Carte di Giuseppe De Blasiis conservate presso la Società Napoletana di Storia Patria

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NOTA DEL CURATORE
Trascrizione integrale della carte-, relative alla legione del Matese-, appartenute a Giuseppe De Blasiis (1832- 1914). Originario di Sulmona, combattente volontario nella guerra di Crimea nelle file dell'esercito ottomano, De Blasiis aderì anima e corpo alla lotta per l'unità d'Italia, ritornando poi alla vita civile quale affermato professore di Storia Medioevale e Moderna all'Università di Napoli e appassionato ricercatore e studioso presso la Società Napoletana di Storia Patria, di cui fu prima segretario (dal 1876 al 1900) e poi presidente (dal 1900 al 1914). Intenso fu il sodalizio-, culturale e intriso d'idealità patriottiche-, che lo legò all'intellettuale napoletano Pasquale Turiello, con il quale condivise la passione anche per la letteratura latina.

Società Napoletana di Storia Patria, Carte di Giuseppe De Blasiis, «Documenti della Legione del Matese, 1860, 4 agosto -19 novembre».

ABBREVIAZIONI

SNSP Società Napoletana di Storia Patria
CGDB Carte Giuseppe De Blasiis

1) 4 agosto 1860

[Comitato centrale dell’Ordine a Giuseppe De Blasiis]

Ordine, Comitato Centrale di Napoli,
Napoli, 4 agosto 1860

È pregato l’egregio cittadino signor Giuseppe de Blasiis, ex uffiziale dell’armata turca in Crimea, di recarsi nei distretti di Terra di Lavoro per ispezionarne gli uomini ed il materiale preparato per la prossima azione per dare all’uopo le analoghe disposizioni e per farne quindi rapporto al Comitato Centrale. Sono per ciò incaricati i Comitati di detta Provincia in vista della presente credenziale prestarsi all’occorrenza del bisogno, dando appoggio conveniente al commissionato signor de Blasiis, il quale ha ricevuto altre precise istruzioni a voce.

2) 16 agosto 1860

[Beniamino Caso a Giuseppe De Blasiis]

Mio carissimo amico,
Inviai costà Toma; egli vi dirà gran parte del nostro concertato. Leggete la lettera che mi h mandato [Luigi] Pisciotta. In più ho l’ordinativo per un traino promessomi da questo egregio signor Egg. Il traino è pronto per dopodomani. Intanto voi e don Bonaventura [Campagnano] rappresenterete la mia persona in tutto e per tutto; mettetevi, prego, di concerto con [Luigi] Pisciotta. Don Gioacchino [Toma], che torna [qui a Piedimonte] domani sera, mi dirà tutto. Io, laddove occorresse, sarò da voi dopo domani con esso [cioè, con Gioacchino Toma]. Io non posso nel momento, come ardentemente vorrei, lasciar Piedimonte. Ho la nomina di sottintendente, ma domani [17 agosto] giunge il nuovo funzionario. Debbo d’altra via preparare e dare esecuzione alle vostre disposizioni. Concedetemi il giorno di domani, a tutti un abbraccio.
16 agosto 1860
Il vostro amico, Beniamino Caso

3) 25 agosto 1860

[Salvatore Marcarelli a Giuseppe De Blasiis]

Signori onorevoli De Blasiis, Caso, Del Giudice e Pertusio,

Cari miei amici,
Al momento ritorno d’Avellino, 25 agosto ore 24, ove si son presi definitivi concerti sul modo d’operare, e non s’attende che un avviso che potrebbe giungere anche prima di venerdì; bisogna dunque tenersi ben pronti per scendere verso l’Aspro sul [fiume] Calore ed unirvi a noi; ripeto, non vi è tempo da perdere e bisogna stare col piede alla staffa. Sarebbe utile che Peppino scendesse fino a Solopaca per prendere di concerto con Pasqualino e con me le determinazioni. Eccovi intanto una lettera di [Francesco] Pepere; rispondete subito. Vi prevengo che non lascerò più la mia residenza se non per poche ore. Vi stringo al cuore amici miei diletti, con la speranza di farlo personalmente presto.
Paupisi, 25 agosto 1860
Vostro amico e servo
Salvatore Marcarelli

4) 26 agosto 1860

[Comitato Centrale dell’Ordine a Giuseppe De Blasiis]

Ordine. Comitato Centrale di Napoli
Al signor Giuseppe de Blasiis,

Signore, i fatti che ci annunziate sono assai sconfortanti; vi preghiamo di usare tutta quella diligenza che è possibile, perché il movimento nazionale non ne rimanga macchiato, e devii dal corso seguito finora nell’altre provincie italiane. Vi mandiamo per mezzo del nostro messo le stampe richieste. Teneteci regolarmente al corrente di quanto avverrà.
Napoli, 26 agosto 1860

5) 26 agosto 1860

[Beniamino Caso a Domenico Bencivenga]

