Corrispondenza epistolare di Casa Gaetani d'Aragona

a cura di Ranieri Gaetani d'Aragona e Armando Pepe

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Abbreviazioni

f. folio

Gesta di Casa Gaetani d'Aragona nel Regno di Napoli dal XV al XVII secolo

  • Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Archivio Gaetani d’Aragona, busta 185.

Nota del Curatore

Diana de Capua e Porzia Carafa, rispettivamente madre e moglie del Duca di Laurenzana Alfonso II Gaetani dell'Aquila d'Aragona, dopo la morte del loro caro il 21 luglio 1645 durante la Sollevazione della Catalogna, scrivono a Filippo Papirio, agente di Casa Gaetani in Napoli, per tutelare i propri interessi presso la Corte vicereale. Evidentemente la lettera è collocabile nel lasso di tempo che va dalla morte di Alfonso (luglio 1645) alla morte della moglie Porzia Carafa (agosto 1652).

A Don Filippo Papirio per li negotii che s'havranno da trattare alla Corte

[1r.] Noi non pretendemo darvi instruttioni, né prescrivervi il modo che havete a tenere in trattare l'interessi della Casa nostra nella Corte perché ci semo remesse in tutto a quello che comandarà la Signora Viceregina, alla qual ci confessiamo obligate della vita per le gran grattie che ci fà e perciò vogliamo che obedite a tutto quello ch'ella vi comandarà e questa sia l'unica instruttione vostra; e perché questi negotii, per quello che m'ha fatto sapere la Signora Viceregina, havranno da passare per mano della Eccellentissima Signora Donna Caterina, sorella della Signora Viceregina, la qual spero che si degnarà di favorire la Casa nostra, come ne la supplichiamo con lettera nostra, perciò vi diciamo che in Corte habbiate da dipendere in tutto dalla volontà della Eccellentissima Signora Donna Caterina e far tutto quello che vi comandarà perché questa è la nostra volontà. Ma perché con gran istanza ci domandate che vi diciamo alcuna cosa di quello che ci pare che facciate, perciò brevemente vi diciamo le cose seguenti. S'havrà da rappresentare, tanto al Re come ai suoi ministri, li servitii tanto antichi come moderni della Casa del Duca di Laurenzana e per quello che tocca all'antichi ve si dà un libro intiero di scritture di servitii antichi, tutti rilevanti, con il suo notamento, fra i quali [1v.] li più rilevanti sono l'haver perso, la Casa del Duca di Laurenzana per servitio del Re Cattolico, il Stato1 di Fondi e Traetto2, che sono quindici terre3 et molti feudi perché Re Cattolico lo volse4 dare a Prospero Colonna, suo Capitan Generale, come consta dall'albarano5 che fece Re Cattolico al Conte di Fondi e da altre scritture che si mandano, in particolare dalla Consulta che fece il Collaterale al Re, che sta nel volume delle scritture fol. 171, e di questo così notabil servitio la Casa nostra non ne ha avuto rimuneratione alcuna. Di più consta per cedola dell'Imperatore Carlo quinto6 che il Conte di Fondi servì l'Imperatore con gran spesa nella recuperattione dello Stato di Milano, e con gran pericolo della vita, in particolare nella giornata di Pavia, nella qual fu rotto e carcerato Re Francesco di Francia, il qual fu condotto da esso Conte di Fondi carcerato in Spagna a spese d'esso Conte di Fondi, il quale in quest'occasione fece eccessive spese et impegnò il Stato suo, né hebbe dall'Imperatore altra rimunerattione che sei milia ducati, come consta dalla cedula7 Reale fol. 155.
E che la Casa del Duca di Laurenzana sia herede del Conte di Fondi consta dalla Consulta che fa il Collaterale al Re, fol. 171.
Di più s'havranno da presentare tutte le scritture [2r.] che provano li gran honori che tutti li Re predecessori di questo Regno, in particolare l'Aragonesi, han fatto alla Casa del Duca di Laurenzana. Perché dopo haverli dato tutti li migliori officii e carichi militari di questo Regno, dopo haverli dato molto stato con molti Privilegii e molti titoli, Re Ferdinando adottò nella Casa Regale d'Aragonia la Casa del Conte di Fondi, col concederli non solo di potersi chiamare Casa d'Aragonia e poter usare le stesse armi di Casa Reale, ma di poter godere di tutti li privilegii che godono quelli di Casa Reale d'Aragona, come se fussero veramente di detta Casa d'Aragonia fol. 68.
E finalmente Re Ferrante diede per moglie al Conte di Fondi Donna Lucretia d'Aragona, sua figlia nuturale, col darli dodicimila ducati di dote, che a quelli tempi questa dote non si dava se non ai grandissimi signori, come consta dalli capitoli Matrimoniali, fol. 86.
Il Conte di Fondi et Don Ferrante Caetano suo figlio servirno8 l'Imperatore Carlo quinto9 nell'anno 1528 a spese loro nella difesa della Città di Napoli, assediata dalli Francesi, et improntarono10 denari all'Imperatore per pagare la soldatesca, fol. 163.
L'Imperatore Carlo V fece tanto gran conto del Duca di Traetto [2v.] che tant'esso, come la Regina Gioanna11, li12 diedero parte13 della sua14 elettione per Re de' Romani co' parole tali che mostravano la gran stima che faceano di questa Casa, fol. 153, etiam a tergo.
Lasciamo di numerare l'altri servitii antichi, per esser breve, ma nella nota delle scritture stanno quasi tutti numerati.
