed un onomasticon dei personaggi illustri, nel solco dell’antiquaria settecentesca.

Bibliografia

  • Fiorenza Fiorentino, Aceti, Tommaso, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 1, Roma 1960.

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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Storia della Campania. Risorse in rete per la storia del territorio e del patrimonio culturale
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241686 | DOI 10.5281/zenodo.4039809

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