Pressantissima, Urgentissima
A Sua Eccellenza Don Domenico Bencivenga,
Alvignano

Caro Domenico,
Al momento arriva un plico per de Blasiis; se non trovasi costà, mandaglielo subito subito, facendogli sapere aver io risposto a [Giuseppe] De Marco che si è pronti. Se poi de Blasiis trovasi costà, nel consegnargli il plico gli dirai che, per espresso da giungere qui anche a mezzanotte, mi dia a conoscere se egli domani è in Alvignano, ove qualcheduno di qui potrà andare a vederlo, o verrà in Piedimonte egli, il che sarebbe meglio. Dirai pure a de Blasiis che la compagnia di Cerreto e Cusano, non che quella di Alife, ha bisogno per lo meno di altri dieci fucili. Sono essi pronti? Nell’affermativa li manderei a prendere; in ogni modo sarebbe con vero peccato se non ne avessi 5 per i 5 di Cusano, che sono tanto buoni.
Ti abbraccio. Ripeto, il corriere qui, questa notte.
Piedimonte, 26 agosto, ore 23.
Beniamino Caso
P.S. Ritorni don Salvatore con la risposta, in vettura, a cavallo, a piedi; insomma, deve tornare.

6) 27 agosto 1860

[Proclama dei Cacciatori del Vesuvio]

Dal Bosco di Vandra [Rocca d’Evandro], 27 agosto 1860

Proclama,
Popoli della Campania! Vi sono dei momenti in cui il fremito delle battaglie echeggia di rupe in rupe, di città in città ed arma il braccio de’ più renitenti. Chi non sente quella voce è uno sciagurato che merita commiserazione, poiché Dio degradò la sua natura. Giuseppe Garibaldi evocò il genio della vittoria e ricordò agli italiani che in essi fremeva la grand’anima di Roma. Chiunque può armare il braccio di un ferro ci segua. Noi li condurremo alla vittoria, perché un ordine imperscrutabile di cose conduce necessariamente alla vittoria un popolo che vuol diventare Nazione al cospetto del mondo e che costante combatte per questo. E l’Italia farà. Viva l’Italia! Viva Vittorio Emanuele! Viva Garibaldi!
Comando della prima Legione de’ Cacciatori del Vesuvio

7) 28 agosto 1860

[Michele Sanniti a Bonaventura Campagnano]

Carissimo Don Bonaventura,
Qui ho approntato tutto; il numero degli uomini è aumentato bastantemente; occorre solo l’avviso e che pensiate a fornire di armi e munizioni quei tali che verranno disarmati. Come vi scrissi, oggi mi porto in Baja per rassettare definitivamente tutte le mie cose, e condurre mia moglie a Sparanise e così esser libero da tutti gli impacci. Se poi l’urgenza esigesse che prima del mio disbrigo si dovesse partire, in questo caso dirigete gli ordini corrispondenti al signor barone [Gerolamo Zona], oppure a don Peppino Zona, con lo incarico a chiunque di questi due di farmi giungere l’avviso e nello stesso tempo la notizia del luogo di convegno, affinché io mi possa subito recare al mio posto immediatamente dopo. Vi soccarto [allego] un brano del nostro regolamento disciplinare redatto dal Capitano, che se lo troverete di soddisfazione sarà da lui al più presto terminato. Vi saluto con distinzione, come pure Ciccillo, ed in attenzione di pronti comandi mi dico vostro affezionatissimo amico vero

Michele [Sanniti]

Visciano, 28 agosto 1860

P. S.
Se mandate personalmente verso questa sera Ciccio, istruito di tutto, ve ne sarei obbligato. Spiego meglio, questa sera o, al più, domani in Baja.

8) 28 agosto 1860

[Pasquale Turiello a Giuseppe De Blasiis]

Napoli, 28 agosto 1860,
Caro Peppe,

Abbiamo ricevute le due tue sullo stile di Tacito. Credo di capire da quel che dici di villeggiatura per venerdì, che [quello] sarà il giorno in cui si darà fuoco. Se è così, giovedì attendiamo tuo dispaccio, e, se sarà appresso, sempre un giorno prima di quello in cui dovremmo partire e giungere costì. Non veggo [vedo] nessun danno a giunger costì un dì prima, sì al contrario. Ciccillo [Francesco Martorelli] s’incaricherà delle tue lettere, come spero tu t’incaricherai di farmi trovar gli argomenti che bisognano a tutti [e] tre. In questo momento Checchino mi fa sotto il naso un sospiro incalzante e bellicoso.
Rispondi pel corriere al più presto.
Tuo Pasquale [Turiello], Futuro aiutante di campo

9) 28 agosto 1860

[Francesco Martorelli a Giuseppe De Blasiis]

Napoli, 28 agosto 1860

P.S. Caro Peppino, Quousque …Se non vuoi avere un soldato coi vermi in corpo, scrivici subito. In tutti i casi potresti dirci qualche cosa delle probabilità. Ogni giorno che passa, i funghi crescono in corpo. Il mio amicissimo sta in brutte acque. Siamo come i due piatti di una bilancia che benché simili, quando uno sale l’altro cala. Io sto in alto, decidi.

