Capua e Volturno, con tutti i fatti d'arme avvenuti nella piazza e in altri siti di Terra di Lavoro e di Campobasso, 1860

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ABBREVIAZIONI

ASNa = Archivio di Stato di Napoli
AB = Archivio Borbone

ASNa, AB, busta 1239, «Capua e Volturno, con tutti i fatti d'arme avvenuti nella piazza e in altri siti di Terra di Lavoro e di Campobasso, settembre- ottobre 1860».

1)

[107r.]

Rapporto del maggiore Pietro De Francesco

Dell'azione sostenuta con le bande garibaldine il 19 settembre 1860 in Roccaromana

Alle ore 10.30 a.m. del 19 settembre 1860 in Roccaromana vennero attaccati dalle masse di garibaldini gli avamposti, formati dalle frazioni dei carabinieri a piedi e [del] 13° di linea, ai quali si univa in totale della forza di detta frazione di circa 260 uomini comandata dal signor maggiore don Gennaro Angelotti, dei carabinieri a piedi, che con ben diretto fuoco sostenevano l'impeto del nemico; ma sopraffatti dal numero e non dal valore, e facendosi da un momento all'altro ben trista la loro posizione, il signor maggiore Angelotti chiese del rinforzo al signor colonnello Kenich, comandante le frazioni riunite del 2°, 11° e 13° di linea in Pietramelara, il quale, per vedute puramente militari ricusò [di] spedire qualsiasi contingente. Al rifiuto ed alla certezza di una certa perdita per l'aumento delle forze ribelli, il maggiore in parola replicò [al diniego] per mezzo di un ufficiale del 13° di linea, e di un 1° sergente assegnati ai carabinieri a piedi, che con la primiera negativa si ricevevano dal citato signor colonnello, negativa che conosciuta dalla truppa dell'accantonamento, faceva ad alta voce ripetere ai soldati di voler correre in soccorso de' loro camerati a combattere contro i garibaldini. Allora si fu che il ripetuto signor colonnello mi ordinò portarmi sul luogo dell'azione col 1° battaglione, da me comandato, composto di 180 individui di truppa, cosa che eseguendo lungo la strada che conduce a Roccaromana, rinveniva dispiacevolmente le frazioni dei carabinieri e il 13° di linea ripiegare dalla primiera posizione. Unito a queste e ad un numero di uffiziali, sottuffiziali e soldati del 4° e 15° di linea, divisi in tre parti eguali la forza riunita; la prima, comandata da me stesso, la destinai per attaccare la dritta di Roccaromana [107v.], la seconda, comandata dal signor capitano don Achille Larovere, del 2° di linea, per assalire la sinistra, e la destra, guidata dal signor capitano don Pasquale Rizzo, per sostenere il fuoco al centro. Composta in tal modo la bisogna, feci battere il tamburo alla carica, e fatta eseguire la sola prima scarica di fucileria, alla corsa ed al "calate baionette", si respinsero le masse fino a sotto il monte Santa Maria al Castello, che dispersi ed avviliti, con non lieve loro perdita, depositarono nelle nostre mani una bandiera e 4 carabine, dichiarandosi prigionieri di guerra.
I prigionieri feci giungere con apposita scorta in Pietramelara, le carabine nella Real sala d'armi, e la bandiera al comando delle frazioni.
Per non distruggere nel nulla il valore, e per la riconoscenza al coraggio, indico coloro che si distinsero con l'abnegazione della vita, ed acquistarono non dubbi trofei di vittoria in fronte ad un nemico superbo, iniquo, e molto maggiore di numero di essi.
Essi sono: don Achille Larovere, capitano del 2° di linea; don Andrea Delella, idem; don Nunzio Banese, 2° tenente del 2° di linea; don Pasquale Rizzo, capitano del 4° di linea; don Palmiero de Leo, alfiere del 4° di linea; don Federico Renzi, alfiere del 15° di linea; don Luigi Romano, alfiere dei carabinieri a piedi; Achille Cartaglia, 2° sergente del 15° di linea; Sollazzo, 2° sergente del 2° di linea; Salvatore Natale, soldato dei carabinieri a piedi; Michele Mastracchio, soldato dei carabinieri a piedi del 2° di linea; [108r.] Enrico Greco, caporale del 15° di linea; Vincenzo Di Leo, caporale dei carabinieri a piedi; Nicola Lo Biondo, 2° sergente del 13° di linea; Carmine Trignano, guastatore del 2° di linea; Carlo Aletta, idem; Salvatore Guida, 1° sergente del 4° di linea. Natale Scudieri e Francesco Mancini, soldati del 4° di linea, feriti.
In ultimo mi è d'uopo encomiare nel generale ogni individuo che faceva parte di quell'azione, che con gioia ed eroismo combatteva fra le file al grido di "Viva il Re"; e, a petto scoverto e senza tema, snidava quei ribaldi, nascosti dietro [ad] alberi e ripari.
Il maggiore comandante il 1° battaglione del 2° di linea
Pietro De Francesco