Per quello che tocca alli servitii moderni, potrà rappresentare al Re e suoi ministri, il sangue di due fratelli morti combattendo valorosamente per Sua Maestà dopo aver servito molti anni con sommo valore perché Don Luigi Caetano, fratello del Duca di Laurenzana ch'è suo herede, servì tredici anni parte in Fiandra, parte in Germania et parte in Milano et hebbe molti carichi militari, ancorché fosse molto giovane, di Capitan d'Archibugeri, di Capitan de' Cavalli e di Tenente Colonnello del regimento15 del Principe di San Severo, suo cognato, di seimila fanti; e finalmente di moschettata fu ammazzato nella giornata di Tornavento16 nel Stato di Milano, tutto questo consta dalle sue scritture.
Il Duca di Laurenzana17 in Napoli al tempo del Duca di Medina s'offerì di andare a servire il Re nel Stato di Milano et levò18 un Terzo19 di tremila soldati, quasi tutti a spese sue, et aprì casa in Milano con molta sua [3r.] spesa, come consta dalle fedi che si mandano, et intanto non andò a servire a Milano in quanto il Duca di Medina non volse20 per alcuni privati disgusti.
Intentendo li gran bisogni che il Re haveva in Spagna, senza puosto21 e senza carico22 alcuno, si partì per Spagna lasciando la Casa sua, dove viveva con molto regalo23, anteponendo il servitio di Sua Maestà alli suoi commodi: esempio unico in questi tempi perché non si ritrovarà che un Signore di questo Regno sia andato a servire senza carico.
Servì Sua Maestà in Spagna con gran valore e soccorrea di proprio denaro molta gente che serveva il Re.
Nella scaramuccia che si fece sotto Lérida24 lui salvò la vita al Marchese di Leganés, Generale, perché venendo un Capitano Francese di Cavalli ad investire con un battaglione di Cavalli il Marchese predetto et essendoseli tanto avvicinato che havea al lato la pistola per tirarli, il Duca di Laurenzana, che stava al lato di detto Marchese, si spinse avanti et ammazzò il Capitan Francese et li levò la pistola e la diede al Marchese; e fu il Duca ferito d'una moschettata nel ventre et ammazzato il suo cavallo.
Si ritrovò anche nel soccorso di Tarracona25, dove si portò con molto valore, e finalmente nella giornata del passaggio dello Segre26 combatté valorosamente e fu ferito in un braccio, della quale ferita morì in mano de' nemici e scrisse al Re che moriva molto contento per morire in servitio suo. La spesa che lui ha fatta in [3v.] servire Sua Maestà è stata grande non solo perché si trattava con molto splendore, ma anco perché soccorreva molti soldati che servevano Sua Maestà.
Resta un altro fratello, chiamato Don Carlo Caetano, che ha servito più di diece anni Sua Maestà et in Fiandra et in Milano e sta adesso servendo di Mastro di Campo, et un altro fratello sta in Roma, Prelato molto stimato, ch'è Governatore della Provincia del Patrimonio et sempre ha accudito all'interessi di Sua Maestà in quella Corte.
Se Sua Maestà e i suoi Ministri saranno ben informati di questi servitii e del gran affetto, che sempre la Casa del Duca di Laurenzana ha havuto alla Corona, e dell'honorii che ha ricevuto da tanti Re predecessori e del gran splendore col quale ha vissuto per centenara d'anni, non potrà lasciar d'honorare quanto più potrà questa Casa tanto benemerita e che ha disposto di ponere la vita e la robba in servitio del suo Re, maxime che molti di questi Signori stanno aspettando di veder la remunerattione che il Re dà a questa Casa per poter loro andar a servire.
Et il Principe di San Severo, cognato dello Duca di Laurenzana, per pochi servitii personali, senza haver sparso per il Re una goccia di sangue, hebbe il Tosone27 e la Chiave28 con speranza di cose maggiori.
[4r.] Si havrà da ricordare a Sua Maestà e suoi ministri che il Duca di Laurenzana non volse mai cominciar a servire se Sua Maestà non li facea grattia [di] introdurre un suo memoriale nel Consiglio di Stato [con] la pretensione di fare coprire29 la Casa sua, et questo et quello, [cosa] che hoggi [Casa Gaetani] pretende né vuol altra mercede; et a ciò si veda che sta molto lontana dall'interesse e che desidera spendere il suo in servitio di Sua Maestà, la Casa [Gaetani] asserisce,- dopo che sarà coverta30 -, di levantare31 a sue spese due milia fanti e consignarli qua al Viceré di Napoli; e così il Viceré scrive al Re e suoi ministri.
Comunicarete tutto questo […]32.
[Per li] fanti si spenderanno da dodici mila scuti33 castigliani. Questa summa saremo puntualissime a pagare.
Per ultimo se ricorda che nella cedula34 per il Grandato [di Spagna] è scritto che la Casa [Gaetani] [4v.] di Laurenzana non s'obblighi a prestare il servitio delli duemila fanti se non dopo che la medesima sarà coverta35 perché poco importa haver la cedula se attualmente non si copra.

Diana de Capua, Duchessa di Laurenzana
Donna Portia Carafa, Duchessa di Laurenzana

Riferimenti bibliografici

  • Jordi Canal i Morell, Storia minima della Catalogna, Viella, Roma 2018.
  • Ranieri Maria Gaetani, Gens Caietana. La storia della famiglia Gaetani (730-2000), Tipografia Bandista, Piedimonte Matese 2005.

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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