Francesco Martorelli

10) 28 agosto 1860

[Francesco Martorelli a Giuseppe De Blasiis]

Al signor Giuseppe de Blasiis,
[in] Piedimonte,

Carissimo Peppino,
Farò quanto mi dici per le lettere alla Posta. Fa che tra la chiamata e la partenza vi possa essere una giornata di tempo. È voce generalizzata che, cominciato il fuoco nella piana di Eboli, debba anche qui scoppiare la rivoluzione. Mille altre cose si dicono che tu saprai.
Abbi cura di te e credimi sempre tuo affezionatissimo
Ciccillo [Martorelli]

Napoli, 28 agosto 1860

11) 28 agosto 1860

[Bonaventura Campagnano a Giuseppe De Blasiis]

Mio caro amico,
Scrivo di alieno carattere, perché sono così stanco da non poterne più. Eccovi una lettera di [Michele] Sanniti, un’altra di Jannotta, ed un’altra di Santa Maria [Capua Vetere]. A tutti ho risposto, e stasera Ciccillo si troverà a Baja, di lì muoverà per Sant’Andrea ed egli condurrà tutti gli uomini di que’ dintorni nella notte di giovedì in venerdì nel bosco detto “Palera” di Dragoni. Se credete stabilire altrimenti, avvertitemelo per mezzo dello stesso latore. È indispensabile che dal deposito si prendino altri 20 fucili per gli uomini di Grazzanise. Ho scritto a Santa Maria che io accetto anche gli uomini di Napoli purché mi si mandino i ducati seicento. Dovete voi ora dirmi dove dovrò condurre quelli che si troveranno nel detto bosco, quelli di qui, e quelli di Santa Maria. Datemi ogn’altra istruzione che crederete.
Vi abbraccio
Bonaventura [Campagnano]

Villa di Schiavi, 28 agosto 1860

12) 29 agosto 1860

[Bonaventura Campagnano a Giuseppe De Blasiis]

Li 29 agosto 1860,
Importantissima,

[Giuliano] Jannotta sta qui e va a partire con le armi (ore 3 di notte). È succeduto un po’ d’impiglio ma domani si riparerà a tutto. Domattina vengono qui li trenta napoletani: per la metà sono armati, pensate ad armare gli altri. Domattina vado a ricevere li 600 ducati provenienti da Santa Maria [Capua Vetere]. Domani sera giungono quelli [i volontari] di Santa Maria. Domani a notte nella selva di Baja giungeranno quelli di Arce; mandate persone. Il sunto è: i vostri diranno “alto, chi va là!”; [quelli] risponderanno: “Arce”. Fate uscire dalla selva quelli di Arce, perché [tira] cattiva aria; badate. [Tutti i predetti volontari ]piglieranno voi di Piedimonte. Il resto [ve lo dirò] a voce, venerdì in Alvignano. Pensate ai viveri. Io qui sono impazzito, mi par mille anni di uscire in campagna, per togliermi da tante cure.

Bonaventura Campagnano

13) 30 agosto 1860

[Bonaventura Campagnano a Giuseppe De Blasiis]

Al signor Peppino De Blasiis,
Mio caro Peppino,

Tutto a domani; ma se giungi prima di me, non meravigliarti, perché dovrò tutto stabilire nel bosco. La pubblicità non è avvenuta qui, ma credo sia avvenuta in Dragoni, poiché li napoletani, credendo vero che si perlustrasse la strada pel ponte a battelli, han preso la volta di Caserta e poi si son diretti a Dragoni. Io non ho mancato di mandare ad avvertire colà ma 30 persone in un paese fanno chiasso. Ho avuto li 600 ducati che domani recherò in Alvignano. Gli amici di Santa Maria me li han recati a metà di strada e mi hanno assicurato avere per ora 2000 ducati in cassa e che al bisogno ci sarebbero altri danari.
P. S. Quelli di Arce si dicono 300; ma credo che vi mancherà pure un peso. Può rimanere ad Alvignano.
Domenico Bencivenga leggala e la tenga presso di sé.