2)

[130r.]

Rapporto del generale Filippo Colonna al maresciallo Ritucci

Pontelatone, li 22 settembre 1860

Comando della 1° divisione fanteria leggiera
Rapporto sulla riconquista della città di Caiazzo

Al signor maresciallo di campo don Giosuè Ritucci, commendatore, comandante in capo dell'esercito in Capua.

Signor maresciallo di campo,
ieri mattina mi giunse un pressantissimo del signor tenente colonnello La Rosa, comandante il 6° cacciatori, col quale mi dava parte d'essere stato attaccato dal nemico in numero tale da rendere impossibile la resistenza senza ripiegare, e mi chiedeva rinforzo per proteggere la sua ritirata. Pel momento disposi che il 4° cacciatori, comandato dal tenente colonnello Della Rocca, con una sezione di artiglieria della mezza batteria Tabacchi n°10, comandata dall'alfiere Dusmet, ed uno squadrone del 3° dragoni, comandato dal capitano Lanza, si fosse recato sollecitamente al villaggio della Piana di Caiazzo, per rinforzare la colonna, comandata dal tenente colonnello La Rosa, composta dal 6° cacciatori, da mezza batteria di obici a schiena, comandata dall'alfiere Pescara, ed uno squadrone del 3° dragoni, comandato dal capitano D'Afflitto.
La colonna, comandata [130v.] dal tenente colonnello Della Rocca, era già partita da un'ora, quando mi fu rapportato dal tenente colonnello La Rosa di essere stato attaccato dal nemico con una massa di 100 uomini circa, scambiando alcuni colpi di fucile con i suoi avamposti, e che, respinta, si era ritirata pei monti e propriamente fra la posizione di Formicola e Triflisco.
Mi diceva, inoltre, che dalle relazioni avute dalla gente del paese era venuto a conoscenza che circa 200 garibaldesi [garibaldini] guadarono il fiume dietro Caiazzo, intromettendosi nella città per rinforzare i loro compagni. A questo ultimo rapporto scrissi al tenente colonnello Della Rocca, supponendolo ancora in marcia, ordinandogli di far conoscere al tenente colonnello La Rosa di respingere il nemico e riconquistare la posizione di Caiazzo unitamente alla forza da lui comandata; e per maggiormente rendere preciso un tale ordine glielo spedii per lo mezzo [131r.] del mio aiutante di campo don Andrea Colonna del 1° dragoni, aggiunto allo Stato Maggiore dell'esercito, stimando indispensabile di riconquistare quella posizione, dove il nemico si rinforzava ed indubbiamente avrebbe molestato i nostri fianchi e le nostre spalle. L'ordine fu eseguito esattamente e le due colonne partirono al momento, guidate dal detto mio aiutante di campo.
Il tenente colonnello La Rosa che comandava la 1° colonna, come più antico [vecchio d'armi], dispose di attaccare Caiazzo da tre punti, cioè una compagnia del 6° in ordine aperto sul lato sinistro del paese, onde sovrastare la collina; altra compagnia, anche del 6° cacciatori, con una sezione di artiglieria, comandata dall'alfiere D'Ayala, dall'altro lato; e le colonne per intere battere sul centro, attaccando per la consolare il paese. Si giungeva fin sopra la collina senza alcun incontro, ma subito che da Caiazzo si scoprì la nostra colonna, cominciò il fuoco nemico. Il tenente colonnello La Rosa, dopo uno scambio di fucilate, ordinò, non so con quale accorgimento, una carica di cavalleria, che, giunta sulla direzione di una barricata, da dove si faceva un vivo fuoco, dové retrocedere alla corsa, ciò che portò alquanto disordine [131v.] nella prima colonna; ma, rianimati dalla colonna che veniva dietro, si spinsero vivamente allo attacco. Il bravo tenente colonnello La Rosa, che attaccava alla testa della intera colonna, ai primi colpi cadde mortalmente ferito; il tenente colonnello Della Rocca, che gli succedeva in antichità [anzianità di servizio], prese il comando di tutta la truppa. Il fuoco fra la nostra truppa e la nemica, che fulminava dalle case del paese, era vivissimo e durò circa due ore e mezzo.