Tutto a voce,
tuo affezionatissimo amico Bonaventura Campagnano,
30 agosto 1860

14) 2 settembre 1860

[Beniamino Caso a Giuseppe De Blasiis]

A Giuseppe De Blasiis
Notte del 2 settembre, Gioia [Sannitica],

Carissimo amico,
Sono tornato qui perché non riposo da mesi. È giunta qui la compagnia di Sant’Andrea [del Pizzone]; sono con gli altri individui di Villa [di Schiavi] e quei rimasti, [in tutto] 56 persone. Intanto spedisco l’espresso per avere notizie di tutta la marcia e per conoscere se la prima colonna siasi [si sia] congiunta con la banda di [Giuseppe] De Marco. Se queste nuove non possono recarsi prontamente, mandami un corriere da quel punto ove puoi riceverlo. Dio sa che sto passando con Pateras. Del resto sono contento delle prudenze usate e del concorso [contributo] prestatogli, dappoi che ieri sera mi giunse da [Luigi] Pisciotta la seguente notizia per espresso: “Il Conte di Cavour ha dato istruzioni alla marina [militare] di mettersi in pieno accordo con Garibaldi, di togliere- insomma- tutte le differenze”. Dovendo riferire al Comitato è necessità che subito io avessi notizia esatta della marcia. Tornerò subito in Piedimonte onde provvedere i militi che son qui [a Gioia] di taluni oggetti de’ quali mi han dato nota. Mando tutta la roba commessa ieri, [in] più delle pistole, sia pure grandi e non a capsula, ma sempre buone. Non ho potuto trovarne [di] migliori.
Ti auguro buone cose
Beniamino Caso

15) 4 settembre 1860

[Achille Del Giudice a Giuseppe De Blasiis]

Al signor Giuseppe De Blasiis,
Benevento
Pregiatissimo Amico,

Ho letto con piacere immenso il risultato delle vostre operazioni in Benevento; fatti che erano previsti, e che impedii di fare attuare dal solo [Giuseppe] De Marco; io lo pregai perché si fosse atteso il vostro arrivo. Spinsi ieri [Bonaventua] Campagnano a recarsi sopra Benevento, onde essere partecipe dei vostri movimenti; e spedii dalle Caldare un guardiano per sollecitare i volontari di Zona e Sanniti, ch’erano in Gioja. Poscia mi recai in Cerreto, in dove attendevo il vostro dispaccio da Benevento; ed ho avuto il dolore di dovermi recare sin qui- perché la vostra lettera non era a me diretta- per conoscere il risultato della vostra azione in Benevento. Peppino De Marco potrà dirvi quanto io lo pregai per congiungere le sue operazioni alle vostre: scopo unico che mi ero prefisso in Piedimonte, e sono lieto per esserci riuscito. Disputai in Napoli le vivissime istanze che volevano far capitanare i volontari di Piedimonte dal Pateras; ed ora che vi scrivo trovo lo stesso Pateras qui, in casa mia. Mi vedo da voi malamente corrisposto. Non sento il bisogno di parere adesso liberale. Sono veramente onorato della stima de’ veri patrioti, che mi conoscono da vicino e da lungo tempo. Guardo con pietà taluni fatti meschini, vedendo come si prendano in considerazione le azioni leggiere, in confronto dei fatti seri. Perdonerete a me le riflessioni che ho fatto, essendo persuaso che voi nel caso identico avreste fatto altrettanto. Con i sentimenti della mia stima,
Achille Del Giudice
Piedimonte, 4 settembre 1860

16) 4 settembre 1860

[Beniamino Caso a Giuseppe De Blasiis]

All’onorevolissimo signor don Giuseppe de Blasiis,
Comandante la Legione del Matese, ove trovasi,

Mio carissimo amico,
La tua lettera mi ha sollevato lo spirito. S’era incominciato a preoccuparsi di una marcia piuttosto irregolare per le solite minchionerie degli ordini e contrordini che vengono dall’alto. Mi avvedo che se tu e noi non avessimo avuto il desiderio puro del trionfo della nostra causa, se non avessimo fatto uso del nostro impulso personale, niente forse sarebbesi fatto per opera de’ dirigenti. Ed in comprova il signor Jacovelli, venuto a stabilire governi provvisori nella provincia [di Terra di Lavoro] ti manda l’acclusa dalla quale rileverai, che giusta lo stabilito, tu non potevi muovere dalla falde del Matese! Non so dove questa lettera ti giunga. Avrei sommamente a piacere che tu la leggessi in Avellino, sulla quale città spero che tu abbia fatto anche una marcia trionfale. Ragguagliami di tutte le notizie de’ vostri movimenti, delle vostro operazioni; non farmi stare un sol momento in pensiero. Ho inteso che della truppa si concentri in Maddaloni. Voglio credere che la notizia sia falsa; non pertanto ho preso tutte quante le cautele perché se la truppa s’avviasse per Maddaloni per mezzo di [Salvatore] Marcarelli ne sapessi i movimenti e lo spirito. Il tuo bollettino bullet [proiettile] è stato affisso nel caffè ed ha destato l’entusiasmo. È stato pure comunicato al Comitato. Pitò, Cassella, [Gennaro] Gismondi ed io ti abbracciamo, ed abbraccio Cassola, Campagnano, Torti, Stocchetti e tutti per noi.
Piedimonte, 4 settembre 1860
Tuo affezionatissimo Beniamino Caso

17) 5 settembre 1860

[Beniamino Caso a Giuseppe De Blasiis]

Glorioso signor comandante, Carissimo amico
La tua lettera, ieri pervenuta, le recenti notizie de’ vostri trionfi, il benessere di voi tutti mi hanno sollevato, mi hanno fatto ritornare energico. Spero ricevere continue nuove delle vostre operazioni; e ciò per una doppia ragione, cioè per informarne il Comitato e per compiacercene noi tutti di qui. Tra giorni ti spedirò altri 70, 80 uomini, veri leoni. [Vincenzo] Pitò, [Pasquale] Cassella ed io ti abbracciamo con [Eduardo] Cassola, [Nicola] Torti e [Bonaventura] Campagnano.

P.S.
Cassola mi scriveva che avessi spedito tutto quello che da qui vi era di vestiario. Lo spedisco, ed è: bluse, n°32; sacchi a pane, n°5; cinture di cuoio, n°2. Le cinture son poche, non ne ho più, non vi è più roba per farne; ma si può supplire con un laccio e si possono trovare anche delle fettucce del colore delle bluse; insomma, bisogna rimediare.
Col corriere, latore del presente, viene il signor Giuseppe Arzillo a far parte delle vostre glorie. Lo stesso mi è stato raccomandato da Janniello e da Manetti.
Rimanda subito il corriere, voglio continue nuove.
Ti abbraccio,
Tuo affezionatissimo Beniamino Caso
Piedimonte, 5 settembre 1860

18) 7 settembre 1860

[Salvatore Marcarelli a Giuseppe De Blasiis]

Da Mercarelli all’onorevolissimo signor professor don Giuseppe De Blasiis,
[in] Benevento

Stimatissimo amico,
Mi rendo a piacere dirigervi sette uffiziali giovani [e] distintissimi, nei quali son sicuro troverete a compiacervi per la loro nobiltà di principii nella causa ormai trionfante. Essi mi vengono raccomandati dal comune amico Francesco Caso, per cui non tralascio i loro dovuti elogi. Spiacemi non aver potuto soddisfare interamente un voto di amicizia, con comportamento adattato a loro educazione, giacché senza alcuna prevenzione han poggiato [soggiornato] alla mia casina “Aspro”, dove io sono arrivato per mera combinazione. Li ho affidati a una guida di mia esperienza fino a Benevento. Tra i più esultanti evviva, spero abbracciarvi tra poco in Napoli, con voti di pura amicizia
Vostro affezionatissimo Salvatore Marcarelli

P.S. Non trascurate per me i saluti a De Marco e a D’Onofrio.
7 settembre 1860
Dalla Casina [Aspro] in Ponte

19) 10 settembre 1860

[Stato Maggiore della Colonna Nazionale nella provincia di Principato Ultra a Giuseppe De Blasiis]

[Angelo Santoro, per ordine di Vincenzo Carbonelli, a Giuseppe De Blasiis]

Stato Maggiore della Colonna Nazionale nella provincia di Principato Ultra
Ai Signori Maggior de Blasiis e Maggior de Feo,
Grottaminarda
Ai signori Comandanti le Colonne de Feo e de Blasiis, in Grottaminarda
Dentecane, 10 settembre 1860

Signori,
Il Comandante generale la Colonna Mobile [Vincenzo Carbonelli] ha ordinato che le forze che si trovano sotto i loro ordini procedano colla massima severità alla ricerca degli assassini che hanno commesso gli eccidi in persona degli individui di Greci che transitavano nel tenimento limitrofo di Bonito. Vuole del pari esso signor Comandante che si eseguano uguali perquisizioni per i delitti ed eccidi commessi dai reazionari ne’ dintorni di Grottaminarda, sino alla Fontana verso Ariano, usandosi all’uopo tutti i mezzi di rigore e, trovando resistenza, che si usino le armi ed il fuoco. A coadiuvare tali esecuzioni il Comandante generale ha ufficiato che la Guardia Nazionale metta a loro disposizione tutte le sue forze. Per la più facile riuscita potrà il signor Maggiore de Blasiis incaricarsi delle esecuzioni relative ai delitti commessi nel tenimento di Bonito ed il signor Maggiore de Feo di quelle relative ai delitti avvenuti ne’ dintorni di Grottaminarda, verso Ariano, fino alla Fontana.
Per il Capo dello Stato Maggiore [Vincenzo Carbonelli]
Angelo Santoro

20) 11 settembre 1860

[Giuseppe De Blasiis e Francesco De Feo a Vincenzo Carbonelli]