E siccome la resistenza era ostinata, fu chiamato un soccorso; ed io, che era giunto sul luogo dell'azione quando già il combattimento era incominciato, feci avanzare le quattro compagnie dell'8° cacciatori, che io già aveva fatto raggiungere la colonna e che fino a quel momento non erano entrate in azione, le quali, appartenenti ad un battaglione che in varie circostanze à [ha] dato pruove [prove] del suo valore, si slanciarono valorosamente in mezzo al fuoco ed entrarono simultaneamente alle altre truppe in Caiazzo, nel momento [132r.] che la fortissima barricata, all'entrata del paese, era disfatta mediante il fuoco vivo delle nostre artiglierie ed i valorosi cacciatori ebbero ad assaltarla, respingendo l'inimico che la difendeva, e snidandola dalle case della città, facendo un gran numero di prigionieri; e gli atri fuggivano precipitosamente, gittandosi nel fiume, dove furono incalzati da una carica di cavalleria, e bersagliati dalla montagna dai nostri cacciatori dell'8°, alla cui testa stava l'aitante maggiore Fondacaro.
La città soffrì moltissimo danno ed a varie case barricate si appiccò il fuoco dai soldati perché in esse erano rinchiusi molti nemici. I due plotoni del 4° squadrone dei cacciatori a cavallo, comandati dal capitano Brancati, ed il 1° squadrone del corpo stesso, comandato dal capitano Colombo, caricarono bravamente sul paese, e così fu compiuta l'azione.
La riuscita di questa gloriosa giornata per le nostre truppe si deve al valore dei nostri uffiziali, sottufiziali e soldati, ed alla direzione del signor tenente colonnello Della Rocca, che, come ho ò [ho] detto di sopra, aveva preso il comando di tutta la truppa per la grave ferita dell'altro tenente colonnello [132v.] La Rosa.
Non posso tacere la bravura del colonnello don Matteo Negri e dei capitani Delli Franci e Dusmet, tutti dello Stato Maggiore, i quali, non appartenenti alla colonna di spedizione, sopraggiunsero ed entrarono nel paese, animando i soldati col loro esempio.
Mi onoro trasmetterle i [gli] stati divisi per corpi de'morti avuti in tale combattimento e de' feriti. Manca solamente lo stato di tale perdita per le 4 compagnie dell'8° cacciatori, perché non ancora mi è giunto.
Le perdite del nemico sono state immense; ed, al dire de' prigionieri, pare che del reggimento n° 2 della divisione Medici, comandato dal colonnello Valchieri, e del battaglione, comandato dal maggiore Cattabeni, ch'era stato il primo ad occupare Caiazzo, essendo un battaglione che non apparteneva al detto reggimento n°2, abbiano perduto la metà della forza, senza calcolare la perdita sofferta dal nemico nel ripassare il fiume; dagli stessi prigionieri si fa ascendere la forza nemica, ch''era in Caiazzo, a 1200.
Il numero de' prigionieri da me spediti in Capua, e de' quali tuttora se ne fa spedizione, non posso numerarli; [133r.] ma fra essi vi sono due maggiori e molti uffiziali; debbo rimarcare puranche che i nostri bravi soldati conquistarono due bandiere non senza contrasto, le quali bandiere, allorché mi furono recate, io credetti doveroso presentarle ai Reali Principi, che erano sopraggiunti sul luogo, perché si degnassero metterle ai piedi dell'augusto Sovrano.
I due squadroni del 2° dragoni, comandati dal colonnello don Antonio Russo, che io avevo lasciato al suo accampamento vicino a Pontelatone, pronti a marciare, per mio ordine raggiunsero la colonna, ma non entrarono in azione; solo dei plotoni, mischiati con quei del 3° dragoni, caricarono i fuggitivi sulla sponda del fiume.
Allorché mi perverranno gli stati de' distinti de' diversi corpi, avrò l'onore di trasmetterglieli.

Il generale comandante
Filippo Colonna

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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