L’anno 1860, il dì 11 settembre, in Bonito,

Noi, Giuseppe de Blasiis, Maggiore della Legione del Matese, e Francesco de Feo, Maggiore della Legione Sannita, dietro ordine ricevuto dal Comandante generale, signor [Vincenzo] Carbonelli, il dì 8 settembre in Paduli ci recammo in Bonito nel dì 9 [di] detto mese con le nostre Legioni, ed ivi ricevemmo un uffizio del Maggiore Santoro che, in nome del signor Carbonelli, ci imponeva di fare arrestare le persone che avevano prestato mano ai delitti ivi commessi nei giorni precedenti. Giunti in Bonito, prima nostra cura fu di acclarare quali individui avevano preso parte attiva nei disordini avvenuti in detto comune, dove una massa di plebe aveva deposto il Sindaco dalle sue funzioni, minacciato nella vita molti liberali, nominato un novello Sindaco, Capo e Sottocapo urbano; e girando pel paese, coi busti degli aborriti borbonici, [la plebe] aveva costretto la gente pacifica a gridare: “Viva Francesco II, Morte a Garibaldi” ed altre voci siffatte, e ciò mentre l’invitto Dittatore entrava in Napoli. Il dì appresso, mentre transitavano per le masserie, dette di Morrone, alcuni volontari di Greci, fu sonata a stormo la campana della cappella, ed una mano di facinorosi aggredì i detti volontari, uno ne uccideva, altri due ne feriva. Procedendo alla investigazione dei fatti in parola, abbiamo trovato che coloro i quali si resero promotori dei disordini avvenuti in Bonito furono: 1) Don Arcangelo Monaco, sacerdote; 2) Don Raffaele Santosuosso; 3) Don Andrea di Pietro, canonico; 4) Don Antonio di Pietro; 5) Don Crescenzo Battagliese; 6) Don Costantino Ferragamo, supplente; 7) Don Salvatore Ferragamo, ex Capo urbano; 8) Don Michele Ferragamo, sacerdote; 9) Don Pasquale Greco, primicerio. Quelli poi che presero parte attiva ai tumulti furono: 1) Gaetano di Pietro; 2) Dionisio Beatrice; 3) Raffaele Griaci; 4) Angelo Cimino; 5) Saverio Grieco; 6) Pasquale de Benigno fu Nicola; 7) Alfonso de Benigno fu Nicola; 8) Girolamo Ferragamo; 9) Pasquale Merola; 10) Giuseppe Meola; 11) Vincenzo Simonelli; 12) Carlo Durdiglione e figli; 13) Vincenzo Cammusi; 14) Luigi Rossetti; 15) Carlo Rossetti; 16) Domenico Inglese; 17) Don Nicola Ferragamo; 18) Saverio Camuso e figli; 19) Arcangelo Cruciello; 20) Nicola Maria Ruggiero; 21) Domenico Dordiglione e figli; 22) Federico di Pietro; 23) Pasquale d’Elia; 24) Nicola Freda; 25) Nicola Scalzillo; 26) Don Nicola Battagliese, fratello dei due nominati; 27) Antonio Frattolillo; 28) Saverio Mauriello; 29) Emiddio Antonelli; 30) Nicola Maria Ruggiero [omonimo del precedente]; 31) Don Nicola Ruggiero; 32) Don Felice Greco; 33) Pasquale Simonelli fu Nicola; 34) Luigi Zizza; 35) Giuseppe Freda; 36) Francesco Saverio Dattoli; 37) Pasquale Russi; 38) Francesco d’Elia; 39) Antonio Spiritillo. Di tutti quanti questi rubricati ne vennero arrestati sedici, dalla sera del 9 al mattino del dì 11corrente. Dirigemmo poi un distaccamento di legionari, comandati dal Capitano Campagnano e dal Tenente d’Emilia verso le masserie di Morrone, ove procederono secondo il verbale da essi redatto ed annesso al presente. Noi, dall’altra parte, assodammo che autori del misfatto avvenuto in Morrone, e complici dello stesso, furono i seguenti individui: 1) Giuseppe Ruggiero fu Don Liborio, che tirò una fucilata all’estinto; 2) Angelo Belmonte, che finì di uccidere il ferito; 3) Angiola Bellofatto, che incitò all’omicidio; 4) Raffaele Pepe, che incitò all’omicidio; 5) Giuseppe Vigliotta, alias Regnante; 6) Il figlio di Filippo Ventre; 7) Saverio Greco fu Giovanni; 8) Andrea Greco di Vincenzo; 9) Carmine Greco fu Marco; 10) Giuseppe Greco; 11) Antonio La Penta, di Mirabella [Eclano]; 12) Pasquale Pepe, fu Domenico; 13) Saverio Greco di Luigi; 14) Pellegrino Greco. Testimoni del misfatto furono Antonio Chiericuzzo, Filippo Beatrice, Luciano Belmonte, Sabato Chiericuzzo, Giuseppe Tufo, Nicola Febo, Rosario Tufo, Cesare Belmonte, Emanuele Vigliotta, Andrea e Pasquale Barletta, Agostino Lo Verde, Giuseppe Giangregorio. Dei disordini avvenuti in paese ne possono far testimonianza Don Berardino Consolazio, il Sindaco e altri galantuomini che non si trovano rubricati fra i rei. Degli indiziati pel misfatto sono stati arrestati Angiola Bellofatto ed un altro che, unitamente ai sedici arrestati pei disordini del paese, vengono condotti per mettersi a disposizione del giudice di Grottaminarda.
Furono sequestrati sedici fucili che si affidarono ai volontari inermi.
Nella casa dei signori Ferragamo fu trovata una cassa con danaro e, poiché non vi erano i padroni di casa, fu suggellata la cassa in presenza del Sindaco. Di ciò ne abbiamo redatto il presente processo verbale, firmato da entrambi, per rimettersi al Comandante generale signor [Vincenzo] Carbonelli.
Il Maggiore della Legione del Matese
Giuseppe de Blasiis
Il Maggiore della Legione Sannita
Francesco de Feo

21) 11 settembre 1860

[Nicola Miletti a Francesco De Feo e Giuseppe De Blasiis]

Bonito, 11 settembre 1860
Ai signori: signor Francesco de Feo, Maggore della Legione Sannita, Giuseppe de Blasiis, Maggiore della Legione del Matese,
dal Sindaco di Bonito

Ai signori Francesco de Feo, Maggiore della Legione Sannita, e Giuseppe de Blasiis, Maggiore della Legione del Matese
Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia
Viva il Dittatore Giuseppe Garibaldi
Signori,
Di rimando al pregevolissimo foglio delle Signorie Loro di pari data, mi fo il dovere assicurare che veglierò incessantemente sulla tutela dell’ordine e della pubblica tranquillità in questo paese, e desterò nel cuore di tutti sentimenti di fedeltà ed amore al prode ed augusto nostro sovrano Vittorio Emmanuele Re d’Italia e verso il dittatore Giuseppe Garibaldi. Io son veramente lieto di aver avuto l’occasione di testificare alle Signorie Loro la mia stima di distinta considerazione e rendo grazie, a nome di tutti, di quanto le Signorie Loro han praticato pel ripristinamento dell’ordine in questo Comune. Prego le Signorie Loro disporre di me con libertà e con dritto in ogni mio possibile, di che mi riputerò mai sempre lieto ed onorato.
Il Sindaco
Nicola Miletti

22) 13 settembre 1860

[Nicola Miletti a Giuseppe De Blasiis e Francesco De Feo]

Ai signori: Maggiore della Legione Sannita Francesco De Feo, Maggiore della Legione del Matese Giuseppe De Blasiis, in Ariano

Dal Sindaco di Bonito
Bonito, 13 settembre 1860
Italia e Vittorio Emanuele
Dittatura di Giuseppe Garibaldi
Amministrazione Comunale
Ai signori Comandanti le Legioni del Sannio e del Matese, in Ariano
Signori,
Compio il dovere di assicurare le Signorie Loro che Vincenzo Sandella, volontario nelle Legioni del Sannio e del Matese, che restava infermo in questo Comune, si è riavuto compiutamente, e raggiunge sotto il comando delle Signorie Loro i suoi compagni di armi e di valore. L’altro infermo ha bisogno tuttora di cura e di assistenza, e rimane qui per curarsi, vigilando io perché nulla gli manchi allo stato. Per opportuna intelligenza delle Signorie Loro assicuro di aver fatto pagare al suddetto Sandella ducati 1, 20 per tre giorni di permanenza in questo Comune. Gradiscano le Signorie Loro le riproteste della mia sentitissima stima, e la gratitudine di questi miei amministrati, di che io mi fo interprete.
Il Sindaco
Nicola Miletti

23) 21 settembre 1860

[Alfonso Rispoli a Giuseppe D Blasiis]

[Nota del Curatore, Molto verosimilmente ci si riferisce a monsignor Gennaro Di Giacomo, vescovo di Alife]

All’egregio signore Giuseppe De Blasiis,
Maggiore Comandante la Legione del Matese, in Piedimonte

Gentilissimo Don Giuseppe,
Questo Vescovo è in apprensione che un tal sacerdote [Don Michele] Martone, di Sant’Angelo [d’Alife], che fa parte della colonna sotto il suo comando, voglia gridargli “Abbasso”. Io la prego [di] chiamarsi il Martone ed avvertirlo di avere un atteggiamento che non vada in contrasto con i sentimenti religiosi della maggioranza di questa popolazione. I miei ringraziamenti a lei e ai soldati, riservandomi di porgerglieli anche a voce.
Dalla Sotto Intendenza [di Piedimonte], 21 settembre 1860
Suo affezionatissimo amico
Alfonso Rispoli

24) 22 settembre 1860

[Michele Csudafy a Giuseppe De Blasiis]

Al signor Maggiore della Legione del Matese Giuseppe de Blasiis,
[in] Piedimonte.
Piedimonte, 22 settembre 1860
Signore,
Avrà cura di disporre che i signori Viglia, de Pascale, Hegg [Egg], Sanillo, Caso e del Giudice tengano in pronto, al più presto possibile, ciascuno un cavallo pel servizio militare, fornito di sella e di tutto l’occorrente.
Il maggior comandante Michele Csudafy

25) 22 settembre 1860

[Michele Csudafy a Giuseppe De Blasiis]

Per il Maggiore De Blasiis
Al signor Maggiore De Blasiis,
Le nomino le parole d’ordine e di campagna, avvertendola a comunicarle ai suoi ufficiali che sono ai posti avanzati. L’avverto inoltre di fare domani rapporto della notte, appena passata l’alba; ed in casi straordinari si presenti immediatamente a questo Comando. Ogni sera, un’ora prima del tramonto del sole, mandi un sottufficiale a prendere le parole.
Parola di campagna: Giberna. Parola d’ordine: Giberti.
La parola di campagna la comunicherà alle sentinelle tutte per consegna. Quella d’ordine ai soli ufficiali e capiposto e agli avamposti.
Piedimonte, 22 settembre 1860
Il Maggiore Comandante
Michele Csudafy

26) 28 settembre 1860

[Michele Csudafy a Giuseppe De Blasiis]

Il sottoscritto certifica che il signor Maggiore Giuseppe De Blasiis, giunto in Piedimonte il giorno 20 settembre colla Legione del Matese, dietro ordine da me ricevuto ha seguito il distaccamento da me comandato in fino a Benevento. Dovendo lo stesso recarsi altrove con i suoi militari per affari di servizio, si rilascia la presente come attestato che, durante il tempo che è stato a me congiunto, ha esattamente adempiuto ai doveri militari.
Benevento, 28 settembre 1860
Csudafy Maggiore

27) 28 settembre 1860

[Vincenzo Bentivenga a Giuseppe De Blasiis]

Al signor Maggiore De Blasiis, ove si ritrova, o ad altri che ne fa le veci.
Subito subito
Al signor Maggiore De Blasiis, ove si ritrova, o ad altri che ne fa le veci.

Benevento, 28 settembre 1860
Signor Maggiore,
Ella subito ritorni in questa città per ricevere i miei ordini che derivano da un telegramma pervenutomi ora stesso, che sono le ore 14 d’Italia, dal Ministro della Guerra di Napoli; è interessantissimo che ella ritorni con la Colonna e, in una, che ritorni la Colonna ancora, quando lei sarà avanzato di troppo ed altri in sua vece leggerà questo dispaccio.
La attendo subito
Il Colonnello inviato straordinario del Ministro della Guerra
Vincenzo Bentivenga

28) 6 ottobre 1860

[Alessandro De Bonis a Giuseppe De Blasiis]

Esercito Italiano, Comando di Piazza

Maddaloni, li 6 ottobre 1860
Si lasci passare liberamente il signor Maggiore De Blasiis, che si reca a Solopaca, unitamente al suo battaglione.
Il Comandante la Piazza
Alessandro De Bonis
Capitano dello Stato Maggiore

29) 11 ottobre 1860

[Francesco Nullo a Giuseppe De Blasiis]

Al signor Maggiore De Blasiis, [in] Montesarchio
Si lasci passare il portatore del presente.
[firmato] Il Tenente Colonnello Francesco Nullo

Al signor Maggiore De Blasiis,
[in] Montesarchio

Le accludo un ordine che per Lei mi ha rimesso il Generale Sirtori, in uniformità al quale avrà la bontà, al ricevere del presente, di raggiungermi al più presto in Solopaca col suo battaglione.
Solopaca, 11 ottobre [1860] ore 7 pomeridiane
Il Tenente Colonnello
Francesco Nullo

30) 13 ottobre 1860

[Francesco Nullo a Giuseppe De Blasiis]

Solopaca, 13 ottobre 1860
Il Maggiore De Blasiis ha il permesso di recarsi a Caserta per oggetto di salute.
Il Tenente Colonnello, Francesco Nullo
Si lasci liberamente passare
Il Comandante la Piazza, Alessandro De Bonis
[timbro a bollo dell’Esercito Italiano]

31) 19 novembre 1860

[Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale a Giuseppe De Blasiis]

Stato Maggiore Generale
Oggetto

Attesto di mio motu proprio che il signor Maggior Giuseppe De Blasiis, servendo nell’Esercito Meridionale dell’Eroe Giuseppe Garibaldi, ha reso importanti servigi alla Patria, distinguendosi particolarmente in quei fatti d’armi presso Caserta il 1° e 2 ottobre, ed in quelle spedizioni nelle provincie contro i disturbatori dell’ordine, disimpegnando ovunque l’ufficio di buon cittadino e distinto soldato.

Napoli, 19 novembre 1860

In fede,
Per il Generale in capo dell’Esercito Meridionale
Il Tenente Colonnello di Stato Maggiore Generale
G. Mazzali

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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